7.2.2 Stabulazione in ricoveri collettivi

uù a di n ea se a) STRUTTURE E ATTREZZATURE PER L ALLEVAMENTO EQUINO L 433 La larghezza della corsia di servizio deve essere di almeno 2 m se la parete opposta agli animali viene utilizzata anche come selleria; diversamente, ci si può limitare a una larghezza leggermente inferiore. Considerata la larghezza totale minima del fabbricato, pari a 5,2 m (3,0 m per la posta, 0,2 m per la canaletta di allontanamento delle urine, 2,0 m per la corsia di servizio), la superficie coperta minima per capo risulta dell ordine di 8,0 m2. ipologia a due ordini di poste con disposizione groppa-a-groppa. la soluzione più t usata ed è peculiare di allevamenti con più di una decina di capi. Con questa scuderia la corsia di servizio deve essere leggermente più ampia, dell ordine di almeno 2,5 m, per il maggior numero di animali da movimentare. La larghezza del fabbricato risulta almeno di 8,9 m (3,0 m 3 2 per le poste, 0,2 m 3 2 per le cunette delle deiezioni, 2,5 m per il corridoio centrale di servizio); la superficie coperta unitaria minima risulta dell ordine di 7,0 m2. Con questa disposizione degli animali la selleria deve essere realizzata a un estremità del fabbricato e deve essere computata come superficie addizionale. Va considerato che allo scopo servono indicativamente 0,8 m di parete per animale. tipologia a due ordini di poste con disposizione testa-a-testa. Viene generalmente concepita non come una stalla per bovine da latte con corsia di foraggiamento centrale, ma come l abbinamento di due stalle a un ordine di poste separate da una parete divisoria. una soluzione stabulativa ritenuta preferibile alla disposizione degli animali groppa-agroppa per la possibilità di utilizzare la parete perimetrale per l attacco degli attrezzi del singolo cavallo. Ha l inconveniente della maggiore larghezza e della maggiore superficie unitaria richiesta rispetto alla soluzione a due ordini di poste groppa-a-groppa. 7.2.2 Stabulazione in ricoveri collettivi. I ricoveri collettivi per i cavalli si adottano: nei paddock di allevamento per i cavalli da equitazione; nelle aree di stabulazione all aperto per i cavalli da carne. Ricoveri per paddock e pascoli. Nei grandi paddock e nei pascoli, al fine di proteggere i cavalli dalle intemperie si utilizzano delle strutture a un lato aperto, con pavimentazione interna in cemento, o anche in terra battuta se il fabbricato è posizionato nella parte più alta del recinto (in ogni caso con l utilizzo di lettiera). All interno o all esterno del ricovero sono installate le mangiatoie multiple per i concentrati e per il fieno. Per l abbeverata si utilizzano abbeveratoi antigelo, analoghi a quelli adottati per le vacche da latte e carne. Recinzioni. Nel caso di paddock di limitate estensioni (indicativamente inferiori all ettaro) le recinzioni vengono generalmente realizzate in legno, con staccionate di altezza non inferiore a 1,5 m, a due o tre correnti. bene tenere presente che la distanza tra i montanti non deve essere superiore ai 3,0 m, in modo da ottenere una buona stabilità dell insieme. Nonostante non si abbiano indicazioni precise sulle modalità di realizzazione e sui materiali da usare, potendosi utilizzare elementi prefabbricati in legno, materiale plastico o metallo, oltre a materiali di recupero, esistono, tuttavia, degli accorgimenti da considerare: la porzione del montante di legno che viene interrata deve essere preventivamente protetta con catrame o altri materiali specifici, per aumentarne la durata nel tempo; la profondità di interramento del montante deve essere almeno di 0,7 m; è necessario arrotondare ed eventualmente proteggere con protezioni metalliche i bordi dei correnti orizzontali, evitando la morsicatura da parte dell animale. Nel caso di superfici al pascolo di ampie dimensioni, è preferibile ricorrere a recinzioni più economiche, evitando, in ogni caso, l impiego del filo spinato che può provocare serie ferite al cavallo; vanno preferiti i recinti elettrici o semplici cavi in acciaio. L04_7_Cavalli.indd 433 L 5/31/18 9:54 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna