SEZIONE G

G 592 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE ( p c il u e Nerume* (Alternaria alternata; Asc.). Si manifesta sulle bacche mature con ampie mac- chie di marciume secco invaso da una muffa nera dall aspetto vellutato, costituita dal micelio che produce conidi di forma ovale, plurisettati trasversalmente e longitudinalmente e spesso forniti di un corto rostro apicale. Il patogeno sopravvive nel terreno come micelio saprofitario e con conidi su svariati substrati vegetali. Le infezioni avvengono ad opera dei conidi allorquando la pianta rimane bagnata, l umidità dell aria è elevata e la temperatura è intorno ai 22-26 °C. DIFESA: i trattamenti effettuati contro la peronospora con prodotti ad ampio spettro riescono a contenere anche le infezioni del patogeno. Radice suberosa** (Pyrenochaeta lycopersici; Asc.). Il patogeno determina la comparsa di suberificazioni e fessurazioni dell anello corticale delle grosse radici e del colletto. Queste alterazioni ostacolano il regolare assorbimento delle radici e la pianta cerca di reagire con la produzione di nuove radici, che però non le consentono di recuperare il normale sviluppo vegetativo e produttivo. La malattia interessa le colture in serra, raramente quelle in pieno campo, in quanto è ostacolata dalle normali rotazioni colturali. DIFESA: impiegare varietà poco sensibili; ricorrere ad avvicendamenti con altre colture e alla disinfezione del terreno con vapore surriscaldato. Rizottoniosi** (Tanatephorus cucumeris, syn. Rhizoctonia solani ; Bas.). Oltre a causare morie di piantine nei bancali di semina, in seguito alla marcescenza dei tessuti del colletto, colpisce anche le piante già sviluppate con un processo di necrosi della zona del colletto e della parte interrata del fusto. I tessuti infetti si ricoprono della vegetazione miceliale biancastra del fungo, per cui la base del fusto presenta un calzone bianco . Il patogeno si conserva nel terreno allo stato saprofitario e lo sviluppo della malattia è favorito da eccessi di umidità nei bancali di semina e nel terreno. DIFESA: ricorrere ad ampi avvicendamenti colturali; evitare gli eccessi di umidità nei bancali di semina e in campo; trattare con Trichoderma spp. Sclerotinie** (Sclerotinia sclerotiorum, S. minor; Asc.). Il patogeno attacca il fusto e le grosse ramificazioni causando la necrosi dei tessuti, ricoprendoli di una muffa biancastra. Il micelio fungino aggredisce anche la parte midollare, disgregandola. Alla superficie delle parti colpite e nella cavità midollare si formano masserelle nere (sclerozi) del diametro di alcuni millimetri per S. minor e fino a 8 mm circa per S. sclerotiorum. Questi costituiscono gli elementi di conservazione dei due funghi nel terreno per poi sviluppare un micelio in grado di aggredire le nuove piante. DIFESA: asportare e allontanare dalla coltivazione le piante colpite; intervenire con i funghi antagonisti Coniothyrium minitans, Trichoderma spp. Septoriosi** (Septoria lycopersici; Asc.). Si manifesta sulle foglie, ma anche sul picciolo, sul fusto e raramente sulle bacche, con numerose macchie necrotiche del diametro di 1-3 mm, grigiastre al centro e con bordo scuro, disseminate di punti neri (picnidi) che, a maturità, emettono filamenti biancastri inglobanti i conidi. Questi, trasportati dal vento, dalla pioggia e con le operazioni colturali, sono destinati ad avviare nuove infezioni in seguito alla loro germinazione e alla penetrazione del premicelio attraverso gli stomi. La malattia si sviluppa in seguito a piogge (anche di breve durata) e a forti rugiade. Il fungo si conserva sui resti vegetali rimasti in campo e sui semi. DIFESA: i trattamenti effettuati contro la peronospora con prodotti ad ampio spettro riescono a contenere anche le infezioni del patogeno. Tracheofusariosi*** (Fusarium oxysporum ; Asc.). La malattia si manifesta con l avvizzimento delle piante e l imbrunimento dei fasci vascolari. Causa necrosi delle radici, partendo dall apice, per poi raggiungere il colletto e il fusto, estendendosi su quest ultimo fino a un altezza di 20-25 cm dal suolo, con comparsa di una muffa rosa sulle parti necrotizzate del colletto e del fusto. Sono conosciute 3 razze: LA1, LA2 e LA3: verso le prime due esistono varietà resistenti o tolleranti. Si conserva nel terreno per diversi anni con clamidoconidi G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 592 5/30/18 9:52 AM T s c ta a p E s d u ta i le m q te a d v o z s b C n la fo s a v e v r a M m s o d t li n r

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini