SEZIONE G

G 684 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE il fungo stesso produce e che dissolvono lo strato cuticolare. Importanti sono gli attacchi di botrite conseguenti ai danni delle tignole. Gli acini aggrediti dalla botrite si ricoprono di muffa grigia, costituita dai conidiofori e relativi conidi. La perpetuazione del fungo avviene prevalentemente con micelio localizzato sui tralci, meno frequentemente con le masse scleroziali e raramente con fruttificazioni (apoteci) della forma sessuata che producono aschi che liberano le ascospore. Il patogeno è in grado di sopravvivere nel terreno sulle foglie marcescenti. DIFESA: trae notevoli vantaggi dalla corretta gestione agronomica (concimazione equilibrata, sfogliature appropriate), ma è imperniata sull applicazione preventiva di fungicidi alla prechiusura dei grappoli e a partire dall invaiatura, quando la pianta rimane bagnata per almeno 15 ore in presenza di temperatura media di 15 °C (regola dei due 15). I preparati utilizzabili sono numerosi: fludioxonil (da solo o in miscela con cyprodinil), boscalid, fluazinam, anilinopirimidine (pyrimetanil, cyprodinil, mepanipyrim), fenpyrazamine, fenhexamid, bicarbonato di potassio, geraniolo 1 eugenolo 1 timolo e organismi antagonisti (Bacillus subtilis, Bacillus amyloliquefacens, Aureobasidium pullulans, Pythium oligandrum). Escoriosi** (Diaporthe neoviticola, syn. Phomopsis viticola; Asc.). La malattia si manifesta soprattutto sui tralci di 1-2 anni, sui quali compaiono i sintomi più significativi in inverno, rappresentati da annerimenti localizzati prevalentemente nella parte basale, disposti in senso longitudinale, nell ambito dei quali sono presenti tacche chiare di varia ampiezza. Un altra sintomatologia è la presenza di aree imbiancate, nell ambito delle quali sono presenti elementi puntiformi neri e lucenti (picnidi). Sui tralci erbacei si formano tacche necrotiche allungate, con fessurazione dei tessuti corticali. Sulle foglie compaiono macchie del diametro di 0,5-1,5 cm, di colore grigio scuro con contorno clorotico, accompagnate da increspamenti e lacerazioni del lembo. La malattia causa l aborto delle gemme o l emissione di germogli poco sviluppati, interessati alla loro base da tacche necrotiche. I danni sui grappoli sono rari e si manifestano con imbrunimento del rachide e dei pedicelli, aborti fiorali, picchiettature nere sugli acini. Maggiormente suscettibili sono i vitigni Sangiovese, Montepulciano, Vermentino, Italia, Regina, Cardinal, Ohanez, ecc. Del patogeno è conosciuta solo la forma di riproduzione agamica, con due tipi di conidi: a e b (i primi ovali leggermente appuntiti alla base e capaci di germinare; i secondi allungati, con la parte distale assottigliata e ricurva, sono invece sterili). La produzione dell uno o dell altro tipo è legata alle condizioni ambientali e a quelle fisiologiche della pianta, mentre quella dei conidi di tipo b è stimolata da un elevato rapporto carbonio-azoto. Il fungo si conserva in inverno con micelio nelle gemme e con picnidi differenziatisi sui tralci, sui resti della potatura e sulle foglie cadute a terra. In primavera, in presenza di temperature di 8-18 °C, di bagnature della vegetazione per 13-17 ore o di lunghi periodi piovosi, il micelio riprende a vegetare e i picnidi emettono cirri mucillaginosi giallastri, inglobanti i conidi che, diffusi dalle piogge, originano le nuove infezioni sui germogli. L intensità di queste varia da un anno all altro, in funzione delle condizioni ambientali, dal potenziale d inoculo e del grado di suscettibilità varietale. DIFESA: nei vigneti colpiti dalla malattia intervenire precocemente, alla rottura delle gemme e dopo una decina di giorni, con germogli che hanno 2 foglie libere, impiegando sali di rame, ditiocarbammati, folpet. In quelli fortemente colpiti è consigliabile intervenire anche nella fase di lignificazione dei tralci, privilegiando per i trattamenti antiperonosporici i formulati contenenti i prodotti efficaci anche contro l escoriosi. G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 684 5/30/18 9:55 AM E c E fo fo c t il c a c le t p a a c d p b p s d M F s n s s n m in c d ta o p d c n c m g tu F

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini