SEZIONE G

R Rododendro (Rhododendron spp.) P. eveae, P. cactorum e nicotianae var. parasitica; P. syringae si sviluppa invece a basse temperature, durante il periodo invernale e in primavere piovose, raramente in primavera avanzata. Gli elementi di propagazione sono rappresentati da zoospore e/o sporangi che giungono sulla vegetazione con gli schizzi della pioggia o dell acqua irrigua. Diversi rododendri ibridi e Rhododendrum maximum sono molto suscettibili e assai colpiti sono le cv. Catawbiense Album, Chioniodes white e Nova Zemblia, mentre poco colpiti sono le cv. Roseum Elegans, Scintillation e PJM. DIFESA: impiegare materiale di propagazione sano; porre i vasi su substrato di ghiaia per evitare i ristagni di acqua; rimuovere e bruciare le parti colpite; evitare le irrigazioni a pioggia nel tardo pomeriggio e all alba in quanto prolungano le ore di bagnatura fogliare; ridurre la concimazione azotata; alla comparsa delle infezioni ricorrere a trattamenti fogliari con preparati rameici o, meglio, con l irrorazione di fosetil-Al o alla sua distribuzione nel terreno sottostante le piante. e a e o n o e o ao el n Marciume del colletto e delle radici*** (Phytophthora cinnamomi, P. cactorum, P. citricola; Oomycota). La malattia si manifesta con l avvizzimento di una parte o dell intero apparato aereo in seguito alla marcescenza delle radici e dell anello corticale della zona del colletto. ®Azalea per gli aspetti biologici. Il patogeno più frequente e più dannoso è P. cinnamomi, mentre P. cactorum e P. citricola sono meno aggressivi e, pur potendo causare marciumi radicali, ad essi sono comunemente imputabili solo deperimenti vegetativi. Altamente suscettibili sono diverse cv., mentre quelle più resistenti sono rappresentate da Caroline, Professor Hugo de Vries e Red Head. DIFESA: impiegare materiale di propagazione sano; porre i vasi su substrato di ghiaia per evitare i ristagni di acqua; rimuovere e bruciare le parti colpite; evitare di lesionare le radici e il colletto; alla comparsa delle infezioni distribuire nel terreno fosetil-Al, ricorrendo a 3-4 applicazioni con intervallo di un mese tra un intervento e l altro (o anche meno se il substrato è molto ricco di sostanza organica). O. oo e. nè ua ani i. ri n e- o c- ne si a o o oe ma a G 623 f G Disseccamento dei rami da Phomopsis* (Phomopsis sp.; Asc.). La malattia si manife- sta subito dopo la fioritura con una leggera clorosi, interessante tutte le foglie dei rami infetti, che poi disseccano e rimangono appese al ramo fino alla defogliazione autunnale. I rami infetti, sezionati longitudinalmente, presentano una colorazione brunorossastra, mentre in sezione trasversale il cilindro legnoso può essere settorialmente o interamente brunastro. Colpite sono soprattutto le piante vecchie allevate all aperto. Le infezioni avvengono attraverso ferite da taglio, le cui superfici rimangono suscettibili per una settimana, e i sintomi si manifestano dopo 1-2 mesi. Alla superficie dei tessuti morti si formano picnidi che rilasciano i conidi, ai quali è affidata la diffusione delle infezioni. Raramente sarebbe stata osservata anche la forma ascofora di Diaporthe eres o di D. meduseae. Molto suscettibili sono le varietà Copperman, Faschion, Hinodegiri, Tradition, Treasure, Southern charm; poco suscettibili sono invece le cv. Delaware Valley Withe, Hersey Red, Pink Gumpo e Snow. DIFESA: adottare cv. poco sensibili; intervenire prima e durante la fioritura con 2-3 interventi, a intervalli di un paio di settimane tra l uno e l altro, impiegando prodotti rameici; tagliare e bruciare i rami colpiti dalla malattia. Disseccamento del fusto e dei rami da Botryosphaeria* (Neofusicoccum ribis, syn. Fusicoccum aesculi, syn. Botryosphaeria ribis; Asc.). Il patogeno causa il disseccamento dei rami e del fusto con conseguente appassimento e accartocciamento longitudinale delle foglie, che rimangono fino all autunno. In sezione longitudinale le parti G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 623 5/30/18 9:55 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini