SEZIONE G

o o ri i. e eio o e ee ui e a hi e di ti li a ie e i sa è a ai e li ti li e ee o e a a VIRUS G 69 cellule sane con la saliva emessa durante la ripetizione di nuove punture d assaggio. Va osservato che il legame particelle virali-cuticola mascellare non è un azione meccanica, ma un processo specifico dovuto all interazione di particolari siti del rivestimento proteico virale, direttamente o mediata da 1-2 proteine codificate dal virus nella cellula ospite, con determinati recettori presenti nella cuticola mascellare degli afidi vettori. In questa trasmissione il periodo di infettività dei vettori è limitato ad alcune punture d assaggio o, in caso di digiuno, a diverse ore (16-24). I virus trasmessi in modo non persistente producono alterazioni di colore delle foglie (mosaici, maculature) e in alcune specie ospiti si trasmettono anche per seme. Inoltre, per il particolare modo di acquisizione e di inoculazione legato alle punture di assaggio, possono essere trasmessi anche da afidi che non colonizzano le piante ospiti del virus, mentre per la rapidità del processo di trasmissione i trattamenti aficidi non consentono di prevenire la loro diffusione in campo. Fra questi virus ricordiamo i membri dei generi Potyvirus (es. virus Y della patata 5 PVY, virus della vaiolatura delle drupacee 5 PPV), Carlavirus (virus S e M della patata 5 PVS, PVM), Cucumovirus (CMV) e Alfamovirus (AMV). Nella trasmissione persistente le particelle virali, ingerite dai vettori con la linfa nel corso di punture di alimentazione su una pianta infetta, attraversano il tubo digerente ed entrano nelle ghiandole salivari da dove sono inoculate in piante sane con la saliva emessa nei tessuti all inizio di un nuovo processo di alimentazione. Questi virus hanno tempi di acquisizione e di inoculazione abbastanza lunghi (minuti, ore), presentano un periodo di tempo successivo all acquisizione, variabile da alcune ore a giorni, detto periodo di latenza, durante il quale si diffondono nel corpo del vettore fino alle ghiandole salivari e non si ha la trasmissione, dopo di che possono essere trasmessi per un periodo di tempo variabile, in funzione del virus, da alcune settimane al restante periodo di vita del vettore. La trasmissione persistente si distingue poi in circolativa, in cui i virus si diffondono nel corpo del vettore e si accumulano nelle ghiandole salivari senza replicarsi, e propagativa, in cui si moltiplicano nelle cellule del vettore; fra questi ultimi alcuni si trasmettono alla discendenza attraverso l uovo (trasmissione transovarica). I virus trasmessi in modo persistente nelle piante solitamente sono localizzati nel floema e causano riduzione di sviluppo (nanismo), arrossamento, accartocciamento o giallume delle foglie. La trasmissione persistente circolativa è operata da: afidi e riguarda, fra gli altri, i membri della famiglia Leuteoviridae con virus molto importanti come gli agenti del nanismo giallo dell orzo (BYDV) e dell accartocciamento fogliare della patata (PLRV); aleurodidi, in particolare Bemisia tabaci, vettrice di geminivirus del genere Begomovirus (es. virus dell arricciamento fogliare giallo del pomodoro 5 TYLCV, molto dannoso nel nostro Paese per il pomodoro in coltura protetta); cicadellidi, vettori di geminivirus dei generi Curtovirus (es. virus dell arricciamento fogliare della bietola 5 BLCV) e Mastrevirus (es. virus della striatura del mais 5 MSV). La trasmissione persistente propagativa è operata da alcune specie di afidi, vettori di rhabdovirus, da delfacidi e cicadellidi, vettori di altri rhabdovirus e reovirus, e da tripidi dei generi Thrips e Franklimella, vettori di tospovirus tra i quali rivestono grande importanza economica il TSWV e il virus della maculatura necrotica dell Impatiens (INSV). Nella trasmissione semipersistente i virus sono acquisiti dai vettori dopo diversi minuti (15-60) di alimentazione su una pianta infetta, sono trattenuti adsorbiti alla membrana G01_2_Fitopatologia.indd 69 G 5/30/18 9:00 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini