SEZIONE G

li na e e o r- e- .; e e eai o. e. e a, eu e na o hi e oa ena e e a ie ui n a O Orzo (Hordeum vulgare) G 517 Ruggine nera* (Puccinia graminis; Bas.) (®Frumento). Septoriosi* (tel. Mycosphaerella graminicola, an. Zymoseptoria tritici ; Asc.) (®Frumento). v Stagonosporiosi* (tel. Phaeosphaeria nodorum, an. Parastagonospora nodorum ; Asc.) (®Frumento). Mosaico giallo*** (Barley mild mosaic virus 5 BaMMV, gen. Bymovirus ; Barley yellow mosaic virus 5 BaYMV, gen. Bymovirus). La virosi è determinata dall una o dall altra entità virale, di frequente presenti in infezione mista nella stessa pianta. I primi sintomi in genere compaiono alla fine di febbraio sulle foglie giovani e consistono in piccole macchie clorotiche che conferiscono alla lamina una debole mosaicatura a strisce. In seguito le aree clorotiche si accrescono e confluiscono fra loro originando una netta striatura gialla, parallela alle nervature ed estesa a gran parte della lamina fogliare. Le piante infette presentano un accestimento ridotto, evidente soprattutto in corrispondenza della levata. Poi, con l aumento della temperatura, lo sviluppo vegetativo riprende in modo quasi normale. L intensità dei sintomi è favorita da un inverno rigido e da una primavera fresca; in alcune annate e in varietà sensibili la riduzione di produzione delle piante colpite è molto elevata. I due virus sono specifici dell orzo e in campo sono diffusi dal protozoo Polymyxa graminis (®Parte generale). Generalmente l infezione radicale delle piante avviene in autunno con temperature del terreno (13-16 °C) favorevoli allo sviluppo del vettore. DIFESA: contro il complesso vettore-virus non è possibile alcuna forma di lotta chimica. Gli interventi di prevenzione si basano sulla coltivazione di varietà resistenti e su lunghe rotazioni colturali per prevenire l accumulo di materiale d inoculo nel terreno. Nanismo giallo*** (Barle yellow dwarf-MAV 5 BYDV-MAV; Barley yellow dwarf-PAS 5 BYDV-PAS; Barley yellow dwarf virus-PAV 5 BYDV-PAV, gen. Luteovirus; Cereal yellow dwarf virus-RPV 5 CYDV-RPV, gen. Polerovirus). una virosi delle graminacee, in particolare di orzo, frumento, mais, sorgo e avena, molto frequente e largamente diffusa, indotta da un gruppo di agenti infettivi, singolarmente o in associazione, che dal punto di vista biologico si differenziano tra loro per la trasmissibilità da parte più che altro di una specie di afidi anziché altre e la predominanza in alcune specie di graminacee. Nell orzo la virosi si manifesta inizialmente sulle foglie giovani con una colorazione giallo oro che inizia dall apice e dai bordi e progressivamente si estende a tutta la lamina, la quale tende a necrotizzare. In seguito la decolorazione interessa anche le foglie esterne. Le piante infettate nel periodo autunnale di norma evidenziano i primi sintomi sul finire dell inverno, quando riprendono a vegetare; esse rimangono sensibilmente più piccole di quelle sane e normalmente non differenziano la spiga. Quelle colpite dopo l accestimento evidenziano decolorazioni di colore giallo vivace nella parte distale delle foglie di nuova formazione. In campo le piante infette presentano una distribuzione a chiazze che gradualmente si allargano per lo spostamento degli afidi vettori dei virus agenti della malattia che li trasmettono in modo persistente circolativo; i vettori più efficienti sono Rhopalosiphum padi, Sitobion avenae e Schizaphis graminum. DIFESA: si basa sull impiego di varietà resistenti e, eventualmente, sulla lotta chimica contro i vettori. Nelle coltivazioni di orzo è possibile limitare i danni della virosi posticipando le semine tra fine di ottobre e inizio di novembre per evitare che le prime fasi di sviluppo delle piante coincidano con il periodo di massima presenza degli afidi vettori. G02_3_3_Fitopatologia,Entomologia.indd 517 G 5/30/18 9:49 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini