SEZIONE G

aa li rna. n ri - a e cil e), vi enri ail e s r- a di e ti m pdi el BATTERI G 53 Il genere Erwinia, sulla base di caratteristiche fenotipiche, è suddiviso nei tre sottogruppi di amylovora (provoca avvizzimenti, cancri e maculature fogliari), carotovora (di cui fanno parte specie agenti esclusivamente di marciumi molli, soprattutto nei riguardi dei frutti e degli organi di conservazione delle piante erbacee) e herbicola (caratterizzato principalmente da saprofitismo). Al genere Pseudomonas appartengono numerose specie fitopatogene che causano batteriosi vascolari, marciumi molli, maculature fogliari, avvizzimenti e cancri rameali, avvizzimenti delle specie erbacee ed iperplasie. A seconda della capacità o meno di produrre pigmenti fluorescenti su substrati che non contengono ferro, si è soliti distinguere pseudomonadi fluorescenti e non fluorescenti. Alle Pseudomonadi fluorescenti appartiene per esempio P. syringae, che comprende 45 differenti pathovar distinte sulla base della patogenicità specifica nei confronti della pianta ospite. Il genere Xanthomonas include il numero più elevato di batteri fitopatogeni, a livello di pathovar, agenti causali di maculature fogliari e dei frutti, avvizzimenti e cancri rameali. Vi appartengono 8 specie, di cui 7 fitopatogene, con X. campestris che comprende ben 143 differenti pathovar. Il genere è caratterizzato da un metabolismo strettamente respiratorio e dal fatto che le colonie sono, generalmente, gialle a causa della produzione di particolari pigmenti, xanthomonadine, protettivi nei confronti della luce ultravioletta. Tale caratteristica è un adattamento selettivo al fatto che queste specie vivono soprattutto in habitat caratterizzati da forte intensità luminosa (zone tropicali, subtropicali, mediterranee). La specie più rappresentativa è X. campestris che attacca una gamma molto ampia di piante ospiti (66 generi di monocotiledoni e 160 generi di dicotiledoni). Al genere Xylella, la cui unica specie è X. fastidiosa, appartengono numerosi ceppi cosiddetti fastidiosi a causa della relativa difficoltà a essere isolati e mantenuti sui comuni substrati utilizzati in fitobatteriologia. Tale specie ha un habitat esclusivamente xilematico ed è veicolato nelle piante ospiti a mezzo di vettori animali (insetti). II genere Rhizobacter contiene l unica specie R. dauci agente dei tumori della carota. Al genere Rhizomonas appartiene l unica specie R. suberifaciens, agente causale della suberosità radicale della lattuga. II genere Serratia, con la specie S. marcescens, è responsabile, insieme a una pseudomonade, di un marciume del colletto dell erba medica. Specie dei generi Acetobacter e Gluconobacter sono state riportate come agenti causali di marciumi dei frutti di melo e pero, anche se sono usualmente considerati dei generi saprofiti dotati di debole patogenicità. Il genere Spiroplasma, appartenente alla divisione Tenericutes, è caratterizzato, come vedremo in seguito per i Fitoplasmi, dall assenza della parete cellulare e dalla forma tipicamente a spirale e presenta un habitat esclusivamente floematico. Esistono solamente tre specie fitopatogene: S. citri, S. kunkelii, S. phoenceum. Tra i generi non fitopatogeni associati alle piante (in relazione fisica e nutrizionale con esse), o abitatori del suolo, che svolgono un ruolo importante nei cicli di mineralizzazione di composti organici, si ricordano: Rhizobium: per la fissazione di azoto nelle leguminose in modo simbiotico; Azospirillum: fissatore di azoto nei cereali; Klebsiella: saprofita del suolo, può facoltativamente fissare azoto; Nitrobacter e Nitrosomonas: per l ossidazione dell ammonio a nitrato; Azotobacter: per la fissazione di azoto in modo non simbiotico; Phyllobacterium: induce noduli nell apparato fogliare di alcune famiglie come le Rubiaceae; Cytophaga: per la decomposizione della cellulosa e la degradazione degli altri microrganismi; G01_1_Fitopatologia.indd 53 G 15/06/18 09:23

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini