SEZIONE G

e io o, nA: mdi uo hi e. e ni ni ma). di i o ia ca. di a e o. e a u li o e n- a A: P Pero (Pyrus communis) c f G 541 Marciume del colletto (Phytophthora cactorum; Oomycota). Interessa anche il melo, unitamente ad altre specie del genere Phytophthora. Colpisce le piante a livello del colletto causando l imbrunimento dei tessuti della corteccia e del cambio e necrosi corticali, che possono interessare anche le grosse radici. Le piante colpite deperiscono e, nei casi più gravi, muoiono. Il patogeno, tipicamente terricolo, si conserva come micelio e oospore nel terreno per alcuni anni. Le infezioni avvengono ad opera delle zoospore attraverso lenticelle e ferite di varia natura e sono favorite dai ristagni di acqua nel terreno e da condizioni di debolezza delle piante. DIFESA: è basata innanzitutto su misure preventive, come la scelta di portinnesti poco sensibili e l accurata gestione del terreno volta a evitare ristagni d acqua. In caso di attacchi può essere utile applicare prodotti antioomiceti al colletto (es. metalaxyl-M) o alla chioma (es. fosetil Al). Antracnosi* (tel. Elsinoe pyrinum, syn. Sphaceloma pyrinum ; Asc.). La malattia si manifesta sulle foglie con piccole macchie giallastre e successivamente grigio cenere, bordate di rosso, del diametro di 1-2 mm, nell ambito delle quali compaiono punteggiature nere costituite da acervuli sottocuticolari, quindi erompenti, che liberano conidi unicellulari, ialini, destinati ad avviare nuove infezioni. Il patogeno si riproduce nella forma agamica di Sphaceloma sp. DIFESA: non necessaria per la scarsa incidenza dei danni arrecati. Bolla* (Taphrina bullata ; Asc.). Si manifesta sulle foglie con bolle, la cui parte concava è sulla pagina inferiore. In seguito i tessuti interessati anneriscono e le foglie con numerose bollosità cadono anticipatamente. DIFESA: non necessaria. G Cancro corticale da Nectria* (Neonectria ditissima , syn. Neonectria galligena; Asc.). Determina la formazione di cancri corticali sui rami (®Melo). Maculatura bruna*** (tel. Pleospora allii, an. Stemphylium vesicarium; Asc.). Tratta- si di una malattia alquanto temibile soprattutto su varietà molto sensibili quali Abate Fétel, Conference, Passa Crassana, Decana del Comizio, Kaiser, Rosada, General Leclerc, Packham s Triumph. Colpisce più frequentemente i frutteti ubicati in zone umide, su terreni limosi o argillosi, tendenzialmente asfittici, le piante deboli, clorotiche, prevalentemente innestate su cotogno e con sesti d impianto troppo fitti, dove mancano le lavorazioni del terreno e quelli interessati dalle irrigazioni sovrachioma. La maculatura bruna interessa tutti gli organi verdi della pianta, soprattutto i frutti, sui quali porta alla comparsa di aree marcescenti, più o meno estese, di colore bruno scuro, spesso contornate da un alone rossastro, localizzate soprattutto nella zona calicina e nella parte del frutto rivolta verso l esterno. Il microrganismo durante la sua attività vegetativa elabora tossine che causano la necrosi degli stomi e delle lenticelle delle cultivar sensibili. Nelle aree necrotizzate prende poi avvio il vero e proprio processo di marcescenza operato, oltre che dallo stesso fungo, anche da diversi miceti opportunisti, primi fra tutti Alternaria alternata e Ulocladium botrytis. L infezione si estende nella polpa sottostante, che va incontro ad un processo di marcescenza. I primi sintomi sui frutti compaiono solitamente in maggio, sui frutti appena formati, e la malattia può svilupparsi fino alla raccolta, interessando spesso un elevata percentuale della produzione. Sulle foglie la malattia può manifestarsi fin dal mese di aprile con macchie necrotiche di forma inizialmente circolare, che si allargano progressivamente fino a coinvolgere tutto il lembo fogliare. Nei casi gravi si può assistere al disseccamento pressoché totale delle foglie e a una forte e precoce defogliazione. Il patogeno si conserva, da un anno all altro, nella forma agamica di S. vesicarium e in quella sessuata di P. allii sulle foglie e sui frutti infetti caduti a terra, per poi riprendere l attività vegetativa e patogenetica in primavera. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 541 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini