SEZIONE G

G 556 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Ruggine delle drupacee* (Tranzschelia pruni-spinosae; Bas.). Determina la comparsa, P b a ti o d d in c c li a c s in estate avanzata, di numerose pustole dall aspetto rugginoso sulla pagina inferiore delle foglie. L agente è una ruggine eteroica che svolge il ciclo sulle drupacee (ciliegio, pesco, susino) e su alcune specie di Anemone. Le uredospore assicurano il susseguirsi delle infezioni sul pesco e in autunno si formano le teleutospore che superano l inverno. Queste, in primavera, germinano e producono un basidio, le cui basidiospore, trasportate dal vento, infettano gli anemoni. Sulle foglie di questi germinano e più tardi si formano corpi fruttiferi, rappresentati da picnidi sul lato superiore delle foglie e da ecidi su quella inferiore. Le ecidiospore liberate da questi ultimi e trasportate dal vento completano il ciclo della ruggine sulle drupacee con le infezioni uredosoriche e la produzione delle teleutospore. DIFESA: ricorso al trattamento con ziram 1 zolfo alla comparsa delle prime pustole di ruggine. Seccume dei rami* (Leucostoma personii, syn. Cytospora leucostoma e Valsaria insiti- va, syn. Cytospora cincta, Valsa cincta ; Asc.). La malattia si manifesta con il disseccamento della parte distale dei rametti o con cancri corticali di colore bruno, centrati su una gemma, nell ambito dei quali si notano zonature concentriche ed elementi puntiformi (picnidi) di colore nero lucente. I due patogeni hanno deboli attitudini parassitarie e si insediano sui rametti danneggiati dalla grandine o da altri patogeni. Nell ambito dei cancri i picnidi emettono cirri mucillaginosi rossastri che inglobano conidi destinati alla diffusione delle infezioni. I due patogeni sono comunemente presenti nella forma agamica di Cytospora spp., mentre quella sessuata di Valsa spp., caratterizzata dai periteci, compare occasionalmente all inizio della primavera. DIFESA: asportare i rami colpiti e adottare gli stessi provvedimenti di profilassi indicati per il fusicocco. Verticilliosi* (Verticillium dahliae, V. albo-atrum; Asc.). Si tratta di funghi polifagi che, oltre ad alcune colture arboree (pesco e susino), possono attaccare diverse specie erbacee spontanee e coltivate (solanacee e cucurbitacee in particolare). Essi possono sopravvivere a lungo nel terreno, con formazioni scleroziali o allo stato parassitario su piante spontanee o coltivate. Le infezioni avvengono a livello radicale attraverso le ferite di qualsiasi natura, infettate dai conidi. I due patogeni si differenziano per le esigenze termiche, più elevate per V. dahliae (optimum 24-25 °C) che è anche quello più dannoso. Sviluppandosi entro i vasi conduttori li occludono e le tossine che producono causano la necrosi delle pareti cellulari. La pianta cerca di ostacolare la progressione dei funghi all interno dei vasi formando tilli. In seguito agli effetti di questi ultimi e del micelio fungino, rallenta o viene impedita la circolazione della linfa con conseguenti avvizzimenti e disseccamenti vegetativi. Le manifestazioni di verticilliosi possono riguardare solo una parte della pianta o l intero apparato aereo e nelle situazioni di maggiore gravità si verifica il collasso vegetativo dell intera pianta. DIFESA: realizzare gli impianti in terreni che non abbiano ospitato piante infette (comprese quelle ortive, come solanacee e cucurbitacee); evitare di arrecare ferite al colletto delle piante. b Maculatura batterica** (Xanthomonas arboricola pv. pruni e Pseudomonas syringae pv. persicae; Gracilicutes). Il primo agente batterico colpisce foglie e frutti. Sulle prime causa macchie inizialmente idropiche, quindi necrotiche, distribuite preferibilmente lungo la nervatura centrale, mentre sui frutti causa la comparsa di una moltitudine di piccole maculature necrotiche asciutte, leggermente depresse e screpolate. Maggiormente colpite sono le cv. Calred, Elegant Lady, Iris Rosso, Maria Emilia, Maria Laura, Rich Lady, Royal Glory, Spring Red, Top Lady e Venus, mentre meno suscettibili si dimostrano Cresthaven, Early Sungrand, Maria Carla, Maycrest, Red Star, Suncrest. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 556 5/30/18 9:52 AM ftpl G I c m c A tu r c s d lo v F T fe la v A p p tr M la ( M V v r in i s

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini