SEZIONE G

n ri ua no e o e, - ae re si e an ao. ne a sli i s. e a e o e, o oa al aao ti e P Pomodoro (Lycopersicon lycopersicum) G 595 della virosi è fondamentale la messa a dimora di piantine sane e prive di insetti vettori. Nelle colture in ambiente protetto è utile proteggere le aperture delle serre con reti anti-insetto e lasciare intercorrere circa 3 settimane fra l estirpazione di una coltivazione e l impianto di quella successiva, mentre in quelle in pieno campo si consiglia la pacciamatura con film plastico riflettente che diminuisce il numero di insetti che si posano sulle piante. Altre misure di prevenzione consistono: nella rimozione delle piante di pomodoro con i sintomi della virosi, riponendole direttamente in sacchi di plastica per evitare la dispersione dei vettori; nel controllo della flora spontanea nella vicinanza della coltivazione della solanacea intervenendo in modo razionale, in funzione del ciclo di sviluppo del vettore, affinché gli individui adulti non si diffondano nella coltura. La lotta contro il vettore, consigliabile in presenza di forti infestazioni, è piuttosto difficile per il succedersi di varie generazioni e il sovrapporsi di diversi stadi di sviluppo; la sua popolazione, in particolare in coltura protetta, può essere monitorata con trappole adesive di colore giallo (o di colore azzurro per monitorare i tripidi; ®La virosi seguente). Avvizzimento maculato o bronzatura*** (Tomato spotted wilt virus 5 TSWV, gen. To- spovirus). Si manifesta sulle foglie giovani con l ingrossamento e l arrossamento delle nervature e la comparsa nella pagina inferiore di numerose macchie rossastre o giallastre, accompagnate da piccole lesioni necrotiche che poi si congiungono e conferiscono alla lamina la caratteristica sfumatura bronzea. Le foglie presentano anche l incurvamento della nervatura principale verso il basso. Nelle piante colpite nei primi stadi di sviluppo la necrosi si estende al picciolo fogliare e al fusto fino a determinare il loro avvizzimento. Le piante ammalatesi a sviluppo inoltrato crescono stentatamente e producono bacche con macchie infossate, biancastre o giallo-rossastre, anulature concentriche cloro-necrotiche, spaccature longitudinali in corrispondenza delle quali la polpa appare suberificata. TSWV è universalmente diffuso e in grado di infettare circa un migliaio di specie di piante, sia coltivate soprattutto orticole e ornamentali sia spontanee. In natura è diffuso da tripidi, fra cui le specie Frankliniella occidentalis e Thrips tabaci sono le più importanti nell area mediterranea; solo le neanidi di prima e di seconda età, ma non gli insetti adulti, sono in grado di acquisire il virus da piante infette. Una volta acquisito, il virus si moltiplica nel corpo dell insetto e viene trasmesso dalle neanidi di seconda età e, soprattutto, dagli adulti i quali mantengono la capacità di trasmetterlo per tutta la vita (35-45 giorni). In pratica, poiché non vi è trasmissione transovarica del virus e le forme immature sono attere, il processo di trasmissione inizia soltanto se le femmine depongono le uova su piante infette. DIFESA: è di difficile realizzazione sia per l elevato numero di piante ospiti naturali che rende, in pratica, impossibile eliminare tutte le sorgenti d infezione dall ambiente, sia perché con la lotta chimica contro i vettori si ottengono risultati limitati. In ogni modo, sono consigliate le pratiche profilattiche descritte per la virosi precedente. G Clorosi infettiva* (Tomato chlorosis virus 5 ToCV, gen. Crinivirus; Tomato infectious chlorosis virus 5 TICV, gen. Crinivirus). I sintomi, identici per i due virus e facilmente scambiabili con quelli causati da carenze nutrizionali (es. di magnesio, manganese o potassio), si evidenziano soprattutto sulle foglie mediane della pianta che assumono una colorazione gialla intensa, spesso associata a macchie rossastre, tranne le nervature principali che conservano il colore verde, presentano i margini ripiegati verso l alto, parallelamente alla nervatura centrale, e la lamina ispessita con frattura vitrea; per contro, l apice vegetativo conserva l aspetto normale. Le piante colpite perdono di vigore e manifestano G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 595 5/30/18 9:52 AM

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini