SEZIONE G

e si ti o n n e pe, e 5 a gr di a i; n- le cci a ui o ti o ) ldi o a di a a- ta nan to, ti P Pomodoro (Lycopersicon lycopersicum) G 591 codificate. DIFESA: disinfettare le strutture in legno delle serre con thiram; impiegare varietà poco sensibili; regolare i turni di arieggiamento delle serre; ricorrere a interventi con ditiocarbammati (mancozeb, methiram, propineb), sali rameici, strobilurine (azoxystrobin, trifloxystrobin), triazoli, boscalid, thiophanate-methyl. Mal bianco* (Leveillula taurica, Oidium neolycopersici; Asc.). Si manifesta sulle fo- glie con macchie bianche dall aspetto farinoso, costituite dalla vegetazione miceliale del fungo, in corrispondenza delle quali i tessuti ingialliscono. Il patogeno si conserva come micelio o con cleistoteci sui resti colturali infetti. Le infezioni interessano per lo più le coltivazioni in serra, favorite dal caldo-umido ambientale. DIFESA: arieggiare le serre per abbassare il tasso di UR dell aria; intervenire con zolfi o altri preparati come bupirimate, triazoli, strobilurine, metrafenone, cyflufenamid, fluopyram, triadimenol, bicarbonato di K, COS-OGA. Marciume basale o marciume nero delle radici** (Thielaviopsis basicola; Asc.). Il pa- togeno causa morie delle piantine nei bancali di semina, favorito da eccessi di umidità del substrato e da temperature relativamente elevate (18-20 °C), ma può colpire anche le piante trapiantate. Alla superficie dei tessuti marcescenti delle radici e della parte interrata del fusticino (ipocotile) si forma un abbondante muffa bianca costituita dal micelio con conidiofori semplici e poco differenziati. Il microrganismo si conserva con macroconidi (clamidospore di colore scuro, cilindriche e unite in corte catene di 5-8 elementi) o con micelio saprofitario sui residui colturali. Esso si diffonde con endoconidi che si formano entro ife conidiogene tubulose e sono espulsi dal conidioforo attraverso un apertura apicale, ma può diffondersi anche con cordoni di ife che si sviluppano nel terreno. DIFESA: impiegare substrati di semina vergini o disinfettati con metam-sodio, dazomet, o con vapore surriscaldato; evitare i ristagni di umidità nei bancali; intervenire con Trichoderma harzianum 1 T. viride. G Marciume nero* (Phoma destructiva ; Asc.). Sui frutti in maturazione o in magazzino il patogeno determina la comparsa di una macchia marcescente rotonda, del diametro di circa 1 cm, con una zona centrale di colore nero, mentre in seno alla macchia si differenziano elementi puntiformi neri (picnidi) che rilasciano picnoconidi destinati a diffondere le infezioni. DIFESA: ricorrere al trattamento con preparati rameici alla comparsa dei sintomi della malattia; asportare e allontanare le bacche infette. Muffa grigia*** (tel. Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis cinerea ; Asc.). Si manifesta in serra e colpisce i fiori e le bacche. I primi disseccano, invasi dalla muffa grigia del fungo. Le bacche sono interessate da un processo di marcescenza, che parte in genere dal peduncolo, con i tessuti colpiti che si ricoprono di muffa grigia costruita dal micelio che produce conidi destinati a originare nuove infezioni. In altri casi la malattia si manifesta con piccole macchie decolorate, definite macchie fantasma (ghost-spot), conseguenti ad attacchi iniziali poi arrestatisi per il sopraggiungere di condizioni ambientali (aria secca) che hanno interrotto il proseguimento del processo infettivo. Le infezioni sono favorite da elevati livelli di umidità all interno delle serre. DIFESA: regolare i turni di aerazione delle serre per abbassare il livello di U.R. dell aria; asportare e allontanare le bacche infette; intervenire con antibotritici (iprodione, boscalid 1 pyraclostrobin, ciprodinil 1 fludioxonil, fenhexamid, pyrimetanil, mepanipyrim, penthiopyrad, fenpyrazamine, tiophanate-methyl, Bacillus spp. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 591 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini