SEZIONE G

G 70 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE di rivestimento del tratto anteriore del canale alimentare e si ritiene siano inoculati nelle cellule con il rigurgito dei flussi digestivi dell alimentazione precedente su una pianta infetta. Nell ambito degli insetti con apparato boccale pungente-succhiante, trasmettono virus in modo semipersistente afidi, aleurodidi, cicaline, coccidi e pseudococcidi. In particolare, tra quelli trasmessi da afidi si ricordano i closterovirus (es. virus del giallume della bietola 5 BYV, virus della tristezza degli agrumi 5 CTV) e tra quelli trasmessi da coccidi e pseudococcidi alcuni ampelovirus (virus 1, 3, 5, 9 associati all accartocciamento fogliare della vite 5 GLRaV-1, 3, 5, 9) e alcuni vitivirus (virus A e B della vite 5 GVA, GVB associati alla sindrome del legno riccio della vite). Fra gli insetti ad apparato boccale masticatore si comportano da vettori, secondo un modo assimilabile alla semipersistenza, diverse specie di coleotteri, in particolare crisomelidi e curculionidi. I virus trasmessi sono inclusi in sei generi, fra cui i più importanti sono Como-, Bromo- e Carmovirus; si tratta di virus provvisti di particelle sferiche e con la caratteristica di diffondersi nella pianta ospite attraverso lo xilema. Tra gli acari, la proprietà di trasmettere virus, secondo il modo semipersistente, è stata riscontrata in alcune specie di Tetranichidi (Brevipalpus spp.) e soprattutto di Eriofidi dei generi Eriophyes, Colomerus, Aceria e Abacarus, di cui gli ultimi due annoverano specie vettrici di virus che infettano graminacee (Tritimovirus e Rymovirus) e bulbose (Allexivirus). Da ricordare è il tritimovirus del mosaico striato del frumento (WSMV) trasmesso dagli adulti di Aceria tosichella, purché la sua acquisizione avvenga dalle ninfe del primo e secondo stadio. Nell ambito dei nematodi sono vettori una ventina di specie ectoparassite che si alimentano inserendo lo stiletto boccale nei tessuti radicali. Esse appartengono ai generi Xiphinema, Longidorus e Paralongidorus (fam. Longidoridae) e trasmettono virus con particelle sferiche inclusi nei generi Nepo-, Chera- e Sadwavirus e ai generi Trichodorus e Paratrichodorus (fam. Trichodoridae), con specie vettrici dei Tobravirus, entità con particelle a bastoncino rigido che infettano numerose piante erbacee da orto e ornamentali. L acquisizione e la successiva inoculazione dei virus da parte dei nematodi avvengono in circa 1 ora, l infezione persiste nei vettori per un periodo di tempo che varia da 8-9 settimane per le specie di Longidorus a 10-12 mesi per le specie di Trichodorus e Xiphinema. I protozoi e i funghi vettori di virus sono parassiti obbligati, unicellulari, a sviluppo endocellulare, ipogei, provvisti di zoospore e di spore durevoli in grado di conservarsi vitali nel terreno per parecchi anni. I protozoi vettori appartengono ai generi Polymyxa, con le specie P. betae e P. graminis, e Spongospora con la specie S. subterranea vettrice del virus del nanismo maculato della patata (PMTV) e di un virus del crescione. P. betae infetta essenzialmente chenopodiacee, trasmette il virus dell ingiallimento nervale necrotico della bietola (BNYVV), agente della rizomania della chenopodiacea, e altri virus che infettano la bietola in forma latente (virus della bietola trasmesso attraverso il terreno 5 BSBV, virus Q della bietola 5 BVQ). P. graminis si sviluppa in Poaceae e trasmette una quindicina di virus di graminacee inclusi nei generi Furovirus (es. virus del mosaico dei cereali trasmesso attraverso il terreno 5 SBCMV) e Bymovirus (es. virus del mosaico giallo e del mosaico moderato dell orzo 5 BYMV e BMMV, virus del mosaico dell avena 5 OMV) e due virus dell arachide (Pecluvirus). A parte il virus del crescione, tutti gli altri hanno particelle tubolari rigide o filamentose flessuose. G01_2_Fitopatologia.indd 70 5/30/18 9:00 AM s il r v ( O c s 1 s n d n s le n s la a n 1 n o in in v to s fu d lo In r te a lo c d d m s

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini