17. Agrofarmaci

e e eon ei- tto a oe uo ai ie e a e a o li o di a)e di ae a o ae ti eti ci AGROFARMACI G 91 di origine vegetale) e pesticidi (traduzione letterale dall inglese pesticides). Attualmente sta prevalendo l orientamento a utilizzare le denominazioni di prodotti fitosanitari (adottata nelle normative italiane) e agrofarmaci (preferita dall industria agrochimica). G.1 17. Agrofarmaci (o prodotti fitosanitari) Comprendono una vasta gamma di preparati di varia origine (vegetale, minerale, microbiologica, di sintesi chimica), impiegati per la difesa delle colture e dei raccolti da organismi dannosi animali e vegetali e per preservare le piante o loro parti vitali da fisiopatie. Una prima distinzione fra tipi e categorie di agrofarmaci riguarda l organismo verso il quale essi esplicano la propria attività. Si hanno pertanto: fungicidi, attivi contro i funghi (in tale categoria vengono generalmente inclusi anche i prodotti attivi contro gli oomiceti); battericidi, attivi contro i batteri; insetticidi, attivi contro gli insetti; acaricidi, attivi contro gli acari; nematocidi, attivi contro i nematodi; rodenticidi, attivi contro i topi e altri roditori; limacidi, attivi contro i gasteropodi; erbicidi, per il contenimento della flora infestante. Ciò che oggi è definita sostanza attiva (s.a.), conosciuta anche come principio attivo ( p.a.), è il componente che possiede gran parte dell attività biologica del preparato nei confronti della avversità su cui viene utilizzato. La s.a. non è quasi mai pura e quando il grado di purezza è inferiore al 98%, si parla di prodotto tecnico. La presenza di impurità è legata al processo di sintesi e nei preparati di minor pregio queste possono raggiungere concentrazioni più o meno elevate. Alle stesse sono spesso associati inconvenienti di varia natura e, ancor più, quelli tossicologici. La sostanza attiva, salvo poche eccezioni, non può essere impiegata tal quale, ma necessita di opportune diluizioni per diversi motivi: la tossicità, per cui ne sarebbe improponibile l uso diretto a causa dei rischi per gli operatori; la fitotossicità per le colture trattate e quelle limitrofe; l elevato costo, incompatibile con l impiego del prodotto oltre le dosi minime biologicamente efficaci; necessità di uniformarne la distribuzione sulla pianta o sul terreno trattati; necessità di porla in condizioni tali da poter essere assunta in quantità sufficienti a devitalizzare l organismo bersaglio. I formulati commerciali sono costituiti dalla sostanza attiva e da coformulanti. Le formulazioni di una medesima sostanza attiva possono esprimere livelli di efficacia assai diversi nei confronti della medesima avversità da combattere, in funzione dei coformulanti e dei coadiuvanti. I coformulanti possono essere costituiti da inerti (talco, argilla, bentonite, sepiolite, ecc.), o da altre sostanze che rivestono notevole importanza, comprendenti tensioattivi (bagnanti, disperdenti o sospensivanti, emulsionanti), adesivanti, attivatori o sinergizzanti. I tensioattivi sono composti organici che riducono la tensione superficiale dei liquidi formando uno strato alla superficie del liquido con la porzione idrofila legata verso l acqua e la porzione idrofoba rivolta all esterno. Essi riducono inoltre la tensione interfacciale fra due liquidi non miscibili fra loro (es. acqua e olio). La caratteristica chimica della porzione idrofila permette di distinguere i tensioattivi in ionici e non ionici: quelli ionici, con spiccata caratteristica polare, si legano all acqua formando legami più forti del legame idrogeno che lega fra loro le molecole dell acqua stessa. I tensioattivi non ionici, sono apolari e sono preferiti in quanto non fitotossici. I bagnanti, riducendo la tensione superficiale dell acqua, favoriscono la formazione di un film sottile e uniforme alla superficie degli organi vegetali G01_3_Fitopatologia.indd 91 G 5/30/18 9:02 AM

SEZIONE G
SEZIONE G
AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini