16. Strategie di difesa contro le avversità delle colture

G 84 G.1 AVVERSIT E DIFESA DELLE COLTURE - PARTE GENERALE 16. Strategie di difesa contro le avversità delle colture 16.1 Interventi agronomici e silvocolturali. Concorrono, direttamente o indirettamente, a proteggere le piante dalle avversità prevenendole del tutto o limitandone i loro effetti. Spesso le pratiche agronomiche sortiscono effetti profilattici e terapeutici di modesta entità, ma possono potenziare i risultati derivanti da altri sistemi di lotta fisici, meccanici e chimici. Maggiormente, o addirittura fondamentalmente, importanti sono invece le cure silvocolturali, in quanto nei boschi naturali il ricorso a interventi con prodotti antiparassitari, soprattutto se di derivazione chimica, hanno effetti notevolmente perturbatori degli equilibri naturali esistenti. Il livellamento del terreno, la creazione di un adeguata rete di scolo e l interramento di tubi drenanti (regimazioni idriche) consentono di allontanare l acqua in eccesso e di ridurre i fenomeni di asfissia radicale evitando marciumi radicali e del colletto conseguenti a infezioni di Armillaria mellea, Phytophthora cactorum, Phytophthora citrospora, Ph. nicotianae v. parasitica, ecc. Le lavorazioni degli strati superficiali del terreno ne modificano il grado di umidità per cui tale pratica può essere talora sufficiente per interrompere l attività delle larve degli elateridi (Agriotes spp.) che, approfondendosi nel terreno alla ricerca di un maggiore grado di umidità, cessano i loro danni. Fossi trappola, scavati intorno alle coltivazioni, e rivestiti di film polietilenici, riescono ad ostacolare l invasione da parte di insetti provenienti dall esterno che si muovono camminando sul terreno. Questo accorgimento può essere, per esempio, adottato per difendere gli appezzamenti investiti ad aglio dai coleotteri brachiceri (Brachycerus algirus, B. undatus e B. albidentatus). Le rotazioni consentono di ridurre la carica di agenti infettivi e infestanti nel terreno e, conseguentemente, i rischi di attacchi da parte di nematodi, insetti, patogeni tellurici, batteri, contenendo anche lo sviluppo di malerbe e di fanerogame parassite, nonché i fenomeni legati alla stanchezza del terreno , conseguenti all accumulo di sostanze che ostacolano il regolare sviluppo delle piante in successione. Con l impiego, in coltura intercalare o in seed aside, di piante biocide di rafano è possibile abbassare le popolazioni di nematodi a cisti (es. Heterodera schachtii). L allontanamento dei residui della coltura precedente, la loro distruzione o l interramento con profonde lavorazioni e le potature di risanamento consentono di eliminare o ridurre il potenziale d inoculo di funghi e batteri e le infestazioni di alcuni fitofagi. Con la dislocazione di fasci esca, preparati con i residui della potatura, è possibile attirare le femmine ovideponenti di alcuni insetti (es. fleotribo dell olivo, bostrico della vite, ecc.), nei quali le loro covate riescono a svilupparsi. La distruzione col fuoco di tali fasci, prima della sciamatura dei nuovi adulti derivanti dalle covate, permette l abbassamento delle popolazioni dei suddetti insetti. La stessa finalità può essere conseguita con l impiego di tronchetti-esca dislocati nei coniferamenti per attirare le coppie di alcune specie di scolitidi, le cui covate saranno poi distrutte con lo scortecciamento o con l allontanamento e la bruciatura della corteccia o dei suddetti tronchetti. L innesto è una pratica agronomica che consente di sfruttare il grado di resistenza o tolleranza di portinnesti nei confronti di avversità di varia origine. G01_3_Fitopatologia.indd 84 5/30/18 9:02 AM c v r a e li ta q a s d d z d d S a te s p p p b p e 1 p d a a ti B s W s c d n B

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini