SEZIONE G

li ù, a e a o, e onu) i, e, iosi ti oa % nià i0o il i, um ua. io e i. eoio, si a nti iè V Vite (Vitis vinifera) G 689 ampia: dai tradizionali zolfo e meptyl-dinocap ai moderni triazoli, analoghi delle strobilurine, spiroxamina, bupirimate, quinoxyfen, proquinazid, metrafenone, pyriofenone, cyflufenamid, fluxapyroxad, bicarbonato di potassio e altri prodotti naturali come olio essenziale di arancio, laminarina, chitosano (COS 5 OGA), l antagonista Ampelomyces quisqualis. Rossore parassitario* (Pseudopezicula trachiphila, syn. Pseudopeziza tracheiphila; Asc.). La malattia si manifesta con disseccamenti fogliari che dal bordo del lembo si estendono verso il centro, interessando ampi settori. I tessuti interessati, prima di disseccarsi, assumono una colorazione gialla nei vitigni bianchi e rossastra negli altri. Il patogeno sopravvive sulle foglie cadute a terra, sulle quali si differenziano apoteci con aschi. In primavera le ascospore rilasciate dagli aschi, in presenza di un velo d acqua sulle foglie, germinano e producono un premicelio che perfora la cuticola per poi sviluppare un micelio che invade il parenchima e i vasi impedendo la circolazione della linfa e causando la suddetta sintomatologia. Le infezioni avvengono con germogli lunghi una decina di centimetri, ma i sintomi si manifestano dopo 20-40 giorni. DIFESA: gli interventi antiperonosporici con prodotti ad ampio spettro iniziati quando i germogli sono lunghi 7-10 cm riescono a contenere gli attacchi. b Tumore batterico ** (Agrobacterium tumefaciens, A. vitis; Gracilicutes). Le viti colpite presentano masse tumorali all altezza del colletto (®Melo). G ftpl Flavescenza dorata*** (Candidatus Phytoplasma vitis; Mollicutes). una malattia che nell ultimo decennio del secolo scorso ha causato gravi epidemie, con elevate perdite di produzione in Veneto, Lombardia e Piemonte. Allo stato attuale, la sua diffusione nelle aree in cui è presente da più tempo sembra stazionaria o in fase di regressione in seguito all attuazione delle direttive del decreto ministeriale di Lotta obbligatoria in vigore fin dal 2000 (®di seguito) mentre risulta in costante crescita in altre aree viticole dell Italia centro-settentrionale. Le manifestazioni della flavescenza dorata (FD) variano in funzione della sensibilità varietale, della combinazione d innesto e del sistema d allevamento delle viti. I primi sintomi possono comparire già nel mese di maggio, con il disseccamento di grappolini, ma di solito si evidenziano dai primi di luglio, quando le foglie prendono un colore giallo con riflessi dorati, nelle varietà a uva bianca, o rosso vinoso in quelle a uva nera, dapprima con andamento perinervale o settoriale e poi esteso a tutta la lamina. Col tempo le foglie assumono una consistenza cartilaginea, diventano fragili e, in alcune varietà, ripiegano i margini verso il basso e assumono forma triangolare. Nel caso di manifestazioni fogliari successive all allegagione, i grappoli avvizziscono oppure gli acini non raggiungono la completa maturazione. I tralci colpiti di norma sono corti, scarsamente lignificati e ripiegati verso il basso; durante l inverno necrotizzano mentre lungo gli internodi possono comparire piccole pustole nerastre. Le manifestazioni della malattia possono interessare solo alcuni tralci di una pianta oppure tutta la chioma. Le viti ammalate, dopo alcuni anni di sintomi conclamati, tendono a riprendere una vegetazione pressoché normale (fenomeno noto come recovery), tranne le piante di varietà molto sensibili (Chardonnay, Riesling italico, Sangiovese, Pinot grigio), che spesso vanno soggette a un progressivo deperimento fino alla morte. L agente della FD trovato in natura anche in piante di Clematis vitalba e in poche altre specie è trasmesso in modo persistente propagativo dalla cicalina Scaphoideus titanus, una specie di origine norda- G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 689 5/30/18 9:55 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini