SEZIONE G

oa li di a di pi eoni e a a a o ae re. ni di ni- la è e s. a n- era n fo o i- di se di BATTERI G 51 virulenza nei confronti della cerchia di piante ospiti verso cui è patogeno. Il patotipo però non rappresenta tutte le caratteritiche patogeniche possedute dalla pathovar che devono essere quindi descritte facendo riferimento anche ad altri ceppi (c. di riferimento). I metodi usati in tassonomia per classificare i batteri sono di diverso tipo a cominciare da quelli convenzionali, che prendono in esame le caratteristiche verificabili con relativa facilità in laboratorio, senza l utilizzazione di apparecchiature sofisticate. Essi sono basati sulla morfologia delle colonie sui diversi substrati, sulla capacità di utilizzazione di singole fonti di carbonio, sulla presenza di particolari enzimi, ma anche sulle caratteristiche patogenetiche. Questo approccio risulta oggi complementare ad altre tecniche. I metodi numerici valutano ugualmente molti caratteri indipendenti delle popolazioni batteriche, in modo da suddividere le popolazioni in gruppi sulla base dei caratteri che hanno in comune rispetto al totale dei caratteri esaminati. Normalmente sono analizzati almeno cinquanta caratteri diversi (morfologia delle colonie, capacità di assimilazione di composti organici, resistenza agli antibiotici, crescita a diversi pH) in modo da poter generare, per ogni coppia di ceppi saggiati sulla base di assegnazioni binarie, coefficienti di similarità e di accoppiamento. I coefficienti sono analizzati attraverso specifici programmi che, al termine, forniscono dendrogrammi o, più esattamente, fenogrammi. La tassonomia molecolare considera alcune caratteristiche degli acidi nucleici arrivando in tal modo a comparare i ceppi su base genomica stabilendo anche relazioni filogenetiche tra le varie specie (tali metodi verranno richiamati anche nel capitolo dedicato alla diagnostica). Le analisi più frequenti si basano su: a. composizione in basi del DNA: meno recente e capace di stabilire il contenuto di guanina 1 citosina e adenina 1 timina in base alla temperatura di fusione che porta alla denaturazione del DNA: poiché non vengono considerate caratteristiche qualitative tra le basi, può accadere che due batteri con lo stesso valore percentuale di basi azotate non appartengano alla stessa specie; il ricorso a tecniche di analisi fenotipica appare quindi importante quale supporto alla composizione in basi; b. ibridazione degli acidi nucleici: si producono catene ibride di DNA cioè composte in tutto o in parte dalla sovrapposizione di una serie di basi di un filamento di un ceppo di riferimento con quello corrispondente del filamento di DNA di un altro isolato: valori di ibridazione maggiori del 70% sono considerati indici di notevole somiglianza genetica; c. sequenziamento dell rRNA 16S: la scelta dell RNA ribosomiale è dovuta al fatto che esso, dovendo assumere una struttura secondaria capace di interagire con molteplici proteine ai fini della funzionalità del ribosoma, possiede un tasso di variazione molto basso e le differenze esistenti possono essere imputate a divergenze evolutive anche consistenti. Per l identificazione corretta e la classificazione dei taxa batterici dal regno alla specie, l approccio maggiormente seguito è comunque quello della tassonomia polifasica che prevede il ricorso contemporaneo a tecniche sia fenotipiche sia molecolari. Proprio grazie a tale utilizzo combinato dei metodi analitici è in corso il chiarimento dei rapporti esistenti tra le diverse specie. G01_1_Fitopatologia.indd 51 G 15/06/18 09:23

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini