SEZIONE G

P Peperone (Capsicum annuum) Tripide occidentale*** (Frankliniella occidentalis; Tisanott. Trip.). Determina ruggi- e o nosità localizzata nella zona calicina dei frutti e la comparsa di argentature e necrosi localizzate sul lato inferiore delle foglie. Ai danni diretti si aggiungono quelli indiretti, essendo il tripide vettore del virus TSWV (Tomato Spotted Wilt Virus). Compie diverse generazioni all anno (generalmente 5-7), con cicli che variano da un paio di settimane con temperature ottimali intorno ai 25 °C a quasi un mese se la temperatura scende a 19 °C. L impupamento avviene nel terreno. Lo svernamento avviene con pupe nel terreno. DIFESA: ricorso alla lotta biologica con lanci di Orius laevigatus e a interventi con acrinatrina, lufenuron, spinosad. o. a o n ee e- t. e. oe . aIn, e e sli o r. ce. r- n n ua ri e. o di A: G 529 a Ragnetto rosso comune*** (Tetranychus urticae; Acar. Tetranich.). L acaro (500 mi- cron di lunghezza per la femmina e 350 micron per il maschio) è di colore rosso aranciato con macchie brune nella femmina, mentre il maschio è giallo verdastro, anch esso con macchie brune ai lati del corpo. Infesta le foglie causando la bronzatura dei tessuti in seguito alle punture operate e all asportazione del pigmento clorofilliano. Compie diverse generazioni all anno e sverna come femmina fecondata in mezzo ai resti di piante erbacee spontanee. DIFESA: intervento con acaricidi (exitiazox, fenpiroximate, tebufenpirad, ecc.). Tarsonemide delle piante ortive*** (Polyphagotarsonemus latus; Acar. Tars.). Di mi- nuscole dimensioni (200 micron di lunghezza), con le sue punture causa la comparsa di suberificazioni, dall aspetto argentato, su bacche, fusto e foglie. Compie più generazioni all anno, rallentando l attività durante i periodi freddi. DIFESA: ricorso al trattamento con gli acaricidi consentiti. n c G Meloidogine* (Melodogyne spp.; Tilench. Eterod.). Determina la comparsa di galle ra- dicali per cui l apparato radicale appare interessato da numerose nodosità. Le piante gravemente colpite deperiscono e, nei casi più gravi, muoiono. Il nematode è polifago, sopravvive nel terreno per svariati anni ed è presente soprattutto nei terreni sciolti. DIFESA: adozione di ampie rotazioni con piante non suscettibili; utilizzo di varietà resistenti, ricorso alla pratica della solarizzazione del suolo, applicazione di prodotti microbiologici (Bacillus firmus, Paecilomyces lilacinus), vegetali (estratto di aglio), di sintesi (es. fenamifos, oxamyl, fluopyram) in varie epoche (pre e/o post-trapianto) e con varie modalità, compresa la fertirrigazione. Cancrena pedale*** (Phytophthora capsici; Oomycota). la più grave e devastante avversità del peperone. Determina l avvizzimento e la morte delle piante in seguito a processi di necrosi che interessano la base del fusto. In campo la malattia si estende a macchia d olio, fino a distruggere parte o l intera coltivazione. Le infezioni si diffondono nel terreno, ad opera dei conidi, veicolati dalla soluzione circolante, soprattutto quando l irrigazione avviene per scorrimento o per infiltrazione laterale. La malattia si sviluppa con temperature di 10-30 °C e un optimum intorno ai 28 °C, per cui compare solitamente in estate, quando le piante sono in piena produzione. Il patogeno si conserva nel terreno per diversi anni con micelio e oospore. DIFESA: ricorso ad ampie rotazioni; innesto su portinnesti ibridi resistenti; impiego di varietà tolleranti; abbandono dell irrigazione per scorrimento o per infiltrazione laterale; irrigazione con acque non contaminate dal patogeno; tempestiva asportazione e allontanamento delle piante sintomatiche; ricorso a trattamenti con fungicidi (es. propamocarb, metalaxyl-M), prodotti rameici o con antagonisti (Trichoderma spp., Streptomyces griseoviridis) bagnando bene la base delle piante. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 529 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini