SEZIONE G

G 614 a f AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE S B r d a d Antracnosi* (Drepanopeziza ribis, syn. Pseudopeziza ribis ; Asc.). La malattia si manife- sta sulle foglie con macchie rotondeggianti del diametro di 1-2 mm di colore rossastro e marginate di scuro, nell ambito delle quali si formano fruttificazioni della forma agamica (Gloeosporium ribis), caratterizzata da acervuli, originati da uno stroma sottoepidermico, che rilasciano conidi ialini, di forma ovale o arcuata. Le bacche sono interessate da macchie brune che ne causano il disseccamento e la caduta. Il fungo può conservarsi, seppure raramente, nel terreno sulle foglie infette, sulle quali si formano apoteci con aschi contenenti 8 ascospore che, liberate, avviano le infezioni. DIFESA: ricorrere eventualmente al trattamento con preparati rameici. Deperimento dei rami* (Eutypa lata, syn. Phomopsis ribis; Asc.). Il patogeno causa il depe- rimento e il disseccamento dei rami. Sulle parti colpite si formano picnidi stromatici con parete sporifera che produce due tipi di conidi: gli uni ovali, portati all estremità di lunghi conidiofori o sterigmi, gli altri filamentosi e portati da corti conidiofori. DIFESA: asportare e bruciare i rami colpiti e intervenire alla caduta delle foglie con preparati rameici. Muffa grigia* (tel. Botryotinia fuckeliana, an. Botrytis cinerea; Asc.). Si manifesta con marcescenza delle bacche, i cui tessuti alterati sono invasi dalla muffa grigia del fungo. I danni sono di scarso interesse. DIFESA: solitamente non necessaria ed eventuale intervento (con boscalid 1 pyraclostrobin) in casi eccezionali. Ruggini** (Cronartium ribicola, Puccinia ribesii-caricis; Bas.). Sulla pagina inferiore delle foglie portano alla comparsa di pustole rugginose, cui corrispondono sulla pagina superiore piccole macchie poligonali di colore giallastro. Il primo patogeno svolge il ciclo su ribes e Pinus cembra. Nella corteccia dei pini si sviluppano le forme picnidiche ed ecidiche di Peridermium strobi, con la comparsa di picnidi e successivamente di ecidi vescicolosi di colore bianco che in primavera si rompono alla sommità e liberano una massa polverulenta di colore giallo aranciato, costituita dalle ecidiospore. Queste vengono trasportate dal vento sulle foglie dei ribes dove germinano originando un micelio che poi forma pustole uredosoriche, che rilasciano le uredospore destinate a originare nuove infezioni. In autunno al centro degli uredosori si differenzia un teleutosoro colonnare, alto 1-2 mm con teleutospore che germinano per originare basidi, le cui basidiospore infettano poi gli aghi dei pini. Puccinia ribesii-caricis è anch essa una ruggine eteroica che differenzia ecidi e picnidi sui ribes e le forme uredosoriche e teleutosoriche su piante del genere Carex. DIFESA: intervenire dopo la fioritura, all invaiatura e dopo la raccolta, impiegando zolfi. v m tu d c s Acaro delle gemme del ribes** (Cecidophyopsis ribis; Acar. Eriof.). Attacca le gemme causandone lo sviluppo ipertrofico, la disidratazione e il disseccamento. Le gemme meno colpite riescono a schiudersi, ma producono fiori e foglie deformi. Con il disseccamento delle gemme, fino alla metà di giugno gli eriofidi si spostano verso la parte distale dei rami per colonizzare le giovani foglie e da metà maggio a luglio colonizzano le nuove gemme per poi moltiplicarsi intensamente fino a settembre e causarne lo sviluppo ipertrofico. L eriofide è inoltre vettore del virus della degenerazione (Black currant reversion virus). DIFESA: impiego di materiale di propagazione indenne e, sulle piante infestate, ricorso a trattamenti con zolfi alla chiusura dei primi fiori e alla sfioritura. Degenerazione* (Blackcurrant reversion virus 5 BRV, gen. Nepovirus). I sintomi della malattia consistono in un accentuata malformazione delle foglie che presentano un numero limitato di lobi e di nervature secondarie e terziarie, e ridotta dentellatura G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 614 5/30/18 9:55 AM i A v u la c c n C g la C z C b c s o ( r M g r g v c le la d p g A fe

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini