SEZIONE G

na d a oe o e. nli uoe e n 3. o- ). la e, si e el ne, di ro o no, oo hi ). e V Vite (Vitis vinifera) G 679 Incide poi il picciolo fogliare causando il disseccamento del sigaro, che rimane appeso alla pianta o cade a terra. Le larve si sviluppano a spese dei tessuti disseccati del sigaro, raggiungendo la maturità in una trentina di giorni. Abbandonati i sigari, si interrano a 10-25 cm di profondità, per poi compiere la metamorfosi. I nuovi adulti rimangono nelle loro celle pupali fino alla primavera successiva oppure escono per rifugiarsi nel terreno o sotto il ritidoma e superare l inverno. I danni arrecati sono generalmente di trascurabile interesse economico. DIFESA: intervento contro gli adulti, solo in caso di forti presenze, impiegando deltametrina. Tignola*** (Eupoecilia ambiguella; Lepid. Tortr.). Le larve (rossastre, con capo nero, lunghe 10-12 mm) distruggono i bottoni fiorali e penetrano negli acini causandone il disseccamento o la marcescenza in seguito all insediamento della botrite. Gli adulti (12-15 mm di apertura alare, con ali anteriori gialle interessate da un ampia fascia mediana trasversale subtrapezoidale di colore bruno, nell ambito della quale se ne notano altre 2 più scure) volano all inizio della primavera, alla comparsa dei grappolini. Le uova vengono deposte, isolate, sul rachide e sui pedicelli. Le larve svolgono la loro attività durante la fioritura distruggendo gruppi di bottoni fiorali legati con fili sericei per formare nidi. Raggiunta la maturità, si incrisalidano in mezzo ai grappoli danneggiati o sul ceppo. I nuovi adulti volano a fine giugno-inizio luglio e da essi prende origine la II generazione larvale, destinata a danneggiare gli acini. Le larve mature si riparano sotto il ritidoma dove si formano le crisalidi destinate allo svernamento. Nelle regioni centrosettentrionali può svolgersi una terza generazione da parte degli individui più precoci; nell Italia centro-meridionale la tignola compie 3 generazioni, l ultima delle quali con modeste popolazioni. DIFESA: come per la tignoletta (Lobesia botrana). G Tignola rigata** (Cryptoblabes gnidiella; Lepid. Piral.). Infesta soprattutto i vigneti delle regioni meridionali e centro-occidentali. Le larve (lunghe circa 10 mm, di colore variabile dal grigio verdastro al brunastro, con 2 bande longitudinali dorso-laterali scure) svolgono la loro attività su grappoli danneggiati da tignola, tignoletta ed eulia o invasi da cocciniglie farinose, ma attaccano anche quelli sani. Compie 3-4 generazioni all anno, con le popolazioni più numerose in piena estate, nella fase di maturazione dei grappoli. L inverno viene trascorso come larva matura riparata sotto il ritidoma del ceppo. DIFESA: contenimento dei danni causati ai grappoli da altri insetti per ridurre le condizioni favorevoli all insediamento della tignola rigata; intervento con soglia di tolleranza del 10% utilizzando i preparati indicati per la tignoletta (Lobesia botrana). Tignoletta*** (Lobesia botrana; Lepid. Tortr.). Le larve (lunghe fino a 19 mm, di colore verde chiaro con capo bruno aranciato) distruggono i bottoni fiorali, formando dei nidi, e penetrano negli acini causandone il disseccamento o la marcescenza in seguito all insediamento della botrite. Gli adulti (10-12 mm di apertura alare, con ali anteriori con colore di fondo bruno e interessate da macchie brune miste ad altre grigie e bluastre), hanno un primo periodo di volo alla comparsa dei grappolini. Le femmine depongono uova isolate preferibilmente sulle brattee dei grappolini fiorali, meno frequentemente sul rachide e sui pedicelli. Da esse prende origine la prima generazione larvale antofaga che danneggia i bottoni fiorali. Raggiunta la maturità, le larve si incrisalidano in mezzo ai grappoli danneggiati per dare gli adulti di secondo volo che sfarfallano verso la fine di giugno. Le femmine ovidepongono sugli acini e prende origine la seconda generazione G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 679 5/30/18 9:55 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini