SEZIONE G

i, ei e i. e ù e- P Pero (Pyrus communis) ftpl Moria*** (Candidatus Phytoplasma pyri; Mollicutes). Il sintomo principale è la com- parsa, con largo anticipo rispetto all esaurimento del ciclo stagionale, di una colorazione rosso-violacea o giallo-dorata, in funzione della varietà delle foglie, accompagnata dall incurvamento verso l alto e lungo la nervatura mediana del margine del lembo fogliare. In primavera le piante ammalate producono gettate corte con le foglie più piccole del normale, di colore verde chiaro e con i margini ripiegati leggermente verso la pagina superiore. I quadri sintomatologici sopra descritti possono presentarsi per alcuni anni, poi le piante riprendono a vegetare pressoché normalmente per un periodo più o meno lungo, oppure possono subire un ulteriore progressivo aggravamento. In genere la ripresa vegetativa si ha nelle piante non soggette ad attacchi di psilla e innestate su portinnesti poco sensibili alla moria e vigorosi. La moria può avere anche un decorso repentino, caratterizzato dall avvizzimento subitaneo delle foglie, che poi imbruniscono e dissecano rimanendo attaccate ai rami, seguito dalla morte dell albero nello spazio di alcuni giorni o di qualche settimana. La trasmissione del fitoplasma della moria ha luogo per mezzo delle psille della pomacea, soprattutto Cacopsylla pyri, la specie più comune e diffusa in Italia, e attraverso il materiale di propagazione nel corso del periodo vegetativo, ma non durante il riposo invernale per la degenerazione dei tubi cribrosi della parte aerea e la conseguente devitalizzazione del fitoplasma. In pratica l elevata diffusione del fitoplasma della moria nei nostri ambienti è dovuta in gran parte alle psille del pero. DIFESA: consiste nella realizzazione dei nuovi impianti con materiale sano e nell adozione di un razionale programma di difesa per contenere lo sviluppo delle popolazioni di psilla il più basso possibile, soprattutto durante i primi 5-6 anni d impianto. Per limitare i danni dell infezione in campo si consiglia di utilizzare portinnesti vigorosi o, limitatamente ad alcune varietà, di ricorrere a piante micropropagate. e lli o si e, e ti e, o a a o a a ti, ). o e o o ie ie e e e ti aa, g, n G 545 v G Giallume delle nervature** Litiasi infettiva* (Apple stem pitting virus 5 ASPV, gen. Foveavirus). Si manifesta soprattutto nelle piante giovani con la comparsa, sulle foglie completamente sviluppate, di una leggera decolorazione di piccoli tratti delle nervature secondarie e dei tessuti adiacenti, che conferisce alla lamina un aspetto marezzato. In alcune varietà, verso settembre, i tessuti decolorati assumono una colorazione rossastra. Alcuni ceppi particolarmente virulenti di ASPV inducono la sindrome della litiasi, caratterizzata un accentuata alterazione delle pere per la presenza di marcate infossature intercalate a zone di sviluppo normale; alla base delle aree infossate e disseminati nella polpa, sono presenti noduli di cellule necrotiche (manifestazioni di litiasi possono essere causate anche dalla carenza di boro, dallo squilibrio nutrizionale del calcio e da punture di fitofagi). ASPV si trasmette con la moltiplicazione vegetativa di piante infette. DIFESA: impiego di materiale di propagazione sano. Mosaico anulare* (Apple chlorotic leaf spot virus 5 ACLSV, gen. Trichovirus). Si mani- festa con una maculatura ad anello o a linee allungate sulla lamina fogliare, di colore dapprima verde chiaro e poi giallastro, a margini sfumati e a contorni irregolari, localizzata lungo le nervature primarie e di ordine inferiore. La modalità di trasmissione e le misure di difesa sono le stesse suggerite per la virosi precedente. fis Clorosi ferrica*. Si manifesta con l ingiallimento delle foglie in seguito alla mancata pro- duzione del pigmento clorofilliano. Essa è causata dal mancato assorbimento del ferro da parte della pianta in seguito alla sua insolubilizzazione che subisce nei terreni ricchi di calcare attivo. DIFESA: ricorso alla somministrazione, al terreno o per via fogliare, di chelati di ferro. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 545 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini