9.3.3 Ricambio idrico

L 462 GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE AGRARIA - COSTRUZIONI RURALI 9.3.3 Ricambio idrico. Il numero di ricambi d acqua effettuati annualmente nelle valli da pesca è difficilmente generalizzabile, in quanto dipende dalla specie, dal carico di pesce, dalla posizione geografica, dall andamento climatico, dalla produttività naturale dell ambiente, dalla salinità dell acqua, dalla piovosità, ecc. Per quanto riguarda le situazioni dell Alto Adriatico, come condizioni minime si rendono necessari 3 ricambi completi del volume idrico in un anno, distribuiti uno a fine inverno, per il riempimento dei bacini di allevamento, uno nel corso della stagione di allevamento, per scolmare l apporto pluviale, e uno in autunno per il prosciugamento di raccolta. Quindi, in presenza di un livello idrico medio pari a 1 m e con piovosità di 1.000 mm/anno, risulta possibile calcolare un ricambio idrico minimo pari a 3 m3/m2 anno (Ravagnan, 1992). Nelle situazioni più meridionali, invece, in ragione dell elevata evaporazione estiva (circa 20 mm/giorno per 100 giorni/anno) e quindi dell aumento di salinità dell acqua, sono necessari ricambi idrici molto più elevati (fino a 22 m3/m2 anno). Il ricambio idrico può essere gestito con regime naturale , quando le escursioni di marea sono sufficienti a originare il moto dell acqua, con regime misto , quando il moto naturale di marea deve essere assistito dal sollevamento meccanico dell acqua, con regime integrale di idrovora , quando il ricambio idrico non può avvenire naturalmente. Il regime idrico naturale può essere mantenuto solo quando l escursione media di marea è superiore a 2 m e la giacitura del fondo dei bacini risulta uguale al livello medio del mare. Tale situazione, però, non si verifica nel bacino del Mediterraneo, dove per lo più si deve ricorrere a regimi assistiti o integrali di idrovora. Infatti, in bacini di allevamento a bassa giacitura, con quota del fondo inferiore al livello medio mare e con escursioni di marea variabili da pochi centimetri a circa 1,3 m (come, appunto, nel caso del Mediterraneo), i tempi di espulsione risultano troppo brevi e il livello idrico minimo può essere eccessivamente elevato con conseguenti difficoltà nelle operazioni di raccolta del prodotto (valli dure o fonde ). Invece, quando la quota del fondo dei bacini è superiore al livello medio del mare, i tempi di attingimento possono risultare troppo brevi e il massimo livello idrico può essere troppo limitato. Si possono manifestare difficoltà di ricambio idrico in periodo di allevamento, ma la fase di raccolta risulta favorita (valli pronte o secche ). 9.3.4 Strutture e apprestamenti protettivi per lo sverno. Nella vallicoltura italiana, in particolare nelle lagune costiere settentrionali, specie ittiche come l orata e la spigola non raggiungono la taglia commerciale nello stesso anno di semina e devono trascorrere il periodo invernale in apposite strutture di sverno ( peschiere ), dotate di opportuni sistemi di protezione dal freddo. La situazione più problematica si verifica quando il regime termico subisce brusche variazioni negative, per esempio nel caso di gelate precoci o di venti intensi e freddi (il caso di bora o tramontana nelle valli dell Alto Adriatico). Nel periodo critico invernale gli allevamenti nel Nord Italia possono trovarsi ad attingere acqua marina o lagunare a temperature minime comprese tra 0,5 e 4 °C, mentre il pesce immaturo dovrebbe essere stabulato alla temperatura di circa 7 °C, che garantisce un buon grado di vitalità, senza ancora indurre stimoli alimentari. Le peschiere di sverno di tipo tradizionale sono generalmente di forma rettangolare, stretta e allungata, profonde in modo da incrementare il rapporto volume/superficie, generalmente delimitate da argini piuttosto alti (1 m e più) e separate da strisce di terreno con siepi, arbusti o comunque vegetazione sempreverde. Spesso le peschiere sono disposte tra loro con diverso orientamento, in modo da garantire la costante presenza di zone protette dal vento. L04_9_Acquacoltura.indd 462 5/31/18 9:58 AM a c q c c d 9 c ti c id d d è a r fe ta il a n w in p s m b a g r te p d n c 9 c la t d c

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna