SEZIONE G

ri e e i, a oHI il e di ir a nr o li o e se ci ti na- zli d a ro o a e di ). P Pero (Pyrus communis) G 543 Muffa a circoli (tel. Monilinia fructigena, an. Monilia fructigena ; Asc.). Determina la formazione di processi di marcescenza del frutto con sviluppo di cuscinetti fungini disposti in circoli concentrici. (®Melo). Nectria** (Neonectria ditissima, syn. Neonectria galligena; Asc.). Si manifesta con can- cri che interessano gli organi legnosi di diverse piante, in particolare pero e melo. Ruggine* (Gymnosporangium sabinae; Bas.). Si tratta di una malattia che si riscontra sui peri in collina, il cui agente fungino completa il ciclo su due differenti piante ospiti: peri e ginepri. In primavera, sulle foglie del pero determina la comparsa di macchie rotondeggianti od ovali del diametro di un centimetro o anche più, di colore aranciato, con tessuti cuoiosi, disseminate sul lato superiore di elementi puntiformi (picnidi) che liberano spore (picnoconidi) destinate a infettare altre foglie. Nella tarda estate o all inizio dell autunno, sul lato inferiore di queste macchie compaiono protuberanze coniche simili a cornetti (ecidi) che, fessurandosi longitudinalmente, liberano un nuovo tipo di spore (ecidiospore). Queste, trasportate dal vento, giungono sui ginepri che si trovano nel raggio di alcune centinaia di metri. Sui rami dei ginepri germinano e sviluppano nella zona sottocorticale una vegetazione miceliale che si accresce lentamente nel giro di un paio d anni per poi formare, all esterno dei rami infetti, delle escrescenze vescicolose (teleutosori) di colore giallastro, dapprima di consistenza gelatinosa, che emergono da screpolature corticali causate dallo stesso microrganismo. Queste formazioni, che compaiono in primavera, rilasciano spore (teleutospore) che, germinando, producono un basidio con basidiospore destinate a essere trasportate dal vento sulle foglie dei peri, avviando così un nuovo ciclo del fungo. DIFESA: lo sviluppo della malattia si potrebbe impedire con la soppressione dei ginepri presenti nel raggio di 200-300 m, ma tale pratica non è giustificabile per la scarsa importanza dei danni arrecati al pero ed è in genere non consentita dalle legislazioni regionali. G Septoriosi* (Mycosphaerella pyri, syn. Septoria pyricola; Asc.). Si manifesta a livello fo- gliare con macchie ovaleggianti di colore bruno, con la parte centrale chiara e disseminata di punteggiature nere (picnidi) che, a maturità, liberano conidi, responsabili di nuove infezioni. Il fungo si conserva per mezzo delle fruttificazioni picnidiche, o nella forma sessuata, con pseudoteci (che si formano in inverno nelle foglie cadute al suolo), i cui aschi clavati liberano 8 ascospore che avviano le infezioni primarie, seguite poi da quelle secondarie ad opera dei conidi. DIFESA: di norma non necessaria, in quanto le infezioni sono contenute dagli interventi contro la ticchiolatura. Ticchiolatura*** (tel. Venturia pyrina, an. Fusicladium pirorum; Asc.). Colpisce rametti, foglie e frutti. Sui primi determina la comparsa di pustole lacerate, che mostrano formazioni miceliali stromatiche di colore olivastro, con conseguente formazione di cancri. Sulle foglie forma macchie sfumate bruno-olivastre con comparsa di muffa olivastra e vellutala sulla pagina inferiore. Sui giovani frutti forma macchie vellutate olivastre con successiva necrosi dei tessuti che, con l accrescimento, portano alla comparsa di screpolature; su quelli sviluppati causa la comparsa di una moltitudine di piccole macchie nere (ticchiolatura estiva). La malattia colpisce soprattutto cv. suscettibili quali Butirre, Curato, Decana d Invenro, Coscia, Guyot, William. Quest ultima è frequentemente esposta agli attacchi della ticchiolatura estiva. Poco sensibili sono invece le cv. Conference e Abate Fétel. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 543 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini