11.1 Casistiche generali

ni ci ri aio OPIFICI PER L INDUSTRIA AGROALIMENTARE L 503 trasformati, in misura rilevante rispetto alle altre produzioni, le olive, l uva e il latte. Anche i prodotti trasformati derivanti dalla lavorazione delle materie prime possono essere numerosi. Infatti, oltre all olio per le olive, al vino per le uve, al formaggio per il latte, ecc., si possono produrre, in maniera autonoma e non come sottoprodotto, alcol, distillati, e aceto dall uva; olio di sansa dalle olive; burro e ricotta dal latte. La progettazione degli opifici agroindustriali, proprio per la molteplicità dei prodotti in lavorazione e per la diversità dei prodotti finali, è complessa e, soprattutto, non può essere codificata in schemi progettuali applicabili alle diverse tipologie di attività agroindustriali. 11.1 Casistiche generali. possibile individuare solo criteri generali che devono essere presi in considerazione per un corretto approccio metodologico progettuale. Questi attengono alla fase preliminare della progettazione e possono, entro certi limiti, essere simili per tutti i casi e le diverse tipologie. Per la fase progettuale vera e propria, invece, risulterà necessario riferirsi, caso per caso, alla specifica tipologia. Preliminarmente occorre definire i seguenti aspetti: tipo di prodotto (da lavorare e ricavare dalla trasformazione); quantità di materia prima disponibile; mercato di approvvigionamento e di vendita; capacità delle infrastrutture di trasporto e di approvvigionamento di energia. In linea generale, i punti precedenti devono essere tutti verificati positivamente e preventivamente allorché si decide di intraprendere l attività agroindustriale. Si tratta della fase relativa allo studio di fattibilità dell opera. Tuttavia, la conoscenza della quantità di prodotto da lavorare risulta indispensabile ai fini del proporzionamento dell opificio, in quanto è in base a essa che si può optare per la caratterizzazione dello stesso, che potrà essere: artigianale; semi-industriale o semi-automatizzato; industriale o automatizzato. In relazione alla caratterizzazione dell opificio (artigianale o industriale) verranno quindi scelti i macchinari e le attrezzature: ipotizzando la loro collocazione in successione funzionale alla continuità della lavorazione; strutturando le linee continue di lavorazione, formate dall insieme delle macchine per la trasformazione e conformazione del prodotto finale; prevedendo tutto l apparato di attrezzature complementari per il funzionamento delle stesse. Evidentemente negli opifici a matrice artigianale, la maggior parte della lavorazione avviene manualmente o con l apporto diretto dell operatore, mentre in quelli semi-industriali e industriali la lavorazione del prodotto avviene in maniera parzialmente automatica, nei primi, o totalmente automatica negli altri, seguendo una linea di produzione che svolge tutte le fasi del processo di trasformazione attraverso i macchinari industriali disposti in maniera consequenziale (lay-out di produzione). Quindi il livello di artigianalità costituisce un elemento determinante in relazione all organizzazione delle modalità produttive per la verifica della disponibilità di manodopera atta allo svolgimento delle diverse fasi in cui è possibile suddividere il processo di trasformazione. Anche le modalità di smaltimento dei residui della lavorazione, che in alcuni casi possono avere un elevato impatto sull ambiente, rappresentano una problematica che occorre definire in sede di verifica della fattibilità progettuale dell intervento. Nelle considerazioni tecniche ed economiche che attengono alla fase della progettazione, occorre rammentare che, quasi sempre, le attività di trasformazione risultano fortemente correlate alla stagionalità tipica delle produzioni agricole; pertanto le previsioni devono essere riferite all arco temporale di effettivo funzionamento dell opificio agroindustriale. Prima di dar seguito ai risultati della verifica della fattibilità tecnica dell intervento si dovranno confrontare le caratteristiche dell opificio con le normative che possono interessare la realizzazione L04_11_OpificiIndustriaAgroalimentare.indd 503 L 5/31/18 10:04 AM

SEZIONE L
SEZIONE L
GENIO RURALE E MECCANIZZAZIONE...
L’Ingegneria agraria comprende tutte quelle discipline – scientifiche e tecniche – inerenti le opere di ingegneria applicata allo sviluppo dei sistemi agricoli e forestali, e le relative applicazioni, di principi e leggi, ai processi di gestione dei fenomeni territoriali e al governo delle tecnologie e tecniche applicate; ciò al fine di studiare, modellare e valorizzare i sistemi biologici per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, della produzione alimentare, dell’uso del suolo e dell’ambiente.Fra i vari settori applicativi dell’ingegneria agraria e dei biosistemi vi sono le aree che convergono nelle denominazioni di Genio rurale e Meccanizzazione agraria; in particolare, quei settori che si concentrano sulle discipline relative al campo ingegneristico dei sistemi agrari, forestali e biologici, dell’Idraulica agraria, del Rilievo e rappresentazione del territorio, delle Costruzioni rurali e della Meccanica agraria.Questa Sezione L del Manuale dell’Agronomo è stata opportunamente organizzata per corrispondere al meglio a tutte le esigenze dei contenuti circoscritti nell’ambito sopra descritto.A cominciare dai richiami di Fisica applicata e in stretto parallelismo con gli aspetti normativi, di sicurezza e benessere, si passano in rassegna i vari ambiti operativi:– idraulica, idrologia, sistemazione dei corsi d’acqua, senza tralasciare gli aspetti della gestione delle risorse idriche, dell’ingegneria naturalistica e della tutela ambientale;– geodesia, topografia e cartografia, geomatica, telerilevamento e sistemi informativi territoriali orientati all’analisi, gestione e tutela, di territorio, paesaggio e ambiente;– controllo ambientale, energetica, progettualità e gestione di strutture e attrezzature di edifici, opifici rurali e relativa impiantistica;– meccanica, motoristica, macchine e meccanizzazione agricola, con relative applicazioni gestionali e informatiche.Tutto questo insieme di conoscenze validamente e trasversalmente integrate nei due contesti, sia di Sezione così come dell’intero Manuale, contribuisce a finalizzare concretamente la professione del tecnico operante nei vari ambiti del sistema agrorurale.Coordinamento di SezionePierluigi BonfantiRealizzazione e collaborazioniMatteo Barbari, Pierluigi Bonfanti, Federico Cazorzi, Roberto Chiambrando, Alessandro Chiumenti, Roberto Chiumenti, Francesco Da Borso, Pasquale Dal Sasso, Giancarlo Dalla Fontana, Vito Ferro, Rino Gubiani, Adolfo Gusman, Massimo Lazzari, Fabrizio Mazzetto, Elisabetta Peccol, Pietro Piccarolo, Franco Sangiorgi, Giacomo Scarascia Mugnozza, Paolo Zappavigna