Pesco

G 546 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Danni da freddo*. Gelate tardive sui giovani frutti causano la cinghiatura interessante la parte mediana del frutto e spaccature longitudinali che in seguito portano alla comparsa di invaginazioni. DIFESA: ricorso ai provvedimenti antibrina (es. azionamento dei ventilatori) in previsione di gelate. Danni da inquinamento atmosferico da fluoro*. Si manifestano con una forma di necrosi che interessa la parte calicina del frutto, i cui tessuti appaiono disidratati e di consistenza cuoiosa. Occasionali danni interessano i pereti invasi dai fumi accidentalmente fuoriusciti da stabilimenti ceramici, fonderie, vetrerie o fabbriche di concimi fosfatici. DIFESA: interventi ripetuti con soluzioni di idrato di calcio o di cloruro di calcio (alle rispettive dosi di 800 g e 200/hl acqua) al manifestarsi delle prime sintomatologie di danno. Fitotossicità da olio bianco*. I danni sono rappresentati da superficiali macchie necrotiche della buccia dei frutti e necrosi localizzata della parte intorno al residuo calicino. Essi si verificano in seguito ad applicazioni, in vegetazione, di oli ad alto dosaggio. DIFESA: impiego in vegetazione di soli oli estivi e ai dosaggi consigliati in etichetta. Pesco (Prunus persica) i Afide bruno** (Brachycaudus schwartzi; Rinc. Afid.). L afide causa serrati accartoccia- menti fogliari e la deformazione dei germogli. Compie l intero ciclo sul pesco e sverna con uova durevoli deposte sul legno di due o più anni e nei fori midollari degli speroni lasciati con la potatura. Le infestazioni più evidenti si riscontrano in primavera avanzata. DIFESA: intervento con aficidi (imidacloprid, thiametoxam, acetamiprid, flonicamid, pimetrozine, pirimicarb) alla comparsa delle infestazioni. Afide farinoso** (Hyalopterus amygdali; Rinc. Afid.). L afide infesta la pagina inferiore delle foglie, senza causare apprezzabili alterazioni fogliari. Gli individui sono verdi e coperti di bianca polvere cerosa. Sulla melata prodotta, che imbratta foglie e frutti, si sviluppa la fumaggine. L afide svolge un ciclo dioico, svernando allo stato di uovo durevole sul pesco. Le fondatrici, nate alla comparsa dei bottoni rosa, originano una discendenza di fondatrigenie attere. In estate compaiono forme alate che migrano sulla cannuccia di palude (Phragmites communis) e sulla canna comune (Arundo donax), sulle quali si susseguono generazioni di atteri e alati. In autunno ritorna sul pesco, sul quale il ciclo annuale si conclude con la deposizione delle uova durevoli da parte delle femmine anfigoniche. DIFESA: valgono i provvedimenti indicati per Myzus persicae. Afide lignicolo* (Pterochloroides persicae; Rinc. Afid.). un grosso afide bruno, le cui colonie si insediano su branche e tronco. Produce abbondante melata con conseguente sviluppo di fumaggine. a comportamento anolociclico e svolge numerose generazioni all anno. L afide è diffuso nelle regioni centro-meridionali e in Sicilia. DIFESA: ricorso al trattamento con aficidi (pirimicarb, pimetrozine, acetamiprid, imidacloprid, thiacloprid, ecc.). Afide nero** (Brachycaudus persicae; Rinc. Afid.). L afide, facilmente riconoscibile per il colore nero degli individui, infesta i bottoni fiorali, le foglie e, sulle cv. di nettarine, anche i frutti. Questi subiscono vistose deformazioni e diventano incommerciabili. L afide sverna con forme attere sulle radici, in mezzo alle foglie disseccate poste all apice dei rametti e, talora, sulle parti meglio esposte delle branche. In primavera le colonie invadono i bottoni fiorali, i polloni, i fiori e i frutti. DIFESA: intervento con pirimicarb, neonicotinoidi (imidacloprid, thiametoxam, acetamiprid), pimetrozine. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 546 5/30/18 9:52 AM A to p è L d s q fe A c le s d d n s c a d tr p A ta c s d fo e C lo D a C fi G s le Is te C p ® le

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini