4.5.7 Soluzioni planimetriche

L 392 GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE AGRARIA - COSTRUZIONI RURALI 4.5.7 Soluzioni planimetriche. Le porcilaie per la fase accrescimento possono avere varie disposizioni planimetriche, soprattutto nel caso di utilizzo di pavimentazioni totalmente fessurate. Lo schema della porcilaia da ingrasso è invece ben definito: in genere a due file di box con corsia centrale di servizio. Con alimentazione liquida razionata i truogoli sono disposti perpendicolarmente all asse longitudinale dell edificio. Sono possibili anche disposizioni su una fila di box. 4.6 Sistemi di allevamento alternativi 4.6.1 Allevamento all aperto. La tecnica di allevamento all aperto si basa sull utilizzo di ampie superfici di terreno recintate (recinzioni elettrificate o in rete metallica di varie tipologie). All interno dei recinti sono collocate capannine mobili che possono essere di varie forme e dimensioni e costruite con materiali diversi secondo la fase di allevamento in cui devono essere utilizzate. Il recinto è attrezzato con una zona alimentazione-abbeverata e una zona di raffrescamento. Le attrezzature impiegate sono mobili per consentire il trasferimento da un appezzamento a un altro, seguendo criteri di rotazione agraria, in modo da ridurre i rischi di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, i fenomeni di erosione del suolo e i danni alla vegetazione. A livello orientativo si possono indicare le seguenti superfici unitarie di terreno necessarie per le diverse categorie di suini: scrofe in maternità: 3004500 m2/capo; scrofe in gestazione: 4004600 m2/capo; suinetti in svezzamento: 30450 m2/capo; suini in accrescimento e ingrasso: 604120 m2/capo. I materiali costruttivi utilizzati per le capannine possono essere diversi: dal legno, in tavole o compensato, alla lamiera d acciaio zincata, dalla vetroresina alle materie plastiche. Attualmente esiste sul mercato europeo una vasta gamma di capannine realizzate con soluzioni differenti, sia come materiali costruttivi sia come dimensioni. Le capannine si prestano comunque molto bene anche all autocostruzione in azienda (es. capannine con presse di paglia nel settore maternità). Le capannine parto sono destinate a ospitare una sola scrofa con la nidiata e sono dotate, di norma, di tubi antischiacciamento, di finestra per la ventilazione e di piccolo recinto esterno in corrispondenza dell ingresso, per impedire l uscita dei suinetti durante i primi giorni di vita. Le capannine per la gestazione, utilizzate anche per i suini all ingrasso, sono di fattura alquanto semplice, spesso con un intero lato aperto, e sono destinate a ospitare gruppi di animali (547 scrofe, 15420 suini all ingrasso). Le capannine per la fase di svezzamento, infine, sono in grado di contenere da 20 a 60 suinetti fino a 20435 kg di peso e prevedono un pavimento di legno o l appoggio diretto sul terreno con abbondante strato di paglia, una buona coibentazione della struttura e l inserimento delle mangiatoie a tramoggia all interno della capannina stessa, con rifornimento di mangime dall esterno. Nell allevamento all aperto si impiegano tecniche analoghe a quelle normalmente adottate negli allevamenti di tipo intensivo, quali la conduzione dei suini in bande, l utilizzo di mangimi concentrati, la fecondazione naturale o artificiale. 4.6.2 Allevamento brado. La tecnica di allevamento brado è particolarmente diffusa in alcuni Paesi europei (Spagna, Portogallo, Francia) e in talune Regioni d Italia (Toscana, Sardegna, Sicilia). Nell allevamento brado i suini sono lasciati al pascolo, condotto in aree boschive o incolte generalmente di ampia estensione, idonee a fornire sostentamento alimentare naturale, con apporto alimentare integrativo da parte dell uomo solo in condizioni eccezionali. Tali aree di pascolo sono sempre circoscritte verso l esterno con recinzioni di varia natura e possono presentare ulteriori ripartizioni al loro interno al fine di consentire adeguate turnazioni. esclusa la realizzazione di qualsiasi struttura di allevamento a eccezione di semplici attrezzature di cattura e di manufatti e attrezzature per il bagno e l abbeverata (pozze, tubature mobili, ecc.). L04_4_Suini.indd 392 5/31/18 8:34 AM

SEZIONE L
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GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna