11.3 Sintomatologia e diagnosi

G 58 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE propagativo: il fitoplasma ingerito durante l alimentazione su una pianta infetta si moltiplica in diversi organi del vettore, fra cui le ghiandole salivari dalle quali è inoculato nel floema di una pianta sana con la saliva immessavi dall insetto all inizio di ciascun processo di alimentazione. L acquisizione e la successiva inoculazione del fitoplasma hanno luogo con un periodo di alimentazione di alcune ore; fra l acquisizione e il momento in cui il vettore è capace di trasmettere l infezione intercorre un periodo tempo (periodo di latenza) che varia, in genere, dai 10 ai 40-45 giorni, in funzione della specie vettrice, del fitoplasma e delle condizioni ambientali. L insetto rimane in grado di trasmettere l infezione per tutto il periodo di vita successivo; in alcune combinazioni fitoplasma-vettore si ha la trasmissione transovarica dell infezione. 11.3 Sintomatologia e diagnosi. I sintomi indotti dai fitoplasmi derivano dal rista- gno dei prodotti della fotosintesi nelle foglie e da squilibri ormonali. Alla prima alterazione sono connessi ispessimento, accartocciamento, arrossamento e/o ingiallimento della lamina fogliare, ingrossamento delle nervature principali con formazione di tessuto suberificato perinervale, riduzione di sviluppo e deperimento delle piante colpite singolarmente o associati fra loro. Agli squilibri ormonali sono riferibili: sviluppo prematuro di gemme ascellari con formazione di corti germogli variamenti ramificati (scopazzi), fioriture fuori stagione e fenomeni degenerativi dei fiori (es. virescenza, fillodia, sterilità, ecc.). Alcune piante erboree (es. vite, pero, melo, albicocco) dopo un periodo di uno o più anni di sintomi evidenti, vanno soggette alla loro progressiva attenuazione fino alla completa scomparsa (fenomeno noto come recovery). La remissione spontanea dei sintomi può interessare tutta o solo una parte della vegetazione e presentarsi in modo permanente o transitorio per la reinfezione delle piante da parte dei vettori, anche se queste piante evidenziano una naturale resistenza a contrarre nuovamente la malattia. Il fenomeno, trasmissibile per innesto, si manifesta in un numero più o meno elevato di piante di una coltivazione in funzione della combinazione varietà/portinnesto, delle condizioni agronomiche, del ceppo di fitoplasma, ecc. e sembra dovuto alla reazione della pianta all infezione (resistenza sistemica acquisita). L identificazione dei fitoplasmi è effettuata essenzialmente mediante la tecnica molecolare della reazione a catena della polimerasi (®Virus). 11.4 Difesa dalle fitoplasmosi. La lotta contro le malattie da fitoplasmi si basa su interventi per prevenire la loro comparsa o limitarne la diffusione in coltivazioni sensibili per mezzo di insetti vettori. Essi sono: 1. utilizzo di materiale di propagazione agamica (tuberi, rizomi, bulbi, marze, ecc.) sano per non realizzare colture infette fin dall inizio; 2. realizzazione delle nuove coltivazioni, possibilmente distanti da altre sensibili preesistenti; 3. rimozione delle sorgenti d infezione di un determinato fitoplasma che possono essere rappresentate da piante infette della stessa coltivazione da salvaguardare o di altre coltivazioni ed eventualmente piante spontanee situate nelle sue prossimità; 4. controllo chimico dei vettori; 5. rimozione di piante spontanee essenziali per il ciclo biologico di insetti vettori (es. ortica per il cixide vettore del fitoplasma del legno nero della vite); 6. sfalcio delle piante erbacee nei vigneti o frutteti interessati da affezioni da fitoplasmi evitando il periodo di maggiore presenza di insetti vettori per non favorire il loro trasferimento sulle piante arboree e l inoculazione dell organismo patogeno; 7. coltivazione di varietà o combinazioni di innesto poco sensibili a un determinato fitoplasma. G01_1_Fitopatologia.indd 58 15/06/18 09:23

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini