SEZIONE L

ee e ue A ei cn. 0 d e e a ai n noe e ia di a, a m. a na ti à a ò ti a è lei o ien STRUTTURE E ATTREZZATURE PER LE COLTURE PROTETTE TAB. 4.47 Livelli di illuminamento per la fotosintesi delle piante Attività fotosintetica PAR (400-700 nm) Minima Media Massima L 499 SPECIE VEGETALI Lucivaghe (Eliofile) [lux] Ombrivaghe (Sciafile) [lux] 2.000 10.000 30.000 500 3.800 10.000 Livelli di illuminamento inferiori ai minimi non permettono alle piante di fotosintetizzare, mentre livelli superiori ai valori massimi possono provocare una diminuzione dell attività fotosintetica. Nelle ore centrali della giornata, in condizioni di cielo sereno e di sole pieno, si può arrivare a 70.000490.000 lux; in presenza di cielo nuvoloso a 10.000440.000 lux; con cielo coperto si scende a 50045.000 lux. L illuminamento è misurato in lux: 1 lux 5 1 lm/m2, mentre i lumen [lm] misurano il flusso luminoso. Benché la conversione da [lux] in [W/m2] non sia possibile da un punto di vista fisico, trattandosi di grandezza fotometrica, la prima, e radiometrica la seconda, approssimativamente nell intervallo del PAR si ha: 1 lux < 1/236 W/m2. La risposta spettrale delle piante presenta due picchi di attività fotosintetica: uno nell intervallo di lunghezze d onda del blu, intorno a 440 nm, l altro nella banda cromatica del rosso, intorno ai 660 nm. La banda centrale dello spettro visibile da 500 a 550 nm, lunghezza d onda del verde-giallo, esercita un azione depressiva sulla fotosintesi, ed è in parte riflessa a causa della colorazione verde delle piante ed è la banda cromatica di massima sensibilità per l occhio umano. L uso dell illuminazione artificiale si differenzia secondo tre tecniche di impiego. a. Illuminazione sostitutiva. Si utilizza nei fitotroni o nelle camere di crescita per la micropropagazione in assenza di luce naturale. L illuminamento richiesto è di 10.000415.000 lux sul piano di coltivazione e lo spettro è simile a quello solare, per cui si utilizzano le lampade fluorescenti a spettro solare. b. Illuminazione supplementare o di assimilazione. Questo tipo di illuminazione si usa per prolungare e aumentare le ore di radiazioni utili alla fotosintesi in serra nel periodo autunno-invernale. L illuminamento richiesto è di 2.00043.000 lux sulla superficie coltivata e si usano lampade con vapori al mercurio, agli alogeni metallici o al sodio ad alta pressione. c. lluminazione fotoperiodica. Consente di modificare la lunghezza del giorno per controllare, accrescendo o inibendo, l induzione a fiore delle specie coltivate: le brevidiurne, come il crisantemo, che fioriscono con durata del periodo di luce inferiore a 12-14 h/d, e le longidiurne, la cui fioritura avviene con durata del periodo di luce superiore a 12-14 h/d. L impianto di illuminazione fotoperiodica richiede un illuminamento di 100-200 lux sul piano di coltivazione, utilizzando lampade ad alogeni. Per ottenere una migliore e più uniforme ripartizione del flusso luminoso si possono adoperare lampade con parabole riflettenti incorporate oppure con idonei riflettori. I riflettori e gli apparecchi illuminanti, installati all altezza della linea di gronda, devono avere dimensioni limitate per ridurre l ombreggiamento e l impianto elettrico dovrà possedere un grado di protezione adeguato alle condizioni particolarmente ostili e alla presenza di agenti aggressivi, quali l UR, le polveri e i fitofarmaci. L04_10_ColtureProtette.indd 499 L 5/31/18 10:01 AM

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GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna