SEZIONE G

O Olivo (Olea europea) e e. iti a o o protezione chimica con fungicidi. A tale scopo sono opportuni 1-3 interventi per anno, da modulare in base alla normale aggressività della malattia e all andamento climatico, con rame o prodotti organici come dodina o strobilurine. Di norma il rischio di attacchi, e quindi l opportunità dei trattamenti, corrisponde all inizio della primavera e dell autunno. Piombatura** (Pseudocercospora cladosporioides ; Asc.). Denominata anche cercospo- riosi, colpisce principalmente le foglie, ma anche rametti e frutti. Sulle prime causa nella pagina inferiore macchie irregolari, fuligginose, vellutate, cui corrispondono sulla pagina superiore aree clorotiche tendenti poi a necrotizzare, con conseguente caduta anticipata; sui rami erbacei. nonché sui piccioli fogliari e peduncoli dei frutti, compaiono macchie grigiastre mentre sui frutti aree depresse rossastre. L infezione avviene attraverso gli stomi e sempre dalla pagina inferiore erompono le fruttificazioni conidiche in corrispondenza delle macchie fogliari. Il patogeno si conserva come micelio o sclerozi sulle foglie infette, cadute o pendenti e i suoi attacchi sono favoriti da piogge ed elevate umidità. DIFESA: di norma la malattia è tenuta a freno per mezzo dei trattamenti rameici eseguiti contro l occhio di pavone. Risulta utile anche l arieggiamento della chioma con la potatura, specialmente nei casi di attacchi nell anno precedente. ui n e te a e n Verticilliosi*** (Verticillium dahliae ; Asc.). Malattia di tipo vascolare che può colpire nu- a o sne, a e o, ae e i. an a n e, e o e ui e a a a a G 503 merose specie erbacee e arboree tra cui l olivo. Su questo può avere due tipi di decorso: acuto, più frequente sulle piante giovani, con rapido ingiallimento e disseccamento della pianta stessa, che conserva le foglie e tende a emettere polloni basali; cronico, proprio delle piante adulte, che porta a un lento declino della pianta, con ingiallimento, disseccamento e caduta delle foglie limitati a pochi rami. Sintomo tipico della malattia è l imbrunimento dei tessuti legnosi in prossimità della corteccia, visibile in sezioni trasversali o longitudinali e causato dall ostruzione dei vasi con materiale fungino e dalla degenerazione delle cellule della pianta. I sintomi si manifestano generalmente in primavera e aumentano d intensità con l innalzarsi della temperatura. Il patogeno si conserva nel terreno a lungo (anche più di 10 anni) sotto forma di microsclerozi o allo stato saprofitario nei residui colturali e, in condizioni favorevoli, infetta le piante attraverso ferite o lesioni nell apparato radicale, dopo di che si diffonde lungo i vasi xilematici. La diffusione della malattia avviene ad opera dei conidi, prodotti dai microsclerozi o da materiale infetto anche di piante diverse dall olivo, e trasportati dall acqua o da vettori animali. DIFESA: è basata essenzialmente su misure di prevenzione (impiego di materiale vivaistico sano, esclusione di consociazioni con specie suscettibili come solanacee e cucurbitacee, esclusione di lavorazioni profonde che possano danneggiare l apparato radicale, irrigazioni a goccia e non per scorrimento, disinfezione delle attrezzature potenzialmente contaminate). b G Rogna** (Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi ; Gracilicutes). Malattia tipica dell olivo, può colpire anche altre piante della famiglia Oleaceae (es. oleandro, ligustro). Attacca branche e rami giovani, meno frequentemente foglie, peduncoli fiorali, drupe e radici, su cui si sviluppano tubercoli tumorali della dimensione di qualche mm, che prima sono lisci e verdastri, poi si accrescono fino alla grandezza di una noce, diventando rugosi, screpolati, duri e bruni. Detti tubercoli sono sede di conservazione del patogeno e fonte di diffusione delle infezioni, che avvengono attraverso lesioni di qualsiasi genere (da operazioni colturali, gelo, grandine, insetti, cicatrici fogliari) e sono favorite da piogge, elevate umidità e temperature di 23-24 °C. G02_3_3_Fitopatologia,Entomologia.indd 503 5/30/18 9:49 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini