SEZIONE G

G 596 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE scarsa allegagione; i frutti possono risultare piccoli, privi di lucentezza e maturano con difficoltà. I virus sono trasmessi in modo semipersistente dall aleurodide Trialeurodes vaporariorum e, limitatamente a ToCV, anche da Bemisia tabaci e da T. abutilonea (non segnalato in Italia). DIFESA: valgono le misure consigliate per la prima virosi. Lacinatura fogliare e necrosi letale** (Cucumber mosaic virus 5 CMV, gen. Cucumo- virus). Si manifesta con l arresto di sviluppo della lamina fogliare che può ridursi a una stretta striscia lungo la nervatura principale (laciniatura). Le piante infette presentano vegetazione ridotta, aspetto cespuglioso e scarsa produzione di frutti. Alcuni ceppi di CMV inducono l imbrunimento interno dei frutti senza sintomi fogliari. Altri sostengono la replicazione di una piccola molecola di RNA (RNA satellite CARNA-5), addizionale a quelle genomiche, che in genere attenua la normale sintomatologia indotta dal virus; tuttavia alcune varianti determinano la cosiddetta necrosi letale , caratterizzata da estese necrosi di foglie, stelo e frutti che portano a morte le piante infette nel giro di alcune settimane dall infezione. Per le caratteristiche epidemiologiche del virus ®Mosaico comune del cetriolo. DIFESA: sono utili le pratiche suggerite per il mosaico comune del cetriolo e, più in generale, per il contenimento dei virus trasmessi da afidi in modo non persistente (®Parte generale). Mosaico** (Tomato mosaic virus 5 ToMV, gen. Tobamovirus). Di solito si riscontra nel- le colture protette. Le foglie delle piante colpite presentano aree clorotiche o di colore giallo vivo alternate con altre più scure, appaiono bollose, accartocciate, deformate, con la lamina fortemente laciniata e, a volte, sono interessate da striature necrotiche allungate. Le bacche immature possono presentare striature necrotiche che ne impediscono il regolare sviluppo; quelle completamente sviluppate evidenziano striature necrotiche, macchie giallastre, aree depigmentate o brune, lievemente infossate e suberificate, che si estendono ai tessuti sottostanti. Il virus infetta le piante attraverso microlesioni della parte aerea e radicale; inoltre può trovarsi alla superficie in diversi tessuti del seme (endosperma e tegumento) dai quali, tramite lesioni, può infettare le giovani piantine, in particolare durante le operazioni di trapianto. Oltre ai semi, si comporta da sorgente d infezione anche il terreno contenente residui colturali infetti. DIFESA: consiste nell impiego di varietà resistenti, nell utilizzo di seme virus esente, nella realizzazione dei semenzai e della coltura in ambienti non contaminati dal virus, nell asportazione delle piante con sintomi e nell adozione di norme igieniche per evitare la trasmissione dell infezione da pianta a pianta durante le operazioni colturali (disinfezione degli attrezzi di lavoro, delle mani, ecc. con una soluzione di fosfato trisodico al 10%). Mosaico del pepino* (Pepino mosaic virus 5 PepMV, gen. Potexvirus). Si manifesta nel periodo autunno-invernale, in presenza di basse temperature e di scarsa luminosità, a iniziare dalle foglie degli apici vegetativi e dei ricacci con la comparsa di bollosità, frastagliature e clorosi della lamina. Le foglie adulte presentano manifestazioni di mosaico giallo e di necrosi che possono estendersi fino alle infiorescenze determinando l aborto dei fiori. Le bacche non raggiungono la normale maturazione e talvolta evidenziano aree depresse di colore verde scuro che in alcune tipologie di frutto a maturazione diventano gialle. In seguito, con l innalzarsi della temperatura, le piante tendono a riprendere una vegetazione pressoché normale. Si tratta di un virus molto infettivo che si trasmette da pianta a pianta per contatto, in particolare durante le operazioni colturali e, seppure in percentuale molto bassa, anche attraverso il seme della solanacea. DIFESA: va condotta con i medesimi criteri consigliati per la virosi precedente. G02_3_4_Fitopatologia,Entomologia.indd 596 5/30/18 9:52 AM N fe d c d m A d B R a n g v t M te m c n c tr in N n tu s d vd N m p o in n p m o d pp O d n r fu fo c r

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini