SEZIONE G

e e- ema ) o io e, eo la n e ee e e di rn e, li ti è o ee e e e a n di ò ni e VIRUS G 75 è localizzata nell embrione e/o nell endosperma, il loro risanamento è molto difficile da realizzare senza comprometterne la germinabilità. Per parecchi virus, come già visto, le piante originate da semi infetti rappresentano la principale sorgente di inoculo per la loro successiva diffusione in campo per contatto, per mezzo di afidi o di nematodi. A questo proposito, sono esemplari i casi di LMV e BCMV, con una gamma di piante ospiti ristretta a poche specie, trasmissibili tramite il seme dei rispettivi ospiti coltivati; le piante nate da semi infetti costituiscono le principali sorgenti d inoculo dei due virus per gli afidi vettori che rapidamente li diffondono, secondo la modalità della non persistenza, ad altre piante della coltura e di altre adiacenti. In questi casi, l impiego di semi sani permette di realizzare coltivazioni con un buono stato sanitario. Gli interventi per ridurre le possibilità di diffusione di un virus in campo consistono: nell eliminazione o riduzione delle sorgenti d inoculo; nel controllo dei vettori. In questo ambito si può inserire anche la tecnica della protezione incrociata o preimmunità, una pratica basata sull inoculazione artificiale (mediante pistola a spruzzo o manualmente) di giovani piantine con un ceppo attenuato di un virus per proteggerle dalla successiva infezione, mediante afidi o per contatto, di ceppi virulenti dello stesso virus. Questa forma di resistenza indotta, legata probabilmente all attivazione del meccanismo di difesa delle piante, noto come silenziamento genico post-trascrizionale, ad opera dell RNA a doppia elica che si forma nel corso della replicazione del virus ipovirulento applicata in passato, per esempio (per la protezione di piante di pomodoro in coltura protetta da ToMV), contro alcuni virus delle cucurbitacee (CMV) e il virus della tristezza degli agrumi (CTV), attualmente riveste scarso interesse in quanto non sempre consente di ottenere risultati soddisfacenti; inoltre presenta la possibilità di alcune conseguenze dannose come la diffusione in campo del ceppo attenuato a specie molto sensibili o la mutazione con la comparsa di forme virulenti. Oltre agli individui provenienti da semi e da organi di moltiplicazione vegetativa infetti, le sorgenti d inoculo di un virus possono essere costituite da residui di colture precedenti infette, da piante spontanee annuali e poliennali presenti attorno e/o all interno di strutture serricole o della coltivazione da proteggere e da piante di coltivazioni antecedenti della stessa specie o di altre specie sensibili e, infine, da piante della coltivazione da salvaguardare infettatesi in campo. I residui vegetali infetti sono responsabili delle infezioni per virus che si trasmettono per contatto quali TMV e ToMV. Tramite residui vegetali infetti, e anche semi contaminati, si stabiliscono i centri delle infezioni primarie dei due virus dai quali si diffondono ad altre piante della coltura sia attraverso lesioni radicali sia nel corso delle operazioni colturali (in particolare durante il trapianto). In tal caso, per ridurre il rischio di infezione delle piante è utile evitare il ritorno di specie sensibili in ambienti contaminati per un congruo numero di anni o, in alternativa, procedere alla disinfezione del substrato colturale (es. col vapore), degli attrezzi di lavoro, delle mani (es. immergerle in latte scremato), di eventuali strutture di serra, ecc. Riguardo alle piante erbacee spontanee sorgenti di infezione, la loro riduzione in maniera rilevante è una pratica di attuazione abbastanza facile ed efficace nel caso di virus con una ristretta gamma di specie ospiti, mentre, in caso contrario, è di difficile realizzazione. In linea generale, le misure agronomiche che si possono attuare per ridurre la diffusione dei virus trasmessi da vettori alati sono: eliminazione delle erbe infestanti che G01_2_Fitopatologia.indd 75 G 5/30/18 9:00 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini