SEZIONE G

G 74 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE utilizzata fin dal XIX secolo per il controllo delle infezioni intraseminali del carbone (Ustilago nuda) nelle cariossidi di grano e orzo, è indicata specialmente contro le infezioni da fitoplasmi. Per il trattamento con aria calda le piante da risanare, allevate in vaso e in attiva vegetazione, vengono poste in una apposita cella, nella quale si eleva gradualmente la temperatura fino al regime termico di circa 37 °C, per un periodo variabile, a seconda della pianta da risanare e dell entità infettiva da eliminare, da qualche settimana (es. fragola) ad alcuni mesi (es. vite, piante da frutto). Nel caso di specie arboree l effetto terapeutico interessa, comunemente, solo le porzioni apicali dei germogli cresciuti durante l applicazione del calore, le quali, al temine del periodo di trattamento prestabilito, vengono prelevate dalla pianta madre e innestate su giovani piantine sane o messe a radicare. Diversa è la situazione per le specie erbacee nelle quali il calore provoca, in genere, la denaturazione delle entità infettive consentendo il risanamento di tutta la pianta. La coltura in vitro di meristemi apicali si basa sul fatto che i tessuti meristematici generalmente non sono raggiunti o sono inadatti, per l intensa attività metabolica delle loro cellule, alla replicazione dei virus o di altri agenti infettivi e sulle proprietà delle stesse cellule meristematiche di originare, dividendosi, una plantula completa. In pratica, questa tecnica consiste nel prelievo in condizioni asettiche della cupola meristematica con un paio di abbozzi fogliari (generalmente dagli apici vegetativi caulinari e della dimensione complessiva di 0,1-0,6 mm) e nel suo allevamento, in asepsi su terreni di coltura contenenti gli ormoni indispensabili per lo sviluppo del germoglio (citochinine e giberelline) e delle radici (auxine), fino allo sviluppo di piantine idonee al trapianto in vasi. Altre volte la cupola meristematica espiantata viene trasferita sull epicotile capitozzato di un giovane semenzale allevato in consizioni asettiche in vitro (tecnica del microinnesto). Per ottenere migliori risultati con le tecniche descritte, in special modo nei riguardi delle infezioni da viroidi (di seguito), che si replicano bene ad alte temperature, si ricorre alla coltura di apici meristematici prelevati da piante al temine del trattamento con aria calda, abbinando quindi la termoterapia con la coltura di meristemi. In ogni caso, solo una parte delle nuove piantine ottenute sono sane in funzione, per esempio, del comportamento del virus, delle condizioni di crescita dei germogli durante il trattamento termico o della dimensione dei tessuti merisistematici prelevati dalla pianta madre (più sono grandi, minore è la possibilità di risanamento); pertanto è necessario controllarle singolarmente e in periodi successivi per verificare il loro stato sanitario. Dagli esemplari sani (le cosiddette piante di categoria pre-base), i quali sono mantenuti in strutture isolate dall ambiente esterno per impedire la loro infezione da parte di agenti infettivi diffusi da vettori, si preleva il materiale dal quale, dopo opportune moltiplicazioni, si ottengono le piante da destinare all attività produttiva. Riguardo alle misure per la produzione di semi sani, esse vertono essenzialmente sulla distruzione delle piante infette nelle coltivazioni portaseme a epoche prestabilite (es. nel caso di LMV in corrispondenza della fioritura della composita), oppure sulla loro produzione in aree non interessate dal virus da cui ci si vuole salvaguardare o non adatte ai suoi vettori (es. zone di montagna con scarsa presenza di afidi). Nel caso di semi contaminati esternamente da virus (es. ToMV nei semi della solanacea) si può procedere al loro risanamento mediante lavaggi con soluzioni disinfettanti (soluzioni acquose d ipoclorito di sodio o trisodio-orto-fosfato); allorché, invece, l infezione virale G01_2_Fitopatologia.indd 74 5/30/18 9:00 AM è r le la A o le p s s n m m d v c o r c tr p c s fe p te a v p in a il r in a d z c d s

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini