SEZIONE G

e ae, e eo e a e n sr o ie ro e eeee. rri li ae a il iil no o il e, n l- AGROFARMACI G 93 Onde evitare la separazione della s.a. e della polvere inerte è necessario che le due granulometrie siano molto simili. Sono inoltre da evitare le granulometrie estremamente fini, per limitare il rischio di deriva a opera del vento durante la fase di distribuzione delle polveri antiparassitarie. L azione ricoprente delle parti trattate avviene in seguito alla sedimentazione per gravità delle polveri ed essa si conserva per effetto dell attrazione elettrostatica tra la carica negativa del substrato trattato e quella positiva della particella. Talvolta tale carica viene aumentata facendo passare le polveri attraverso griglie o campi ionizzanti, ma spesso è sufficiente una buona micronizzazione per raggiungere lo scopo. Le polveri secche possono essere utilizzate anche per la concia delle sementi. Polveri bagnabili (PB o WP). Anche queste sono costituite dalla sostanza attiva mescolata con polveri inerti e altri coformulanti (es. sospensivanti, bagnanti); mescolate all acqua originano sospensioni. Presentano il difetto della predisposizione a formare polveri durante la manipolazione, per cui sono in fase di abbandono. Una variante è rappresentata dalle polveri solubili (PS o SP), in cui tutti i componenti sono solubili in acqua. Granuli. Sono utilizzati tali e quali. La sostanza attiva viene mescolata con un inerte di base che è abitualmente l attapulgite (silicato di magnesio e alluminio), caratterizzata da un elevato potere assorbente per la porosità dei suoi granuli. Infatti, un solo kg di questo inerte contiene fino a 6.000.000 di granuli e riesce a sviluppare una superficie assorbente teorica di ben 13 ettari. In altri casi l inerte di base è costituito da sepioliti, caoliniti, bentoniti, quarziti, sabbie e, più raramente, da sostanze vegetali (es. tutolo di mais frantumato). Pertanto, a seconda del tipo di inerte utilizzato, le formulazioni possono essere ottenute per: intonacamento, quando si opera con inerti non assorbenti; impregnazione, quando si opera con materiali assorbenti. A seconda della granulometria raggiunta, le formulazioni granulari sono distinte in: microgranuli, le cui particelle sono comprese entro 50-30 mesh; granuli, con particelle di 16-30 mesh; macrogranuli, con particelle di 8-16 mesh. La sostanza attiva che aderisce o impregna i granuli è rilasciata lentamente, per cui non è soggetta a una rapida degradazione ambientale. Le suddette formulazioni sono adottate soprattutto per la preparazione di prodotti per la disinfestazione localizzata o a pieno campo del terreno al momento della semina o del trapianto. I granuli devono conservarsi perfettamente asciutti e scorrevoli; inoltre non devono impaccarsi e lasciare residui di polvere oltre i valori consentiti. Un elevata presenza di residui polverosi rende più frequente le operazioni di carico delle tramogge delle macchine per la distribuzione localizzata e aumenta quindi i rischi d intossicazione per contatto e inalazione per gli utilizzatori. G Granuli idrodispersibili (WG, WDG; DF 5 Dry-Flowables). Sono ottenuti mescolando la sostanza attiva con i coformulanti (disperdenti, bagnanti, sospensivanti, ecc.) e se, immessi in acqua, originano sospensioni. Il vantaggio di queste formulazioni è di ridurre la formazione di polvere e i rischi di esposizione da parte degli utilizzatori. In questa categoria rientrano anche i granuli idrodispersibili a effetto effervescente, ottenuti mescolando la sostanza attiva e i suoi disperdenti a una sostanza effervescente; introdotti in acqua, essi si sciolgono per effervescenza e originano una sospensione. La formulazione in granuli idrodispersibili risulta molto pratica e la mancanza di formazione di polvere garantisce il massimo livello di sicurezza per chi la manipola. Per tale motivo essa si sta progressivamente affermando a scapito delle polveri bagnabili. G01_3_Fitopatologia.indd 93 5/30/18 9:02 AM

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AVVERSITÀ E DIFESA DELLE COLTURE
Le piante coltivate sono soggette a molteplici fattori che interferiscono con il loro sviluppo vegetativo e produttivo e quindi necessitano di opportune strategie di difesa.Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto a fenomeni di competizione da parte di altre entità viventi che si sono evolute insieme alle piante e con esse instaurano uno stretto rapporto di convivenza di tipo trofico-parassitario. In pratica, pur non potendo trascurare altri tipi di alterazioni, come quelle causate da fattori ambientali o da squilibri fisiologici, l’uomo agricoltore ha sempre dovuto fare i conti con molteplici avversità biotiche di varia natura e il problema si è progressivamente acuito con l’intensificazione delle tecniche agronomiche (monocoltura, fertilizzazione, irrigazione, ecc.) che hanno reso l’equilibrio degli agroecosistemi sempre più sbilanciato a favore delle specie competitrici, grazie anche all’abbondanza di substrati nutritivi. La notevole disponibilità di mezzi di lotta chimica (nell’era moderna), ha fornito un contributo fondamentale per la difesa dai parassiti, ma non ha del tutto risolto il problema, sia per la crescente aggressività e adattabilità delle specie dannose, sia per gli effetti secondari negativi della difesa chimica su uomo, piante e ambiente. Pertanto, la gestione delle avversità biotiche delle colture è diventata sempre più impegnativa e le difficoltà si sono ulteriormente accentuate negli ultimi decenni, con l’aumentata sensibilità ecologica della società, che ha anche portato all’emanazione di stringenti normative sull’uso dei prodotti agrofarmaceutici di natura chimica.Oggi si può osservare che la difesa fitosanitaria ha perso il carattere di pratica accessoria e ripetitiva e ha assunto un ruolo centrale nell’ambito delle scelte agrotecniche, richiedendo crescenti competenze da parte degli operatori, allo scopo di razionalizzare l’impiego dei mezzi tecnici, anche nell’ottica della sostenibilità ambientale. Tale evoluzione ha condizionato anche l’impostazione della presente Sezione G del Manuale, in cui si è cercato di fornire un quadro quanto più possibile aggiornato del settore fitoiatrico in relazione sia agli aspetti introduttivi della difesa (Parte generale), sia alla gestione specifica delle singole avversità per ogni coltura trattata (Parte speciale); qui, lo sviluppo dei contenuti procede in ordine alfabetico di coltura e, per ogni coltura, le avversità sono organizzate per tipologia (identificata da apposita simbologia come di seguito specificato: es. i – insetti;… v – virus; ecc.) e contrassegnate con zero, uno, due, o tre asterischi (*) a seconda del loro crescente grado di pericolosità e diffusione. Per ciascuna avversità è proposta una dettagliata sintesi delle attuali conoscenze bio-epidemiologiche con lo sviluppo degli indirizzi di lotta, compresa l’indicazione degli agrofarmaci utilizzabili.A questo riguardo, è sempre opportuno raccomandare che per la scelta di sostanze attive o formulati, data la continua evoluzione normativa di settore, è necessario fare riferimento all’effettiva disponibilità legale al momento del loro utilizzo.Coordinamento di Sezione e realizzazioneAgostino Brunelli, Marina Collina, Luciano Giunchedi, Aldo Pollini