SEZIONE G

oodi e o o C. e o, ò s, o- ) e e. l); e, ro a. a- ari i, no ri e e ze anis n di P Patata (Solanum tuberosum) n G 521 Nematode dorato della patata*** (Globodera rostochiensis ; Tilench. Eter.). Infesta l apparato radicale, sul quale sono inseriti corpiccioli sferoidali (cisti) di colore inizialmente bianco, quindi giallo dorato e infine bruno lucente. In seguito all attacco le piante muoiono, con conseguente comparsa di fallanze nella coltivazione. Compie 2 generazioni all anno, con femmine fecondate che si trasformano in cisti contenenti 200-1.000 uova. Queste rimangono vitali nel terreno per svariati anni e la loro schiusura è legata al livello di temperatura, al grado di umidità del terreno e alla presenza di piante suscettibili (solanacee coltivate e spontanee). Il ciclo, dalla maturazione delle uova alla formazione delle cisti, richiede 50-70 giorni. DIFESA: sospensione della coltivazione della patata e di altre piante ospiti; impiego di tuberiseme indenni. Nematode cisticolo bianco della patata*** (Globodera pallida; Tilenc. Eter.). Diffe- risce dalla precedente Globodera rostochiensis per le cisti di colore bianco o giallo crema. Il comportamento biologico è simile a quello della precedente specie. Rispetto alla suddetta, si adatta maggiormente alle basse temperature. DIFESA: come per Globodera rostochiensis. c Peronospora*** (Phytophthora infestans; Oomycota). la malattia principale della patata (così come del pomodoro). Le infezioni più comuni riguardano le foglie, sulle quali si manifesta con macchie brune ricoperte, sul lato inferiore del lembo, da una muffa biancastra. Le infezioni avvengono per germinazione diretta degli zoosporangi in micelio o tramite zoospore liberate dagli zoosporangi, quando la vegetazione rimane bagnata per piogge o pesanti rugiade per almeno 12 ore e segue un periodo con U.R. oltre il 75% e temperature di 10-24 °C con un optimum di 20-23 °C. Con questi valori termici il periodo d incubazione dura circa 60 ore e si prolunga progressivamente fino a 6 gg con le temperature meno favorevoli. In presenza di forti infezioni fogliari e piogge, le zoospore penetrano nel terreno e infettano i tuberi, penetrando attraverso le lenticelle, le ferite e le squame che circondano gli occhi . In questo caso si sviluppa un micelio che determina la comparsa di ampie macchie grigio-bluastre, leggermente depresse, i cui tessuti sottostanti appaiono imbruniti. DIFESA: si avvantaggia del ricorso ad ampie rotazioni della coltura, ma è imperniata sull applicazione di fungicidi al verificarsi delle condizioni per lo sviluppo delle infezioni. I prodotti disponibili sono numerosi, formulati singolarmente o in miscela, e possono essere antiperonosporici specifici (es. cymoxanil, fenilamidi, CAA, QiI, ametoctradin, fluopicolide) oppure attivi anche sull alternariosi (es. QoI, zoxamide, fluazinam, rameici, ditiocarbammati); alla fine del ciclo vegetativo ricorrere alla distruzione meccanica o a disseccanti della vegetazione per evitare che gli elementi infettivi delle foglie possano contaminare i tuberi; nelle coltivazioni colpite dalla peronospora, realizzare la raccolta con tempo asciutto e scartare i tuberi peronosporati. G Scabbia polverulenta*** (Spongospora subterranea; Plasmodiophoromycota). La malattia, pur colpendo tutte le parti ipogee della pianta, si manifesta soprattutto sui tuberi con pustole leggermente emergenti dal periderma e che a maturità si lacerano liberando una massa polverulenta e bruna di spore (zoospore) riunite in glomeruli spugnosi (cistosori). Le infezioni avvengono tramite zoospore che penetrano attraverso i peli radicali e le lenticelle, per poi sviluppare un plasmodio che si diffonde nel G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 521 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini