SEZIONE L

i, e; a 8 a di ee a o è e r el a ro il o e le o o niel e en d lli g- è iiudi a, r- STRUTTURE E ATTREZZATURE PER L ALLEVAMENTO OVICAPRINO L 421 Tale soluzione appare assai interessante nella ristrutturazione di locali adibiti ad altre produzioni zootecniche, qualora non esistano gli spazi necessari per la normale strutturazione della stalla con corsia centrale accessibile al mezzo meccanico. Per i maschi da riproduzione va preferito l alloggiamento individuale, caratterizzato da una superficie ottimale del box di 2,5-3,0 m2. Nel caso di alloggiamento multiplo, invece, la superficie può essere ridotta a 2,0-2,5 m2. La superficie per il paddock esterno è indicata pari a quella delle capre. Il fronte di mangiatoia deve risultare pari a 0,4 m e la rastrelliera deve garantire una facile introduzione delle corna, spesso di notevoli dimensioni. Per la collocazione dei box dei riproduttori maschi va considerata la necessità di una loro facile movimentazione, per immettere nei recinti le fattrici da fecondare, operazione attuata per qualche ora al giorno. Nell allevamento della capra da latte la quota di rimonta annua è dell ordine del 25%; una capra, infatti, resta in produzione per 6-7 lattazioni. Per questi soggetti le modalità di stabulazione sono analoghe a quelle delle capre in produzione; unica avvertenza da seguire è che le caprette siano suddivise in gruppi omogenei per età. indifferente, quindi, la loro collocazione nello stesso fabbricato in cui sono ospitate le capre o in locale specifico: sono le dimensioni dell allevamento che condizionano la scelta. La superficie necessaria per capo, fino al momento della fecondazione, che avviene indicativamente al 7° mese, è di 0,8-1,0 m2; per il periodo di gestazione (che dura 5 mesi), la superficie necessaria è di 1,3-1,5 m2/capo. La superficie del paddock esterno è di 4-5 m2/capo. Il fronte di mangiatoia necessario aumenta all aumentare dell età della capra: fino a 3 mesi 15-20 cm; da 3 a 7 mesi 25 cm; oltre i 7 mesi 33 cm. Data questa variabilità di esigenza di spazio unitario sulla mangiatoia, la rastrelliera più razionale è quella a tubazioni orizzontali, senza divisione individuale. Nell allevamento della capra da latte il capretto rimane con la madre per due giorni circa; in seguito viene trasportato nel reparto svezzamento dove viene attuata l alimentazione a base lattea per una decina di giorni e mista (latte, concentrati e fieno) fino alla 5-6a settimana. In questo reparto i capretti vengono allevati in box su abbondante lettiera, che deve essere mantenuta asciutta; è molto importante in questa fase il rispetto delle esigenze microambientali dell animale. Allo scopo la pavimentazione dei box deve avere una pendenza dell ordine del 3-4% per lo scarico dei liquami percolanti; potrebbe anche essere presa in considerazione la stabulazione su grigliato, ma ricoperta da abbondante lettiera. In alternativa a queste soluzioni, negli allevamenti di medio-grandi dimensioni si possono realizzare vere sale di svezzamento climatizzate, con gabbie sopraelevate. La distribuzione del latte può essere effettuata collocando i capretti in box, con appositi carrelli, con secchi o canalette disposte sulla rastrelliera del box o, infine, con l allattatrice automatica. La scelta del sistema da adottare è influenzata dal numero di animali in svezzamento e dalla disponibilità di manodopera aziendale: la soluzione a minor richiesta di lavoro è, ovviamente, l allattatrice automatica. La forma del box è diversa a seconda del sistema adottato per la distribuzione del latte, non avendosi vincoli dimensionali nella distribuzione del latte ad libitum con la balia automatica; le superfici unitarie nel box sono, invece, analoghe, dell ordine di 0,30,4 m2/capo. Per la seconda fase di svezzamento si possono utilizzare gli stessi locali, con l aggiunta della rastrelliera per il fieno e i concentrati. L04_6_OviniCaprini.indd 421 L 5/31/18 8:38 AM

SEZIONE L
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GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna