SEZIONE G

tio o o- a di oo. E- e e on o il n e. e al u e o d ) oa- ca nn u a T Tabacco (Nicotiana tabacum) G 661 Tignola della patata*** (Phthorimaea operculella; Lepid. Gelech.). Le larve scavano gal- lerie nelle coste fogliari. ®Patata per gli aspetti morfologici e biologici. DIFESA: ricorso a trattamenti con piretroidi al rinvenimento dei primi attacchi larvali. Tripidi (Thrips tabaci, Frankliniella: Tisan. Trip.). Danneggiano le piantine in vivaio, causando con loro le punture depigmentazioni dei tessuti fogliari. DIFESA: eventuale ricorso a trattamenti con spinosad. Meloidogine * (Meloidogyne spp.; Tilench. Eterod.). Determina la comparsa di galle ran dicali sull apparato radicale che appare interessato da numerose nodosità. Le piante gravemente colpite deperiscono e, nei casi più gravi, muoiono. Il nematode è polifago, sopravvive nel terreno per svariati anni ed è presente soprattutto nei terreni sciolti. DIFESA: ampie rotazioni colturali con piante non suscettibili; ricorso alla pratica della solarizzazione del suolo o al trattamento in pre- o in postrapianto con Bacillus firmus. ppt Orobanche* (Phelipanche ramosa; Scrof. Orob). Trattasi di una pianta parassita che, con austori, si fissa sulla parte ipogea delle piante ospiti di diverse specie per nutrirsi. ®Pomodoro. DIFESA: ricorrere a lunghe rotazioni con piante non ospiti (graminacee, liliacee, crucifere); estirpare le piante parassite prima della fioritura e della formazione dei semi. c Peronospora o Muffa blu*** (Peronospora hyoscyami, syn. Peronospora tabacina; Oomycota). la malattia più temibile del tabacco. Si manifesta in semenzaio e anche in campo. Sulle foglie compaiono macchie decolorate sulla pagina superiore in corrispondenza delle quali, sulla pagina inferiore, si sviluppa una muffa azzurra costituita dalla vegetazione conidica e dai conidiofori del fungo. In seguito i tessuti alterati disseccano. Il patogeno sopravvive con le oospore come micelio quiescente sui resti colturali infetti. Le infezioni avvengono soprattutto ad opera dei conidi. Questi vengono trasportati dal vento e dalla pioggia e, giunti sulle foglie, germinano e originano un premicelio che penetra attraverso gli stomi o perforando la cuticola, per poi sviluppare un micelio intercellulare. L evasione della vegetazione conidiofora e la comparsa dei sintomi della malattia avvengono dopo un periodo d incubazione di 5-7 giorni o anche più, in funzione della temperatura. In semenzaio i sintomi compaiono dopo che il patogeno ha già prodotto gli elementi propagativi. Quando il micelio si sviluppa nei tessuti adiacenti ai vasi conduttori, questi subiscono costrizioni che ostacolano la circolazione linfatica, per cui la vegetazione ingiallisce. Le infezioni sono favorite dalla bagnatura delle foglie per almeno un ora, o da un umidità relativa prossima al limite di saturazione, e da temperature di 17-24 °C. DIFESA: proteggere le piantine in semenzaio con interventi preventivi a cadenza settimanale; in campo trattare dopo ogni pioggia, o intervento irriguo per aspersione (es. con mancozeb, sali rameici, metalaxil, metalaxyl-M, fosetil-Al, acibenzolar-S-methyl, cymoxanil, cyazofamid). Moria delle piantine* (Pythium spp.; Oomycota). La malattia di manifesta in semenzaio con morie di piante per effetto di una forma di marciume che interessa la zona del colletto. Alla superficie dei tessuti colpiti e sul terriccio si ricoprono di una leggera vegetazione fungina di colore biancastro. Gli agenti responsabili si conservano con oospore nel terreno che germinano per micelio oppure originano uno sporangio, nonché con clamidospore che possono evolversi in zoosporangi contenenti zoospore o produrre un filamento miceliale che origina poi il micelio. Le infezioni avvengono attraverso l impiego di terricci infetti e sono favorite nei semenzali troppo fitti e con ristagni di umidità. DIFESA: per l allestimento dei semenzai impiegare substrati non infetti; evitare l eccessiva densità di semina; intervenire con propamocarb con finalità preventiva o alla comparsa dei primi sintomi. G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 661 G 5/30/18 9:55 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini