SEZIONE G

P Pesco (Prunus persica) Pseudomonas syringae pv. persicae causa solitamente la necrosi delle gemme e dei bottoni fiorali cosicché questi ultimi necrotizzano prima di aprirsi contrariamente a quanto accade per Monilia laxa che causa invece l avvizzimento dei fiori già aperti nonché cancri corticali. Sui rametti causa la comparsa di un area idropica verde oliva, che poi imbrunisce, localizzata intorno a una gemma che dissecca. Sulle foglie determina la comparsa di maculature necrotiche di forma rotondeggiante e con bordo dall aspetto oleoso, con successivo distacco dei tessuti colpiti, perforazione del lembo, ingiallimento color oro della parte distale della foglia e forti defogliazioni. Sui frutti causa una forma di scabbia batterica con numerose piccole tacche necrotiche, talora confluenti. Questa manifestazione è particolarmente accentuata su cv. molto suscettibili quali Big Top e Diamond Ray. DIFESA: impiegare materiale vivaistico sano; ricorrere a ripetuti trattamenti con prodotti rameici, con cadenza di 7-10 gg. Nel periodo della caduta autunnale delle foglie e a fine inverno (ripresa vegetativa), impiegare Bacillus subtilis e dopo la ripresa vegetativa acybenzolar-S-methyl. a, e o, si ne, ù e al e a au re ei a ai, e e, ro o e iù o e el vre ti a- e e e e e. a li t. G 557 ftpl Giallume europeo delle drupacee* (Candidatus Phytoplasma prunorum; Mollicutes ). I sintomi più salienti compaiono verso la fine dell estate quando le foglie assumono colorazione rossastra, portamento pendulo e ripiegano i margini verso l alto, parallelamente alla nervatura centrale; inoltre, la lamina diventa più spessa del normale, fragile, con il rachide e le nervature principali ingrossate e circondate da tessuto suberificato. Altri sintomi sono la caduta anticipata delle foglie apicali dei rametti e lo sviluppo autunnale di gemme ascellari (anziché rimanere dormienti) o di quella apicale di alcuni rametti con la formazione di brevi germogli con internodi raccorciati, foglie piccole e clorotiche. Le manifestazioni della malattia di solito iniziano da una branca e poi nello spazio di alcuni anni si estendono a tutta la pianta. Gli alberi colpiti vanno soggetti al disseccamento di rami e talvolta a morte prematura. Per ciò che concerne l epidemiologia della malattia e le misure di difesa, ®Giallume europeo dell albicocco. v G Falsa vaiolatura* Maculatura clorotica* (Apple chlorotic leaf spot virus 5 ACLSV, gen. Trichovirus). Sono sintomatologie causate da alcuni ceppi di ACLSV che possono manifestarsi associate nella stessa pianta oppure presentarsi in modo indipendente, mentre la gran parte degli isolati del virus infettano le piante di pesco in forma latente. La falsa vaiolatura si manifesta principalmente sui frutti delle varietà precoci (es. Springcrest, Armking, ecc.) con macchie anulari di colore verde chiaro. La maculatura clorotica si presenta sulle foglie sotto forma di anelli o di aree clorotiche irregolari. Le due sindromi possono essere facilmente scambiate con quelle della sharka (®più sotto). Il virus si trasmette per innesto. DIFESA: impianto di soggetti sani. Maculatura anulare clorotica** (Prune dwarf virus 5 PDV, gen. Ilarvirus) e Maculatura anulare necrotica** (Prunus necrotic ringspot virus 5 PNRSV, gen. Ilarvirus) (®Ciliegio). Maculatura lineare europea* (Apple mosaic virus 5 ApMV, gen. Ilarvirus) (®Albicocco). Vaiolatura o Sharka*** (Plum pox virus 5 PPV; gen. Potyvirus). Individuata per la prima volta in Bulgaria nel 1917, da cui deriva il nome sharka (5 vaiolo in lingua bulgara) dato alla malattia, costituisce la più grave avversità da virus delle drupacee. PPV infetta numerose specie del genere Prunus, fra cui albicocco (v), susino (v), pesco, i portinnesti di comune impiego per le drupacee, diverse prunoidee ornamentali e spontanee; ceppi specifici del virus infettano anche il mandorlo e i ciliegi acido e dolce. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 557 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini