12.9 Caratteristiche di alcuni generi di virus

VIRUS G 77 aa e, e ni e, e a e o o ni li as. ), e e o e o a- nel caso di graminacee perenni ospiti della cicalina Laodelphax striatellus, vettore del virus del nanismo ruvido del mais (MRDV). Riguardo ai nematodi, funghi e protozoi vettori di virus, gli interventi con prodotti chimici determinano solo una riduzione parziale delle loro popolazioni, le quali dopo una o poche coltivazioni di specie ospiti ritornano ai livelli precedenti il trattamento. Le misure contro questi virus, oltre che sull impiego di varietà resistenti o poco sensibili, si basano sulla rotazione colturale che, nel caso di nematodi vettori in grado di attaccare una o poche specie di piante, può portare a una loro graduale scomparsa nel tempo (es. Xiphinema index vettore del virus dell arricciamento della vite 5 GFLV), mentre riguardo ai protozoi e ai funghi vettori con spore durevoli capaci di mantenersi vitali nel terreno per parecchi anni, la coltivazione distanziata nello stesso terreno di specie sensibili ha lo scopo di prevenire che la carica d inoculo del complesso vettorevirus raggiunga la soglia di danno economico. Gli interventi di prevenzione sopra descritti possono essere attuati singolarmente ma, il più delle volte, per conseguire un efficace protezione di una coltura occorre metterli in atto in varia combinazione fra loro, in modo da esaltare l effetto parziale di ciascuno di essi. Così, per esempio, nel caso di virus trasmessi da afidi in maniera non persistente, si può agire con la scelta, nei limiti del possibile, dell epoca di semina, distanziando il più possibile il sito di coltivazione da colture esistenti della stessa specie o di specie affini, con la scelta di varietà resistenti o scarsamente sensibili, la lotta alle erbe infestanti nelle aree adiacenti la coltivazione e al suo interno, e la pacciamatura con film plastico riflettente. t), d ne caratteristiche di generi che annoverano i principali virus che colpiscono le piante coltivate nel nostro Paese omettendo il nome della specie tipo del genere poiché è gia indicato nella Tabella 1.3. r io r di a o ee i, ao, n ti ae o e e G 12.9 Caratteristiche di alcuni generi di virus. Sono brevemente illustrate alcu- Alfamovirus (fam. Bromoviridae). Comprende una sola specie costituita da quattro tipi di particelle bacilliformi (18 3 30-57 nm) e tre molecole di ssRNA1. Si tratta di un virus (AMV) universalmente diffuso e con un elevata gamma di piante ospiti che si manifesta con un mosaico ben evidente ma, per lo più, con scarsa incidenza economica; in natura è trasmesso da parecchie specie di afidi in modo non persistente e per seme in erba medica e qualche altra pianta. Bymovirus (fam. Potyviridae). Comprende virus (6) con virioni filamentosi di due lunghezze modali (circa 275 e 500 nm) e genoma suddiviso in due molecole di ssRNA1. Infettano le Poaceae e causano sintomi di mosaico, giallume e riduzione di sviluppo; sono trasmessi dal protozoo Polymyxa graminis nelle cui spore durevoli nel terreno si conservano per anni. Carlavirus (fam. Betaflexiviridae). Comprende virus (52) costituiti da particelle filamentose (610-700 nm) e genoma monopartito a ssRNA1, con una gamma di ospiti naturali ristretta a poche specie della stessa famiglia. Spesso sono agenti di infezioni latenti, ma anche di mosaico (virus del mosaico del pioppo 5 PopMV), striatura necrotica (virus della striatura del pisello 5 PeSV) e riduzioni di produzione (virus M della patata 5 PVM). Parecchi sono trasmessi da afidi in modo non persistente, alcuni per seme, altri per contatto, uno da aleurodidi. G01_2_Fitopatologia.indd 77 5/30/18 9:00 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini