SEZIONE G

G 558 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE Le manifestazioni della sharka variano in funzione della sensibilità varietale, del ceppo virale, delle condizioni ambientali e della vigoria della pianta; in genere interessano poche foglie e/o frutti di qualche ramo o branca della chioma. Nel pesco l infezione si evidenzia a carico di foglie, frutti, rami di un anno e fiori di tipo rosaceo. In genere i sintomi fogliari, ben evidenti in primavera, si attenuano fino a scomparire in presenza di temperature elevate per evidenziarsi di nuovo sulla vegetazione autunnale. Le foglie evidenziano macchie, variegature o bande anulari di colore verde chiaro, di solito localizzate sulle nervature secondarie e terziarie. Sui frutti i sintomi compaiono poco prima dell epoca di raccolta e consistono in anelli clorotici di colore biancastro, macchie depigmentate dell epidermide, aree depresse circolari o allungate alternate a gibbosità della superficie. I sintomi sui rametti sono visibili verso la fine dell inverno e consistono in aree anulari decolorate localizzate nella parte verde. I petali dei fiori rosacei presentano striature di colore rosato. La diffusione di PPV avviene con la moltiplicazione vegetativa di piante infette e tramite afidi in modo non persistente. PPV consta di numerosi isolati che si differenziano per caratteristiche molecolari, un diverso comportamento epidemiologico, la virulenza e il potere patogeno orientato verso una o più specie di drupacee. Gli isolati del gruppo D infettano prevalentemente le coltivazioni di susino e di albicocco e presentano scarso adattamento alla diffusione mediante afidi negli impianti di pesco; quelli del gruppo M infettano principalmente le coltivazioni di pesco, sono diffusi attivamente da afidi e inducono sintomi più accentuati rispetto agli isolati del gruppo D. DIFESA: consiste nella costituzione dei nuovi impianti con materiale certificato virus esente e nell abbattimento delle piante colpite alla prima individuazione dei sintomi per frenare l ulteriore diffusione del virus in campo tramite afidi (anche se difficilmente si riesce a eliminare gli isolati di PPV-M da impianti di pesco costituiti con soggetti infetti o infettati in campo da afidi). opportuno anche il ricorso a varietà poco sensibili al virus. Nel nostro Paese PPV è considerato un patogeno di quarantena soggetto a lotta obbligatoria. Il d.m. del 28/7/2009 (G.U. n. 235 del 9/10/2009) contempla la suddivisione del territorio nazionale in zone con diversa incidenza della malattia: zona indenne; zona contaminata (zona con bassa incidenza di piante infette in cui si ritiene ancora possibile eradicare l infezione) nella quale la distruzione degli alberi virosati o dell intero frutteto è imposta per legge; zona d insediamento (zona in cui la presenza di piante infette è molto alta, tale da rendere non più eradicabile l infezione) nella quale non è obbligatoria la distruzione degli alberi virosati; zona tampone (fascia fra due zone con diverso stato fitosanitario). In aggiunta, il d.m. disciplina l attività vivaistica. D c in D ir a e G g g z n s s g a tu in c fe il a c v V i T vd Mosaico latente*** (Peach latent mosaic viroid 5 PLMVd, gen. Pelamoviroid). Si ma- nifesta sui frutti maturi con numerose piccole aree tondeggianti di colore biancastro o giallo-crema; altri sintomi sono la presenza di fenditure trasversali in corrispondenza della sutura, che può risultare leggermente sporgente e con escrescenze suberose. L infezione determina anche la morte di gemme a fiore e a legno: in conseguenza, col tempo, la pianta presenta vegetazione stentata e chioma ridotta. A volte le foglie di qualche ramo di un albero presentano un mosaico diffuso o macchie di colore giallo-crema (sindrome nota come mosaico giallo o calico). PLMV si trasmette per innesto e, con molta probabilità, per polline e tramite ferite da taglio. DIFESA: impiego di materiale di propagazione sano e, eventualmente, disinfezione delle lame da taglio fra una pianta e l altra. fis Clorosi ferrica*. Si manifesta con ingiallimenti più o meno marcati della vegetazione fogliare. Essa è conseguente all insolubilizzazione del ferro per effetto del calcare attivo presente nel terreno che ne impedisce l assorbimento. DIFESA: ricorso alla somministrazione di chelati di ferro al terreno o per via fogliare. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 558 5/30/18 9:52 AM c m d p s n s P P è a m d in M (

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini