SEZIONE G

G 628 f AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE alle foglie cadute al suolo. Queste, germinando, producono uno sporangio le cui spore trasportate sulle piante dal vento o dagli schizzi della pioggia germinano per produrre un premicelio che penetra attraverso gli stomi e origina un micelio che porta alla comparsa dei sintomi della malattia dopo 8-10 gg di incubazione. Sporificando, manda all esterno rami sporangiofori con relativi sporangi, i cui elementi trasportati dal vento o dalla pioggia, germinano in presenza di acqua e con un optimum termico di 18 °C, sviluppando le infezioni secondarie. DIFESA: nelle coltivazioni in serra favorire l arieggiamento per mantenere basso il livello di U.R. ambientale; in presenza di condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia (varietà suscettibili, elevata umidità ambientale, comparsa dei primi sintomi), ricorrere a trattamenti con l impiego di preparati rameici. Cancro corticale bruno** (Cryptosporella umbrina, syn. Diaporthe umbrina ; Asc.). Si manifesta sui rami lignificati e non con un ampia zona bruno scura, bordata di rosso scuro, accompagnata dal disseccamento della parte posta oltre la zona cancerosa. Alla superficie dei cancri compaiono punteggiature (picnidi), dapprima brunastre e infine nere, che a maturità rilasciano conidi di due tipi: i primi corti, ovoidali o fusiformi portati da lunghi filamenti conidiogeni cilindrici o lesiniformi, e gli altri filamentosi, portati da corti conidiogeni conici. Questi elementi, trasportati dal vento e dall acqua, originano nuove infezioni, favorite da temperature ottimali intorno ai 25 °C. DIFESA: asportare le parti colpite e ricorrere al trattamento autunnale e primaverile con prodotti rameici. Cancro corticale comune** (Paraconiothyrium fuckelii, syn. Coniothyrium fuckelii, Leptosphaeria coniothyrium; Asc.). Si manifesta sui rami e sul fusto con ampie macchie depresse, lisce, rossastre o brunastre e infine nere, con fessurazione della corteccia e formazione di cancri. Le lesioni possono interessare una parte o l intera circonferenza dell organo legnoso. Alla superficie della lesione si formano numerose pustole subepidermiche (picnidi) che si lacerano, per liberare conidi unicellulari, rotondeggianti, inizialmente ialini, quindi olivacei. La forma perfetta di Leptosphaeria coniothyrium è rappresentata da pseudoteci infossati nei tessuti corticali della pianta, i cui aschi rilasciano ascospore giallo-brune, ovali, interessate da tre setti. Cancri simili sono prodotti anche da Coniothyrium wernsdorffiae e C. rosarum. Trattandosi di parassiti da ferita, si insediano sui tagli di potatura o su ferite di altra origine. DIFESA: valgono i provvedimenti indicati per il cancro corticale bruno. Cancro granuloso* (Botryosphaeria dothidea, syn. Dothiorella spp.; Asc.). Si manifesta con un cancro con la superficie granulosa, di forma ovaleggiante, in rilievo, generalmente centrato su una spina. I rami colpiti crescono deformi e sono interessati da un progressivo deperimento. Il patogeno è presente nella forma agamica di Dothiorella spp., con picnidi rotondeggianti, isolati o parzialmente confluenti, i cui corti conidiogeni portano un conidio unicellulare e fusiforme. In seno alla massa crostosa del cancro si formano anche gli ascocarpi infossati nella matrice che, con la rottura della parete stromatica che li sovrasta, liberano ascospore fusiformi, unicellulari e ialine. DIFESA: valgono i provvedimenti indicati per il cancro corticale bruno. Mal bianco*** (Podosphaera pannosa, syn. Sphaerotheca pannosa; Asc.). Le foglie, i rametti e i bottoni fiorali sono invasi dalla vegetazione bianca e farinosa del fungo. Le infezioni avvengono in seguito a condizioni di caldo-umido (temperature intorno ai 25 °C e U.R. dell 80-90%), mentre le piogge ostacolano lo sviluppo del micete. La sopravvivenza del patogeno avviene come micelio localizzato nelle gemme o con cleistoteci che si differenziano in seno alla massa miceliale. DIFESA: ricorrere a interventi con zolfo, triazoli, bupirimate, Ampelomyces quisqualis. G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 628 5/30/18 9:55 AM M fo s s g m te i s d o s R g s fo g p le fa p v M i C V n a c e I in m a C lu te lo g la fu r Ic s fi r p

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini