SEZIONE G

G 690 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE SPECIALE mericana, arrivata in Europa negli anni 50, strettamente legata alla vite, con una generazione all anno, che sverna come uovo deposto in estate nel ritidoma dei tralci, di solito quelli di 2 anni. Gli adulti sono presenti dalla fine giugno fino alla caduta delle foglie; sono le forme che trasmettono il fitoplasma e che spostandosi rapidamente da una vite all altra possono dare origine a gravi epidemie (sono considerati potenziali vettori anche le specie Oncopsis alnus, Dictyophara europeae, Orientus ishidae). La trasmissione del fitoplasma mediante innesto è molto limitata e di scarsa importanza pratica. DIFESA: le misure di contenimento sono indicate nel d.m. di Lotta obbligatoria (G.U. n. 159 del 10/7/2000) che prescrive la realizzazione dei nuovi impianti con materiale vivaistico certificato, la lotta contro l insetto vettore e l estirpazione delle piante sintomatiche o dell intero vigneto nelle aree che ricadono in una zona focolaio (zona in cui la malattia interessa poche piante per cui si ritiene ancora possibile la sua eradicazione). Nelle zone dove la malattia è molto diffusa (zone d insediamento), per favorire il risanamento delle piante ammalate si consiglia l asportazione di tutti i tralci con sintomi o, ancora meglio, il taglio dei ceppi a circa 30-50 cm dall innesto e una puntuale lotta al vettore per rendere stabile nel tempo lo stesso risanamento. Legno nero*** (Candidatus Phytoplasma solani; Mollicutes). Infezioni di legno nero, più o meno diffuse, sono presenti in numerose aree viticole dell Italia settentrionale e centro-meridionale. La fitoplasmosi causa sintomi praticamente non distinguibili da quelli determinati dalla flavescenza dorata; le 2 malattie si differenziano nettamente dal punto di vista eziologico ed epidemiologico. L agente del legno nero ha una gamma di piante ospiti molto ampia, tra cui ornamentali, ortive, arboree e numerose specie erbacee componenti della flora spontanea dei vigneti (es. convolvolo, plantago, ortica, calistegia). In natura è trasmesso in modo persistente propagativo dalla cicalina cixiide Hyalesthes obsoletus, una specie monovoltina, polifaga, che visita solo occasionalmente la vite e svolge il suo ciclo biologico sulle radici di ortica e di convolvolo, ospiti anche del fitoplasma agente della malattia, sulle quali sverna come ninfa di III età. Gli adulti, presenti da metà giugno a inizio settembre, acquisiscono il fitoplasma da piante erbacee, ma non dalla vite, e lo trasmettono alla vite con occasionali punture d alimentazione. La trasmissione per innesto, come nel caso della flavescenza dorata, riveste scarsa importanza pratica. DIFESA: i trattamenti insetticidi al vigneto sono sconsigliati poiché il vettore non si sviluppa sulla vite; possono riuscire utili gli interventi che portano alla distruzione dei centri di sviluppo del vettore, rappresentati dalle piante di ortica e di convolvolo e, più in generale, dalle infestanti a foglie larghe, sorgenti d inoculo del fitoplasma, situate nelle aree circostanti e all interno dei vigneti evitando, in ogni caso, il diserbo chimico e lo sfalcio da inizio giugno alla fine di agosto, affinché il vettore non si trasferisca dalle piante erbacee alle viti. Si consiglia anche la rimozione dei polloni, sui quali potrebbe alimentarsi il vettore, l eliminazione con la potatura di tutte le parti legnose che mostrano sintomi e, eventualmente, la capitozzatura poco sopra l innesto per favorire il risanamento delle piante. v Accartocciamento fogliare*** (Grapevine leafroll-associated virus 1, 3, 5 5 GLRaV-1, GLRaV-3, GLRaV-5, gen. Ampelovirus ; Grapevine leafroll-associated virus 2 5 GLRaV-2, gen. Closterovirus; Grapevine leafroll-asociated virus-7 5 GLRaV-7, gen. Veklavirus ; altre specie-fam. Closteroviridae non ancora assegnate a un genere). una malattia diffusa in tutte le principali aree di coltivazione della vite, che riduce sensibilmente la quantità e la qualità della produzione per l irregolare maturazione dei grappoli e il basso G02_3_5_Fitopatologia,Entomologia.indd 690 5/30/18 9:55 AM c s d p d o 9 v ta s in v a e la c A c è g fo to p q d d m s n in v L r p m e lo L d n p d l M tr g

SEZIONE G
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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini