12.6 Sintomatologia

la o- el lti s n oti n è di n) o a iri n à e di e - nia, te. rlo e s s. el n- VIRUS G 71 I funghi vettori di virus sono Olpidium brassicae e O. bormovanus: si tratta di parassiti di numerose piante erbacee, in particolare lattuga e crucifere il primo, cucurbitacee il secondo. Essi trasmettono una decina di virus, di cui alcuni con particelle isodiametriche (Aureus-, Carmo-, Tombus- e Necrovirus), altri con particelle a bastoncino rigido (Varicosavirus) o filiformi (Ophiovirus). Fra questi ultimi si ricorda il virus Mirafiori della lattuga (MiLV, Ophiovirus), responsabile dell ispessimento nervale della composita, trasmesso da O. brassicae. Le zoospore e le spore durevoli di Polymyxa spp. e, limitatamente ai virus con particelle tubolari o filamentose, quelle di O. brassicae acquisiscono durante il loro sviluppo in tessuti radicali infetti l infezione che si conserva per parecchi anni (fino a 15-20) all interno delle spore durevoli rilasciate nel terreno con la decomposizione dei tessuti radicali, mentre le zoospore diffondono l infezione ad altre piante delle coltivazione. Le spore durevoli, sotto lo stimolo di essudati radicali di una specie sensibile, germinano e originano zoospore virulifere che avviano nuovamente l infezione del protozoo o del fungo e contemporaneamente quella del virus in una coltura sensibile. Al contrario, nel caso dei virus con particelle sferiche, le zoospore e le spore durevoli di O. brassicae e di O. bormovanus, provenienti da tessuti radicali infetti, sono esenti da virus; le particelle virali sono acquisite dalle zoospore dalla soluzione circolante del terreno, nella quale vengono rilasciate dalle radici di piante infette con il distacco e la successiva decomposizione di cellule epidermiche, e sono portate al loro interno durante la trasformazione in ciste all atto dell infezione di una piante ospite. Questi virus, in assenza di piante ospiti, sopravvivono nei residui radicali nel terreno o sono adsorbiti nei suoi colloidi. G 12.6 Sintomatologia. I virus producono sintomi alquanto diversi che si possono manifestare a carico dell intera pianta oppure soltanto a carico delle foglie, dei frutti o di organi ipogei (tuberi, fittoni, ecc.). Oltre alle manifestazioni esterne, inducono alterazioni interne sotto forma di necrosi di cellule o di elementi floematici, comparsa di particolare inclusioni cellulari, ecc. In aggiunta, il medesimo tipo di sintomo può essere indotto da virus diversi e ancora uno stesso virus può manifestarsi con un unico quadro sintomatologico o con sintomi diversi in funzione del ceppo di virus, della specie ospite, della sensibilità varietale, ecc. Di frequente i sintomi indotti da un virus variano d intensità in funzione dell età della pianta al momento dell infezione, delle condizioni ambientali e di crescita della pianta stessa. Così, per esempio, le piante infettate nelle prime fasi del loro sviluppo subiscono danni maggiori rispetto ad altre infettate a sviluppo completato. Inoltre, i sintomi, sotto forma di mosaici o maculature fogliari, indotti dai virus che si replicano nei tessuti epidermico-parenchimatici si attenuano fino a scomparire con le temperature elevate (mascheramento dei sintomi) per poi ripresentarsi sulla vegetazione autunnale. Al contrario, i sintomi d accartocciamento o giallume fogliare, causati da virus localizzati nei tessuti floematici tendono ad accentuarsi nei mesi estivi. Vi sono poi virus che in determinate piante ospiti non causano sintomi evidenti (infezione latente) pur determinando riduzioni della loro attività vegetativa e produttiva. Infine va osservato che in alcune combinazioni pianta ospite-virus le manifestazioni dei sintomi sono evidenti nel primo periodo d infezione (fase acuta), poi diventano meno evidenti fino anche alla totale scomparsa (fase cronica). Questo processo di remissione dei sintomi (noto come recovery) sembra connesso all attivazione di un particolare G01_2_Fitopatologia.indd 71 5/30/18 9:00 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini