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G 566 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE poi imbrunire. Il fungo si conserva nel terreno come micelio, capace di vivere anche in maniera saprofitaria. Le infezioni avvengono per via radicale, ad opera del micelio, e la progressione del fungo si arresta in genere poco sopra la regione del colletto, ostacolata dalla resina. Raramente la trasmissione delle infezioni avviene ad opera delle basidiospore prodotte dai carpofori. DIFESA: asportazione dei pini colpiti per ridurre le fonti di infezione per quelli circostanti ancora sani. m o r m m s R Ingiallimento e seccume degli aghi* (Cyclaneusma minus, Thyriopsis halepensis; P s e n d p e h r in in ta e c n o Asc.). Interessati sono gli aghi vecchi di Pinus pinea, P. radiata, P. halepensis e P. nigra var. laricio. Cyclaneusma minus causa la comparsa iniziale di piccole macchie decolorate delle dimensioni di circa 1-1,5 mm, che poi si allargano e assumono una colorazione giallognola e confluendo finiscono per interessare l intero ago che ingiallisce, dissecca e cade al suolo. Sugli aghi colpiti e caduti a terra sono evidenti tipiche serie trasversali di striature brune. Lungo gli aghi colpiti compaiono le fruttificazioni del fungo, rappresentate da apoteci i cui aschi liberano 8 ascospore ialine, allungate e leggermente incurvate, bisettate nella parte submediana. Sulle foglie colpite e cadute a terra in autunno o all inizio dell inverno si formano talora picnidi in corrispondenza degli stomi, ma questo stadio compare poche volte. Thyriopsis halepensis determina invece la comparsa di macchie clorotiche ellissoidali o subovali, lunghe 1-3 mm, talora confluenti fino a formare una macchia unica lunga fino a 5 mm. Nell ambito di queste macchie, in inverno, emergono corpi stromatici neri disposti quasi in cerchio, mentre nella parte basale dello strato fertile di ife si differenziano corti aschi, ciascuno dei quali libera 8 ascopore ellissoidali fornite di un solo setto, inizialmente ialine e tendenzialmente scure a maturità. DIFESA: eventualmente giustificabile solo in vivaio con l impiego di sali rameici da applicare alla comparsa delle prime macchie. S Marciume del colletto e delle radici* (Armillaria mellea, Armillaria ostoyae; Bas.). Il C ti C g d le s a tu deperimento e la morte possono essere causati da Armillaria mellea (®Melo), ma in Alto Adige le infezioni sul pino cembro sono riconducibili ad Armillaria ostoyae. Questa attacca, con minore intensità, anche Pinus sylvestris. Le infezioni di Armillaria spp. sono favorite nelle piante sofferenti per stress idrici derivanti dallo scarso spessore del terreno per rocce affioranti, dai ristagni di acqua nelle zone di impluvio, dalla presenza di ceppaie sulle quali avviene lo sviluppo saprofitario dei funghi, dalla presenza di piante deperite che sono conseguentemente più vulnerabili e, se colpite, diventano focolai d infezione. DIFESA: adozione dei provvedimenti di igiene forestale per ridurre i rischi di attacco. Ruggine curvatrice dei rami* (Melampsora populnea, syn. M. pinitorqua; Bas.). Trattasi di una ruggine eteroica con le forme picnidiche ed ecidiche che interessano il pino silvestre e il pino marittimo, mentre sui pioppi si sviluppano le forme uredosoriche e teletutosoriche, rispettivamente produttrici delle uredospore destinate alla diffusione delle infezioni sui pioppi e delle teleutospore svernanti sulle foglie cadute a terra. Le suddette teleutospore, in primavera, germinano producendo un promicelio e sporidi (basidiospore). All inizio di maggio le basidiospore germinano sui germogli del pino producendo macchie ovali giallastre, nell ambito delle quali compaiono elementi puntiformi neri (picnidi) che rilasciano ecidiospore destinate a originare nuove infezioni. In seguito, nella corteccia dei germogli, si differenziano gli ecidi e con la fessurazione della suddetta emerge una massa polverulenta di colore giallo, costituita dalle ecidiospore che, trasportate dal vento, infettano i pioppi. Sui pini il patogeno sverna come G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 566 5/30/18 9:52 AM i A r d a a e A d m e d

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini