SEZIONE G

G 78 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE Caulimovirus (fam. Caulimoviridae). Comprende nove virus con particelle isodiametriche di circa 50 nm e genoma costituito da una molecola circolare di dsDNA. Di regola hanno una gamma di ospiti ristretta a specie di uno stesso genere o famiglia e inducono sintomi di mosaico, spesso accompagnato da necrosi di gruppi di cellule e da nanismo delle piante; sono trasmessi da afidi in modo semipersistente. Da ricordare è CaMV, il virus più comune in crucifere orticole. d fo d d n P to e s Closterovirus (fam. Closteroviridae). I virus (11) di questo genere hanno particelle filamentose flessuose (da 1.250 a 2.200 nm) e genoma monopartito a ssRNA1, con uno spettro d ospiti ristretto alle specie di una o poche famiglie; inducono sintomi di giallume e senescenza precoce delle piante infettate. In natura sono trasmessi da afidi in modo semipersistente. Tra i virus di questo genere sono da ricordare CTV, particolarmente dannoso per l arancio, e BYV. g P r ti ti s h a Cucumovirus (fam. Bromoviridae). In questo genere sono comprese 4 specie dotate di particelle isodiametriche e genoma tripartito a ssRNA1. Di particolare importanza è CMV per la sua elevata diffusione in natura, l ampia gamma di piante ospiti e gli accentuati danni prodotti sulle piante colpite. In genere induce sintomi di mosaico, malformazione delle foglie e dei frutti e accentuato nanismo delle piante; spesso è associato a un RNA satellite che attenua o accentua, fino alla necrosi letale, la sua espressione sintomatologia. I cucumovirus sono trasmessi da afidi in modo non persistente e per seme in alcuni ospiti. T r e u m s in n d Ilarvirus (fam. Bromoviridae). Comprende virus (19) con virioni sferoidali-bacilliformi e genoma costituito da tre molecole di ssRNA1, racchiuse in particelle separate, e una molecola di RNA subgenomico. I virioni sono instabili e nell estratto cellulare perdono rapidamente l infettività. Infettano principalmente piante arboree da frutto. Sono da ricordare PDV, PNRSV, i virus del mosaico del melo (ApMV), 1 e 2 dell asparago (AV-1, AV2). Alcuni si trasmettono per seme e mediante polline-tripidi. Luteovirus (fam. Luteoviridae). In questo genere si annoverano 8 specie dotate di particelle isodiametriche di circa 25 nm e genoma monopartito a ssRNA1. Si tratta di virus localizzati ai tessuti floematici che inducono sintomi di giallume, arrossamento e accartocciamento fogliare, accompagnati da accentuata riduzione di sviluppo delle piante infette. Sono diffusi da afidi in modo persistente circolativo. Da ricordare sono i virus del nanismo giallo dell orzo (BYDV-MAV, -PAS, -PAV), universalmente diffusi e responsabili di gravi malattie nell orzo, mais e grano. Nepovirus (fam. Secoviridae). Comprende 36 specie di virus con due tipi di particelle icosaedriche e genoma bipartito a ssRNA1. Alcuni sono diffusi in parecchie aree di coltivazione delle specie sensibili (virus dell arricciamento della vite 5 GFLV), mentre altri tendono ad avere una distribuzione limitata a determinate aree geografiche causando localmente danni anche gravi (mosaico dell arabis 5ArV; maculatura anulare del lampone 5 RpSV). Infettano specie orticole, ornamentali, da frutto e vite; i sintomi indotti consistono in mosaico, maculature cloro-necrotiche seguite da una fase d attenuazione fino alla loro scomparsa. Alcuni sono trasmessi da nematodi Longidoridae. Polerovirus (fam. Luteoviridae). I membri di questo genere (17) presentano caratteri strutturali e biologici analoghi a quelli dei luteovirus, mentre differiscono per l organizzazione G01_2_Fitopatologia.indd 78 5/30/18 9:00 AM T r s a v in in fu G.1 1 Il fo O c s s c

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini