SEZIONE G

P Pomodoro (Lycopersicon lycopersicum) cie o ei è d di e n in e el ola a el ei e siti ni eo e ul m, à, a o a ti a ina e odi b G 593 (porzioni apicali o intercalari di micelio trasformate in organi rotondeggianti e scuri con parete molto spessa e molto resistenti). Le infezioni avvengono attraverso ferite delle radici, favorite da temperature di 27-30 °C. DIFESA: ricorrere ad ampie rotazioni; disinfettare il terreno delle serre con dazomet, metam-sodio o metam-potassio, vapore surriscaldato; utilizzare varietà resistenti o tolleranti ove disponibili; non lesionare le radici e il colletto; estirpare e bruciare le piante sintomatiche. Tracheoverticilliosi*** (Verticillium dahliae, V. albo-atrum; Asc.). Le piante colpite presentano una forma di disseccamento fogliare che dalla punta si estende a V verso il picciolo. La vegetazione fogliare si affloscia, soprattutto durante le ore più calde della giornata. Sezionando longitudinalmente il fusto, i tessuti vascolari appaiono imbruniti in seguito alla degenerazione dei vasi. I due patogeni si conservano nel terreno con microsclerozi per V. dahliae e con ife caratterizzate da una parete spessa e scura per V. albo-atrum. Essi riescono a vivere come saprofiti nel terreno e a infettare piante erbacee spontanee, senza produrre alcun sintomo. Le infezioni avvengono ad opera dei conidi che, veicolati dall acqua e dalle lavorazioni, penetrano nelle piante attraverso ferite, per poi sviluppare un micelio le cui ife vengono trasportate dalla corrente linfatica. La pianta reagisce all attacco formando all interno dei vasi dei tilli per ostacolare il movimento del fungo. Inoltre, i due funghi producono tossine che causano alterazioni delle pareti dei vasi. Ne deriva che le piante subiscono scompensi idrici e nutrizionali con conseguenti appassimenti, avvizzimenti e disseccamenti vegetativi. Dei due patogeni, V. dahliae è quello più frequente, in quanto ha organi di conservazione più resistenti, ed è quello più dannoso, avvalendosi di temperature ottimali di 23-25 °C e di temperature dell aria e del suolo intorno ai 28 °C. V. albo-atrum è meno comune, in quanto ha organi di conservazione più deboli, e produce danni più lievi. DIFESA: ricorrere ad ampie rotazioni; disinfettare il terreno delle serre con vapore surriscaldato, dazomet, metam-sodio o metam potassio; adottare varietà resistenti o tolleranti o ricorrere all innesto varietale su ibridi resistenti; in occasione della preparazione del terreno e dopo 5-7 giorni dal trapianto applicare prodotti a base di Trichoderma spp.; asportare e allontanare dalla coltivazione le piante sintomatiche. Cancro batterico** (Clavibacter michiganensis subsp. michiganensis; Firmicutes). Si manifesta sul fusto con cancri longitudinali, degenerazione e imbrunimento dei tessuti vascolari. Carattere tipico è la traccia necrotica a ferro di cavallo rilevabile alla base dei piccioli fogliari sezionati. Il batterio si conserva nel terreno sui residui colturali infetti e soprattutto sui semi, che costituiscono la principale fonte delle infezioni. In campo il batterio penetra attraverso le aperture stomatiche e ferite di varia origine per poi diffondersi nei tessuti vascolari, causandone la degenerazione e l imbrunimento. Le piante colpite avvizziscono e disseccano. Le infezioni sono favorite dall elevata umidità ambientale accompagnata da valori termici intorno ai 25-30 °C. DIFESA: ricorrere ad ampie rotazioni; asportare e bruciare le piante sintomatiche; effettuare trattamenti con preparati rameici dopo avversi eventi atmosferici (grandinate, forte ventosità e violente piogge). Maculatura batterica** (Xanthomonas axonopodis pv. vesicatoria; Gracilicutes). Si manifesta sulle bacche con maculature vescicolose del diametro di 3-8 mm, che poi si evolvono in pustole crostose, rimanendo contornate da un alone dall aspetto oleoso. Sulle foglie forma macchie edematose di forma rotondeggiante o angolose, del diametro di 2-3 mm, contornate da un alone giallastro, con successiva necrosi dei tessuti. Il batterio si conserva nel terreno e le sue infezioni sono favorite da elevati livelli di umidità ambientale. DIFESA: evitare le irrigazioni per aspersione, soprattutto nelle coltivazioni infette; intervenire alla comparsa dei primi sintomi impiegando sali rameici, Bacillus subtilis e acybenzolar-S-metyl. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 593 G 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini