13. Viroidi

VIROIDI G 79 aA. a e e del genoma. Comprende 17 specie, tra cui si ricordano: l agente dell accartocciamento fogliare della patata (PLRV), i virus del giallume occidentale (BWYV) e del giallume lieve della bietola (BMYV). In natura alcuni hanno una gamma di ospiti ristretta a poche specie della stessa famiglia (PLRV), altri infettano numerose specie di piante coltivate e spontanee (BWYV, BMYV). Sono diffusi da afidi in modo persistente circolativi. e n di di o- Potexvirus (fam. Alphaflexiviridae). Comprende 37 specie di virus con particelle filamentose e una molecola di ssRNA1. Hanno una gamma di ospiti naturali moderatamente ampia e di solito inducono sintomi di mosaico o maculatura clorotica senza particolare incidenza sull attività delle piante infettate. Si diffondono per contatto; alcuni anche per seme. Da ricordare sono PVX, il virus dell ingiallimento leggero del bordo fogliare della fragola (SMYEV) e il virus del mosaico del pepino (PepMV). Potyvirus (fam. Potyviridae). un genere numericamente molto elevato (146) che racchiude virus universalmente diffusi e responsabili di gravi danni economici alle coltivazioni di solanacee, leguminose, cucurbitacce e drupacee. Sono virus dotati di particelle filamentose flessuose di 680-900 nm di lunghezza e con genoma monopartito a ssRNA1. In genere ciascun virus infetta poche specie della stessa famiglia, ma alcuni hanno una gamma di ospiti naturali molto vasta (PVY, PRSV, BYMV); sono trasmessi da afidi in modo non persistente e, alcuni, anche per seme. e è nro e r Tobamovirus (fam. Virgaviridae). Racchiude 33 virus costituiti da particelle tubolari rigide di 300 nm di lunghezza, con una molecola di ssRNA1, particolarmente stabili ed infettive che si moltiplicano abbondantemente nelle cellule infette. Parecchi hanno uno spettro di ospiti naturali limitato a poche piante; in genere provocano sintomi di mosaico e necrosi dei tessuti. Si trasmettono facilmente per contatto; alcuni anche per seme, mediante la contaminazione esterna del tegumento. Le particelle virali restano infettive per molto tempo nei residui vegetali e adsorbite ai colloidi del terreno e possono essere disseminate con l acqua d irrigazione. Per il loro interesse fitopatogeno sono da ricordare TMV e ToMV. mi a o a 1, di di o e o e e lri o mti e te G Tospovirus (fam. Bunyaviridae). Comprende 9 specie dotate di particelle globulari pleomrfe di circa 100 nm, rivestite da una membrana lipoproteica, e con genoma suddiviso in tre filamenti di ssRNA, di cui uno di polarità negativa e gli altri di polarità ambisenso. Di particolare importanza fitopatogena sono TSWV e INSV per la loro elevata diffusione in natura, la vastissima gamma di ospiti e gli accentuati danni prodotti in colture orticole (pomodoro, peperone, lattuga), ornamentali (crisantemo, dalia) e industriali (tabacco); per lo più causano maculature con necrosi estese a foglie, frutti e fusto. Sono diffusi da tripidi in modo persistente propagativo. G.1 13. Viroidi Il termine viroide è stato utilizzato per la prima volta nel 1971 per designare una forma di RNA libero associato con la malattia della patata nota come tubero fusiforme. Oggi indica una piccola molecola di RNA circolare a singolo filamento, capace di replicarsi all interno di una cellula ospite utilizzando i suoi enzimi replicativi (RNA polimerasi, RNA ligasi, RNasi). La dimensione dell RNA viroidale varia da 246 a 401 nucleotidi, a seconda della specie di viroide, con sequenze di nucleotidi specifiche per ogni viroide che si ripetono con una certa periodicità. G01_2_Fitopatologia.indd 79 5/30/18 9:00 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini