Pioppi

P Pioppi (Populus spp.) G 567 e o, o, e e micelio perennante nella corteccia. I getti dei pini colpiti dalla malattia disseccano oppure si incurvano nella zona dell infezione, per poi crescere verso l alto. I danni si rivelano particolarmente gravi nei semenzali in quanto le piantine alte 4-5 cm muoiono, mentre quelle più sviluppate subiscono il disseccamento della parte distale e crescono malformate. DIFESA: considerato che le infezioni sui pini avvengono ad opera delle basidiospore, è necessario realizzare i vivai dei pini almeno a 1 km di distanza dai pioppi. s; P. e a le ni e e a a a e e li le- Ruggine vescicolosa della corteccia** (Cronartium pini, syn. C. flaccidum; Bas.). una delle più comuni e dannose malattie dei pini a due aghi (Pinus pinea, P. pinaster, P. halepensis, P. nigra, P. sylvestris). Il patogeno è una ruggine eterociclica i cui ospiti sono rappresentati dai suddetti Pinus spp., sui quali si svolgono gli stadi picnidici ed ecidici, da piante erbacee perennanti del sottobosco dei generi Cynanchum, Gentiana, Paeonia, Verbena e dal Vincetossico (Vincetoxicum hirundinaria). Il fusto e i rami dei pini in maggio o solo in giugno, se in alta montagna, sono interessati dalla comparsa di vescicole sacciformi (ecidi) di colore biancastro, che a maturità si rompono e rilasciano ecidiospore destinate a infettare gli ospiti erbacei (in Italia le piante di V. hirundinaria), sui quali si svolgono gli stadi uredosorici e teleutosorici. Le teleutospore germinano nello stesso anno in cui sono prodotte, per originare basidiospore che infettano in autunno gli aghi dei pini e dalle quali ha origine un micelio perennante che invade i tessuti corticali, dai quali emergono poi gli ecidi dopo 2-3 anni. In seguito all attacco, la corteccia dei rami e il fusto subiscono processi degenerativi accompagnati da emissioni di resina, con conseguenti deperimenti e morte delle parti colpite. DIFESA: considerata l impossibilità di eliminare le piante di Vincetossico nel sottobosco dei coniferamenti, si può intervenire in vivaio, in autunno, al momento delle infezioni fogliari o prima della rottura del peridio degli ecidiosori, utilizzando sali di rame. Il n ep. el ndi o e Seccume fogliare delle conifere* (Pestalotiopsis funerea syn. Pestalotia funerea; Asc.). Colpisce gli aghi, sui quali forma macchie rotondeggianti o irregolari, spesso confluenti tra loro, di colore brunastro, con conseguente disseccamento e caduta degli stessi. Conosciuto solo nella forma agamica, sugli aghi colpiti il patogeno differenzia acervuli globosi o lenticolari, dapprima sottoepidermici, che poi erompono a maturità dall epidermide e dai quali si liberano conidi fusiformi e muniti di 2-4 ciglia, che diffondono le infezioni. Il patogeno ha deboli attitudini parassitarie e colpisce per lo più piante in stato di sofferenza vegetativa per avverse condizioni ambientali. DIFESA: mantenere agronomicamente le piante in buone condizioni vegetative e, in vivaio, ricorrere eventualmente a interventi con sali rameici. si o e e e di o ni. e oe G Pioppi (Populus spp. - P. alba, P. nigra, P. tremula, P. canadensis) i Afide lanigero del pioppo*** (Phloeomizus passerinii; Rinc. Afid.). Le colonie dell afide, ricoperte di candida lanugine cerosa, invadono il tronco e le branche, causandone il deperimento e la morte. L afide supera l inverno con femmine attere riparate nelle anfrattuosità corticali e in un anno riesce a svolgere 10-15 generazioni. DIFESA: ricorso al trattamento tra la fine di maggio e la metà di giugno, con l impiego di cipermetrina, eventualmente in miscela con olio bianco. Agrilo*** (Agrilus suvorovi ssp. pupulneus; Col. Bupr.). Gli adulti (6-9 mm di lunghezza, di colore verde metallico con riflessi bronzei o rameici oppure di colore bronzeo, rameico o addirittura azzurro) compaiono tra la fine di maggio e il mese di luglio. Dopo essersi nutriti, compiendo erosioni fogliari, avvengono gli accoppiamenti seguiti dalla deposizione delle uova in ovature rotondeggianti del diametro di 3-5 mm, composte G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 567 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini