14. Piante parassite

G 82 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE I sintomi più comuni indotti dai viroidi sono simili a quelli delle affezioni virali e possono manifestarsi a carico di tutta la pianta, sotto forma di riduzioni di sviluppo e/o rosettamento della vegetazione o solo su alcuni organi (es. rami, frutti, ecc.): frequenti sono le modificazioni di colore delle foglie e dei frutti, le fessurazioni a carico della corteccia e le deformazioni, rugginosità dell epidermide e necrosi a carico dei frutti. In genere, l estrinsecazione dei sintomi indotti dai viroidi è favorita dalle elevate temperature. Abbastanza comuni sono anche le specie e/o varietà infettate in forma latente (es. viroide del nanismo del luppolo in piante di vite, pesco, pero, ecc.). La trasmissione dei viroidi da pianta a pianta avviene per mezzo della propagazione vegetativa di piante infette; frequente è anche la loro trasmissione tramite ferite da taglio che si verificano durante le operazioni di potatura, cimatura e raccolta (es. viroidi del tubero fusiforme della patata, dell exocortite degli agrumi). Alcuni viroidi, e limitatamente ad alcune piante ospiti, si trasmettono anche per il seme (es. viroide 1 e 2 della picchiettatura gialla della vite nella cv. Emperor) e per polline (es. viroide del nanismo del luppolo). La trasmissione per insetti, in modo particolare afidi, è stata definitivamente accertata solo per il viroide del tubero fusiforme della patata e soltanto se la pianta con il viroide è infetta anche dal virus dell accartocciamento fogliare della solanacea (PLRV). Le precauzioni da adottare contro le malattie da viroidi consistono nell impiego di materiale di propagazione sicuramente sano e nell adozione di misure per evitare la loro trasmissione da pianta a pianta con utensili da taglio. G.1 14. Piante parassite Sono piante che vivono a spese di altre contraendo con queste ultime stretti rapporti trofici. Quelle più comuni sono rappresentate da vischio, cuscute e orobanche. Il vischio (Viscum spp.) è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia Lorantacee che vive sull apparato aereo di latifoglie (melo, pioppo, ecc.) e conifere. Capace di svolgere attività di fotosintesi, i suoi austori penetrano nei rami e raggiungono i vasi legnosi per succhiare la linfa grezza e i sali minerali. La propagazione è assicurata dagli uccelli che, nutrendosi delle bacche, disperdono con le loro deiezioni i semi su nuove piante ospiti. Le cuscute (Cuscuta spp.) e le orobanche (Orobanche spp.) sono fanerogame parassite che, incapaci di svolgere la funzione clorofilliana, non hanno vita nutrizionale indipendente per cui devono vivere avviluppate su altre piante capaci di vita autonoma. L assunzione delle sostanze alimentari da parte di queste piante parassite avviene tramite organi di suzione (austori) penetranti in profondità nei tessuti della pianta ospite, fissati sull apparato radicale, nel caso delle orobanche, o sull apparato aereo nel caso delle cuscute. Le cuscute sono dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Cuscutacee, la cui propagazione avviene attraverso i semi caduti al suolo dalle piante mature, con il seme di medica non decuscutato o con il trasporto in campo del letame, dopo essere passati indenni attraverso l apparato digerente degli animali. Le orobanche, appartenenti alla famiglia delle Orobancacee, crescono erette sulle radici dell ospite (fava, tabacco, pomodoro, ecc.). I loro semi si conservano nel terreno per un lungo periodo di tempo, anche per 8-10 anni, per cui il contenimento delle loro infestazioni avviene con l attuazione di lunghe rotazioni con piante non sensibili. I danni causati dalle orobanche G01_2_Fitopatologia.indd 82 5/30/18 9:00 AM p in p ip G.1 1 D to v e d s m r d c m ta q m a e p r d fa o m fe d p p li p c s ( d a

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini