SEZIONE G

G 68 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE Il ruolo più importante nella trasmissione dei virus è svolto da insetti con apparato boccale pungente-succhiante e, in minor misura, da nematodi; meno importanti sono gli insetti con apparato boccale masticatore e gli acari. In aggiunta, agiscono da vettori anche alcune specie di protozoi plasmodioforali e di funghi chitridiomiceti radicali. Più in particolare, nell ambito degli insetti con apparato boccale pungente-succhiante il maggior numero di specie vettrici si trova fra i Rincoti Omotteri, con una netta predominanza di afidi, vettori di oltre 275 virus, quindi cicadellidi, vettori di circa 30 virus, delfacidi, pseudococcidi e coccidi, mentre fra gli aleurodidi le specie vettrici sono limitate (3), ma trasmettono un centinaio di virus. Alcune specie vettrici si trovano anche fra i Rincoti Eterotteri e i Tisanotteri, in particolare fra i tripidi con specie che trasmettono tospovirus. L elevato numero di specie vettrici fra gli insetti con apparato boccale pungentesucchiante probabilmente dipende dal loro modo di procurarsi le sostanze trofiche attraverso punture di alimentazione che non arrecano grave danno alle cellule in cui si cibano, condizione favorevole per la trasmissione dei virus i quali richiedono cellule vive per la loro replicazione. Inoltre, questi insetti spesso si nutrono succhiando la linfa dal tessuto floematico, il quale rappresenta anche la sede di replicazione di parecchi virus, sono dotati di elevata mobilità per cui entrano in contatto con parecchie piante e, limitatamente agli afidi, individuano quelle ospiti tramite brevi punture, dette di assaggio, che favoriscono l acquisizione e l inoculazione di virus presenti nei tessuti epidermici o parenchimatici. I modi di trasmissione dei virus mediante vettori animali si distinguono in: non persistente, semipersistente e persistente, in funzione della durata del periodo di tempo in cui il vettore, una volta acquisito un virus, conserva la capacità di trasmetterlo a piante sane senza entrare di nuovo in contatto con piante infette (periodo d infettività). importante ricordare che la trasmissione mediante vettori presenta caratteristiche proprie di specificità che riguardano sia i gruppi tassonomici dei vettori e dei virus sia i rapporti che si instaurano tra vettori e virus. In particolare si ha che: un virus è trasmesso solo da vettori dello stesso gruppo tassonomico, per esempio, un virus trasmesso da afidi non è trasmesso da altri tipi di insetti (es. cicadellidi, tisanotteri, ecc.); un virus è trasmesso solo in una maniera; le specie virali di un genere di norma sono trasmesse da vettori dello stesso tipo (es. da afidi o tisanotteri) e tutte nella stessa maniera. In linea generale, i virus che contraggono rapporti superficiali con i vettori (es. trasmissione non persistente) sono trasmessi da parecchie specie affini; al contrario, i virus che contraggono rapporti più complessi con i vettori (es. trasmissione persistente propagativa) hanno un numero limitato di specie vettrici. La trasmissione non persistente è specifica degli afidi, la persistente è propria degli insetti con apparato pungente-succhiante, mentre la semipersistente si riscontra in tutti i tipi di vettori animali. Nella trasmissione non persistente i virus sono acquisiti dagli afidi nel corso di punture di assaggio, molto brevi (15-20 sec.) e tali da non danneggiare la membrana cellulare, che questi insetti eseguono nelle cellule epidermiche e del mesofillo in rapida successione su più piante per determinare la loro appetibilità, durante le quali emettono dapprima una piccola quantità di saliva nelle cellule e poi aspirano una piccola quantità di succo cellulare. Nel corso di queste punture in cellule infette delle particelle virali in sospensione nel succo cellulare restano adsorbite alla cuticola dell estremità distale del canale mascellare, da dove si distaccano e sono inoculate a G01_2_Fitopatologia.indd 68 5/30/18 9:00 AM c V n p o In d p c a a p s d M c e e te p r s d v s p a fl g m n a r n d s d tr d ( (

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini