8.4.2 Disidratazione e combustione degli effluenti avicoli

o o o r di e, i, nli rne, a o a o o ti ie a eae e; GESTIONE DI REFLUI ZOOTECNICI L 451 semoventi oggi commercializzate possono consentire fronti di lavoro sensibilmente più ampi. Gli impianti di compostaggio utilizzati nel comparto zootecnico sono del tipo a platea, di larghezza compresa tra i 4 e i 7 m, lunghezza fino a 100 m e profondità utile di circa 1,0 m. Al loro interno il prodotto è sottoposto ad azione meccanica di rimescolamento a cadenza indicativamente giornaliera. L impianto viene progettato sulla base di un tempo di ritenzione di circa 30-40 giorni a seconda del materiale da compostare: considerato un avanzamento giornaliero di circa 2 m, la lunghezza dell impianto risulta dell ordine di 60-80 m. Il carico dell impianto è continuo e avviene a una delle due estremità della platea; il prodotto viene fatto gradualmente avanzare in direzione dell estremità di scarico a opera dell apparato meccanico di rimescolamento. La platea è protetta con una copertura trasparente allo scopo di sfruttare l effetto serra e spesso il ricambio dell aria è forzato. 8.4.2 Disidratazione e combustione degli effluenti avicoli. La disidratazione è un processo generalmente a scala industriale, riservato di norma alle lettiere avicole e alla pollina. Il processo viene attuato con disidratatori operanti a temperature comprese tra 800 e 1.000 °C, idonei a portare il prodotto all umidità finale voluta (generalmente ,15%) in qualche minuto. I disidratatori sono della tipologia a cilindro rotante, nei quali il materiale viene fatto avanzare da un sistema di palette elicoidali e sottoposto all azione di un flusso d aria calda. Di norma a valle del disidratatore sono previsti la cubettatura e l insaccamento del prodotto. Se dal punto di vista prettamente tecnico questo trattamento appare assai interessante, non solo per l elevata capacità di lavoro degli impianti e per la sterilizzazione del prodotto, ma anche per i livelli di affidabilità offerti, il processo di disidratazione della pollina appare, però, penalizzato dal costo energetico di gestione, che lo rende di fatto improponibile per le singole aziende zootecniche. Tra i processi di combustione del prodotto tal quale, il più interessante è quello pirolitico ad autocombustione, anch esso applicabile alle lettiere di origine avicola. La pirolisi è un processo di tipo chimico che avviene in ambiente pressoché privo di ossigeno, a elevate temperature (dell ordine di almeno 800-1.000 °C), che provoca una demolizione termica del materiale organico in catene molecolari più corte; così la parte volatile della sostanza organica distilla (si separa dalla frazione solida) formando gas combustibile e vapore acqueo. Nel processo in esame questi gas, portati a combustione, costituiscono il combustibile che consente il mantenimento delle temperature di esercizio necessarie a favorire da un lato il processo pirolitico e dall altro quello di autocombustione della pollina integrata. L interesse per questi impianti dipende dalla possibilità di recuperare calore per le utenze aziendali: con uno scambiatore di calore è possibile recuperare, sotto forma di acqua calda a 80-90 °C, fino al 70-80% della potenza termica contenuta nella pollina integrata affluente all impianto, cioè circa 4.200-4.400 kJ/kg di pollina, considerato un potere calorifico della pollina integrata di quasi 6.000 kJ/kg. L04_8_RefluiZootecnicii.indd 451 L 5/31/18 9:56 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna