SEZIONE G

G 516 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Le piante colpite manifestano sulle foglie basali, sul colletto e sulle radici corpiccioli bruni (sclerozi). Il patogeno sopravvive nel terreno sotto forma di sclerozi, che in condizioni favorevoli (terreno non gelato, elevata umidità e temperature non superiori a 10 °C) producono il micelio infettante. Le infezioni sono favorite da debolezza delle piante, elevata umidità del terreno e scarsa luminosità. DIFESA: è imperniata su misure profilattiche (rotazioni ampie, concimazioni azotate contenute in autunno, di soccorso a fine inverno per favorire la ripresa delle piante, concia del seme), con eventuali interventi protettivi con fungicidi in levata. Mal dello sclerozio delle graminacee* (Claviceps purpurea ; Asc.). Può colpire nume- rose piante, fra cui diversi cereali, compreso l orzo e soprattutto la segale. Nerume* (Alternaria spp., Cladosporium spp., Epicoccum spp., Stemphylium spp.; Asc.). Colpisce tutti i cereali, orzo compreso (®Frumento). Rincosporiosi* (Rhynchosporium secalis , syn. Marssonina secalis ; Asc.). Può colpire diverse graminacee e soprattutto orzo e segale. Determina sulle foglie maculature irregolari allungate, inizialmente idropiche, di colore bruno-grigiastro, che accrescendosi assumono un colore giallo-nocciola nella parte centrale, bruno scuro ai bordi: le macchie possono confluire fino a causare il disseccamento del lembo. Nei casi di gravi attacchi possono essere interessate anche le guaine e le spighe. Il patogeno si conserva sul seme come conidi e soprattutto sui residui colturali come micelio. Da questi vengono prodotti i conidi che, trasportati dall aria e dalla pioggia, danno avvio (in autunno o primavera) alle infezioni, favorite da piogge e umidità elevate e temperature miti (optimum di poco superiore a 15 °C). DIFESA: è imperniata su misure profilattiche (interramento dei residui colturali, ampie rotazioni, limitazione delle concimazioni azotate, impiego di varietà poco suscettibili e di seme sano o conciato); in presenza diffusa di sintomi può essere opportuno mettere in atto la difesa chimica (es. triazoli), generalmente in pre-spigatura (eventualmente in levata in caso di attacchi precoci). Ruggine bruna* (Puccinia hordei ; Bas.). Specifica dell orzo, provoca sintomi analoghi a quelli della ruggine bruna del frumento. Determina sulle foglie (ed eventualmente anche su guaine e ariste) piccole pustole polverulente (uredosori), di colore gialloarancio, contenenti le uredospore. Successivamente compaiono, specialmente sulla pagina inferiore, nuove pustole, di colore bruno-nerastro (teleutosori, contenenti le teleutospore). L agente della ruggine bruna è di tipo eteroico, avendo come ospiti secondari specie del gen. Ornithogallum, che peraltro rivestono un ruolo secondario nella diffusione della malattia. Il patogeno supera l inverno come micelio o uredospore nelle piante infettate in autunno e in primavera, attraverso le nuove uredospore trasportate dal vento (ed eventualmente le ecidiospore prodotte dagli ospiti intermedi) si ha la diffusione delle infezioni alla nuova vegetazione. Queste sono favorite da elevate umidità (e piogge) e temperature intorno a 20 °C. DIFESA: trae vantaggio dall applicazione di misure profilattiche, come l uso di varietà poco sensibili, interramento dei residui colturali, concimazione azotata equilibrata, nonché dalla precocità della coltura; solo in caso di una precoce comparsa dei sintomi può essere opportuna la protezione chimica con fungicidi (es. triazoli). Ruggine gialla* (Puccinia striiformis ; Bas.) (®Frumento). G02_3_3_Fitopatologia,Entomologia.indd 516 5/30/18 9:49 AM R S m S A v M y o t c m lo p e p s e I g a D c lu N 5 y in d d c g c a a i s Q n n a la g lo v le d

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini